Il Parlamento europeo reinterpreta la storia a favore della borghesia!

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Il 19 settembre 2019 il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che equipara nazifascismo e comunismo gettandoli insieme nel calderone dei totalitarismi, dopo un’analisi pressapochista e sbagliata che, volutamente, cerca di accomunare due sistemi politici ed economici completamente diversi, con lo scopo di renderli egualmente negativi.

È abissale la differenza tra i vari tipi di fascismo, che hanno sempre avuto lo scopo ultimo di sostenere un sistema capitalista in crisi, ed il comunismo, che ha sempre avuto come scopo quello di ridare alle masse il potere. Nella dichiarazione in questione si equipara il nazismo della Germania di Hitler a tutte le forme di Stato socialista in Europa dell’est, rendendole quasi complici di aver distrutto la democrazia (liberale, s’intende), e dimenticandosi clamorosamente del ruolo chiave dell’Armata rossa, protagonista nella liberazione dell’Europa dal nazismo, per cui ha pure pagato un alto prezzo di 25 milioni di vite umane.

Capo d’accusa? Il trattato di non aggressione Molotov-Ribbentrop tra Germania nazista ed Unione Sovietica, che avrebbe causato lo scoppio della seconda guerra mondiale. Ovviamente non vi è alcuna menzione alla complessità geopolitica delle circostanze, senza citare il motivo per cui il patto è stato a malincuore stipulato dai sovietici: non occupare l’armata rossa su un altro fronte oltre a quello della guerra in aiuto della Mongolia, occupata all’epoca dal Giappone.

La Germania nazista era saldamente alleata con il Giappone imperiale attraverso il patto anti-Comintern del 1936, e sosteneva pienamente le sanguinose politiche coloniali dell’Impero nipponico, che hanno mietuto dai 14 ai 20 milioni di vittime solo in Cina. Neanche quest’ultimo fatto viene ritenuto degno di nota. Da notare che Hitler trovava ispirazione per le sue idee nelle politiche razziali statunitensi e nelle politiche coloniali europee, non dai sovietici.

Al capoverso G del testo troviamo scritto: “(…’) l’integrazione europea è stata una risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e dalla tirannia nazista, che ha portato all’Olocausto, e all’espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell’Europa centrale e orientale, nonché un mezzo per superare profonde divisioni e ostilità in Europa attraverso la cooperazione e l’integrazione, ponendo fine alle guerre e garantendo la democrazia sul continente; che per i paesi europei che hanno sofferto a causa dell’occupazione sovietica e delle dittature comuniste l’allargamento dell’UE, iniziato nel 2004, rappresenta un ritorno alla famiglia europea alla quale appartengono”

L’intenzione è quella di promuovere l’idea di “famiglia europea” dando all’Unione Europea il merito di aver unificato l’Europa, togliendo i paesi dell’est dalla “dittatura”. La piccola (mica tanto) falla in quest’argomentazione è che l’unione è infatti stata dichiaratamente costituita, come provano diari e documenti del “fondatore dell’Europa” Altiero Spinelli, per contenere i paesi socialisti da una propagazione del loro ideale, attraverso un’espansione del libero mercato e dei valori liberali, ed è qui che troviamo il vero scopo del testo, che è sempre stato quello dell’Unione Europea fin dall’inizio: promuovere il liberismo, rendendo egualmente antagonista e “brutto” ogni altro sistema, ed egualmente nemico della democrazia del mercato.

Qualsiasi analisi revisionista della storia, soprattutto se volutamente concepita per oscurare i fatti allo scopo di preservare riscrivere il passato a favore del liberismo, va respinta con tutte le forze da chi si riconosce in sentimenti progressisti.

La Svizzera ha una posizione di vantaggio nei confronti dell’Unione Europea non essendone membro, ma senza una diversificazione dei partner commerciali e politici che vada a favorire un mondo multipolare, subirà sempre di riflesso la sua politica ultraliberista.

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Giacomo Ariel Schmitt (classe 1996) dopo il liceo artistico a Lugano ha iniziato gli studi universitari all'Accademia di Architettura di Mendrisio. E' membro del Partito Comunista.