La problematica cooperazione svizzera con Israele

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Prima dell’estate, e come ogni anno, si è celebrato a Lugano lo Swiss Israel Day, una giornata in cui si son ricordati i 70 anni dalla creazione dello Stato di Israele, un evento che come è facile dedurre è servito al governo Svizzero per consolidare i legami che esistono sul piano economico e politico tra Svizzera e Israele, una giornata che però seppur appoggiata dal governo e stata fortemente contestata, in primis dal Partito Comunista.

La domanda che sorge spontanea è, ovviamente, da cosa deriva questa contestazione da parte del Partito Comunista, anche a fronte di una certa sinistra che invece appoggia questa giornata. La risposta è semplice e concisa: Israele ha commesso dei crimini indicibili. Stiamo infatti parlando di uno Stato che si è macchiato dei peggiori delitti e la Svizzera sostenendo questa giornata non si fa onore. Questa è un’azione che giudico non solo sbagliata ma pure contraddittoria, soprattutto perché dovremmo essere un paese neutrale che quindi per definizione non dovrebbe schierarsi da una parte o dall’altra dei vari conflitti. Possiamo dunque osservare anche qui quanto questa neutralità rischi sempre di più di essere percepita come vera solo a parole ma non a sufficienza nei fatti. Ed è un peccato.

Analizzare tutti gli eventi principali di questo conflitto sarebbe impossibile, stiamo infatti parlando in una contesa che va avanti dal 1917 data che segna infatti la fine dell’Impero Ottomano. Il governo di Londra in quell anno sfruttando appunto la fine dell’Impero Ottomano diede inizio ad un movimento di immigrazione di massa da parte di cittadini ebrei in Palestina, sostenendo gli ideali di Theodor Herzl che proclamavano la creazione di uno Stato Ebraico in Palestina. Nel 1948 infatti fu proclamato in quello che prima era territorio palestinese lo stato di Israele, ovviamente i paesi arabi si opposero a questa occupazione forzata, e l’anno dopo ci fu la prima guerra che vide vittorioso Israele. Gli anni successivi vengono segnati da una serie di battaglie fino al 1979 dove si firma una pace che, come purtroppo sappiamo, non durerà molto.

Ci ritroviamo ai giorni nostri in cui il conflitto continua e non accenna a fermarsi. Conoscendo i fatti che hanno segnato la triste pagina di storia che è stata la Seconda Guerra Mondiale è facile che molti cittadini prendendo per buone le sole informazioni che giungono dalla stampa occidentale si schierino dalla parte di Israele: troppo spesso le ragioni del conflitto in Medio Oriente non sono realmente note e si tende a vedere i sionisti che hanno occupato la Palestina come un popolo che dopo tante persecuzioni ha finalmente trovato la loro terra ideale in cui vivere in pace. Una terra che però era già abitata da altri…
In realtà per quanto riguarda Israele stiamo parlando di una popolazione che, grazie al aiuto di una superpotenza, si è insediata in un territorio non suo, occupandolo con la forza e instaurandoci un governo e lasciando alle persone che già lo abitavano dei minimi sprazi di terra. E’ quindi facile capire il perché della resistenza del popolo palestinese.

Occorre riflettere su questo conflitto, perché non è una guerra lontana che non ci riguarda, e in cui muoiono un sacco di persone da noi molto distanti. Purtroppo discorsi di questo tipo li si sente ancora troppo. In realtà noi questa guerra la stiamo sostenendo in prima persona e ci stiamo indirettamente macchiando degli stessi crimini che molte volte abbiamo letto sui libri di storia e che ci troviamo sempre a criticare. Essere più informati e coscienti è quindi un grande passo avanti per riuscire a fermare non solo questo ma i vari conflitti che si stanno combattendo in giro per il mondo e mi viene in mente una farse che mio nonno (che la guerra l’ha vissuta sulla propria pelle) ripeteva sovente: “la cultura è la miglior arma contro l’odio e le guerre”.

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Alessandro Filanti, classe 2001, studia attualmente economia e servizi presso il Centro Professionale Commerciale di Bellinzona. Milita nel Partito Comunista.