“Extinction Rebellion”: un movimento utile al capitalismo?

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Si sta diffondendo sempre di più anche in Svizzera “Extinction Rebellion”, un movimento ecologista nato in Inghilterra che si definisce nonviolento e apolitico. Questo movimento ha tre rivendicazioni principali:

  1. il governo deve “dire la verità”, dichiarare un’emergenza climatica ed ecologica e, collaborando con altre istituzioni, comunicare la necessità di un cambiamento;
  2. il governo deve agire subito per arrestare la perdita di biodiversità e ridurre le emissioni di gas a effetto serra a zero entro il 2025; e
  3. il governo deve creare un’assemblea di cittadini per la giustizia climatica ed ecologica ed essere guidato dalle sue decisioni.

Si tratta dunque di tre rivendicazioni piuttosto generiche e fumose, che non propongono nulla di davvero concreto atto a trasformare la società superando o perlomeno ponendo seriamente in discussione il modello di produzione capitalistico.

Le azioni di “Extinction Rebellion” hanno ottenuto tutto sommato una buona partecipazione in Inghilterra e sono, per lo più, anche piuttosto discutibili perlomeno per quanto concerne i metodi (si veda, ad esempio, l’imbrattamento del Ministero delle finanze britannico a Londra). In Svizzera, due delle azioni maggiori sono state la colorazione delle acque della Limmat di verde e un sit-in a Losanna volto a bloccare un ponte centrale del traffico della città vodese. Data la natura illegale di queste azioni, è previsto che la Polizia normalmente intervenga ponendo in stato di fermo i manifestanti, che, seguendo una sorta di dettame interno al movimento, si lasciano arrestare senza opporre alcuna resistenza, per poi essere rilasciati poco più tardi.

Data la natura ecologista di questo movimento, si potrebbe essere spinti a pensare in modo spontaneo che esso goda del sostegno di tutte le forze di sinistra, in particolar modo delle compagini politiche verdi. Questo, per buona parte, è vero, dal momento in cui al giorno d’oggi, a sinistra, vi è una grande tendenza al movimentismo e all’analisi si preferisce sostituire l’indignazione.

Un’intervista apparsa l’11 ottobre scorso sulla Frankfurter Allgemeine, però, smentisce questa considerazione: Jutta Ditfurth, cofondatrice dei Verdi tedeschi e fondatrice successivamente del partito Ökologische Linke, scissione a sinistra dei Grüne, ha dichiarato di non vedere nulla di positivo nel movimento “Extinction Rebellion”.

Ditfurth – che guida il piccolo partito ecologista sorto nel 1991 in risposta alla svolta riformista e governista dei Verdi tedeschi – definisce questo movimento come troppo emozionale e “non intellettuale“ (nel senso di troppo poco analitico e razionale) e persino “antistorico”, dal momento in cui non si baserebbe sul buon senso e la razionalità, bensì su “narrazioni mistiche ed esoteriche e su dei travestimenti patetici”. La rappresentante del partito ecologista descrive inoltre “Extinction Rebellion” come una “setta religiosa”, che cerca di sostituire la ragione dei suoi militanti con un’ideologia sostanzialmente spiritualista per quanto non-violenta.

Ditfurth sottolinea anche come il movimento recluti ragazzi giovanissimi e politicamente inesperti e il suo cofondatore, Roger Hallam, tende a parlare di “sacrificio di sé” e vuole vedere il maggior numero possibile di attivisti in prigione sotto forma di martiri. Non è priva di problemi nemmeno la struttura organizzativa di “Extinction Rebellion”, dal momento in cui essa le ricorda – proprio per il carattere esageratamente emozionale – quella delle sette.

Infine, Jutta Ditfurth parla anche di interessi commerciali difesi da parte di questo movimento che sta cercando di capitalizzare a suo favore il fenomeno dei cosiddetti «scioperi del clima». Stando alle sue parole, infatti, vi sarebbe un legame fra “XR Business”, una società composta da diverse aziende quali Unilever o The Body Shop e che (inizialmente e forse non a caso) aveva lo stesso logo di “Extinction Rebellion”, movimento che quindi, secondo lei, servirebbe a modernizzare il capitalismo, rendendolo di fatto green e, quindi, a usare il sentimento ecologista dei giovani per difendere gli interessi di determinate aziende. “Extinction Rebellion”, però, per correttezza di informazione, si è già distanziata da qualsiasi legame con “XR Business”.

Le parole di Jutta Ditfurth sono sicuramente forti e a tratti estreme, oltre che, per quanto riguarda la questione della cooperazione aziendale sopra citata, anche difficilmente verificabili. Questa intervista dimostra però almeno una cosa: che non esiste quell’unanimismo su cui i media insistono e che fra gli stessi ecologisti iniziano appunto a sorgere dubbi sulla legittimità del nuovo fenomeno che dalla Gran Bretagna si sta spostando in molti altri Paesi con velocità e modalità perlomeno non comuni e che, con buona probabilità, occorre ora analizzare meglio per evitare di finire strumenti inconsapevoli di qualcosa più grande dei buoni sentimenti.

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Luca Frei, classe 1998, dopo la maturità liceale ha iniziato gli studi universitari in storia. Attivo nel Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), è attualmente membro di coordinamento della Gioventù Comunista.