Un Ticino fatto di povertà, salari bassi e emergenza dell’alloggio

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In settembre il Gran Consiglio ticinese ha discusso i conti consuntivi 2018 del Cantone, che presentavano risultati di esercizio migliori di quelli preventivati. Ci si è dimenticati un po’ troppo facilmente di dire, però, che quei risultati erano stati possibili facendo tirare la cinghia soprattutto alle famiglie di ceto medio-basso, attraverso la politica dei tagli al sociale. Basti osservare le cifre relative agli Assegni famigliari integrativi e degli Assegni di prima infanzia.

Nel nostro Cantone abbiamo un problema: un terzo dei nostri concittadini sono a rischio povertà, risultando pesantemente sopra la media nazionale. E quindi possiamo dirlo chiaramente che fra manovre di rientro, politica dei tagli nel sociale e l’ultima riforma fiscale, la politica non ha voluto rispondere che agli interessi dei concittadini più facoltosi e a quelli delle aziende. Ma ai lavoratori chi ci pensa

D’altronde basta vedere le lungaggini sul salario minimo, la riduzione dei contributi a sostegno dell’occupazione e l’emergenza con cui si impongono contratti normali di lavoro favorendo effetti di ancoraggio negativo dei salari, per capire quali interessi di classe difenda la maggioranza parlamentare. Sui salari minimi, poi, la situazione è vergognosa. Non raggiungere la soglia – già fin troppo bassa – di 20 franchi all’ora significa continuare a non voler risolvere i problemi del mercato del lavoro e di fatto giocare col fuoco per quanto concerne la coesione sociale del Paese.

Preoccupanti sono anche i numeri relativi alle casse malati i cui premi continuano a crescere e su cui si deve immaginare un’estensione degli aiuti che invece sono stati tagliati ancora nel 2016. Ma anche in questo ambito, finché non si affronta la questione del sistema sanitario in sé non ci saranno miglioramenti. Ecco perché insistiamo come Partito Comunista (unitamente ai nostri alleati che hanno portato a eleggere una consigliera nazionale della lista “Verdi e Sinistra Alternativa”) nel dire che l’unica via è la cassa malati unica e coi premi in base a reddito e sostanza.

E che dire della questione alloggi? Non abbiamo bisogno di cifre simboliche, ci vuole finalmente un intervento politico netto. In Ticino con quasi cinquemila appartamenti vuoti abbiamo una situazione preoccupante dovuta a investimenti speculativi da parte delle casse pensioni che danneggiano sì gli inquilini ma anche i piccoli proprietari fondiari. L’autorità deve dunque intervenire per evitare anche il sopraggiungere di una bolla edilizia.

La legge tributaria non deve essere utilizzata per accentuare le disparità, al contrario essa deve servire a favorire una ridistribuzione equa della ricchezza, ma tale può esserci solo accettando le due iniziativa parlamentari del Partito Comunista che chiedono l’imposizione progressiva (e non proporzionale come oggi) sul capitale e sugli utili delle persone giuridiche.

Un rilancio dell’economia passa dall’alto valore aggiunto, senza attirare capannoni e settori che producono solo dumping e poi delocalizzano come avvenuto ancora di recente. Un rilancio produttivo che passa pure dal recupero degli stabilimenti industriali dismessi: la gestione pubblica di questo patrimonio immobiliare permetterebbe allo Stato di agire in prima persona come promotore di un rilancio industriale e costruendo delle aree produttive innovative in questo Cantone.

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Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.