Opposizione sì, ma concreta e propositiva.

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Il lavoro in Gran Consiglio nella legislatura che sta per terminare è stato preso seriamente non solamente da me come deputato ma anche dal Partito Comunista nel suo insieme che ha voluto rimarcare la continuità con il lavoro che, nelle istituzioni, ha sempre svolto con molto rigore il Partito del Lavoro di Pietro Monetti. Non a caso il primo proponente al Gran Consiglio è l’ex-granconsigliere del PdL Marco Ferrazzini. Abbiamo rinunciato, insomma, ad essere un partito di mera propaganda che urla slogan e gioca sulla facile indignazione popolare avvantaggiandosi di una esagerata mediatizzazione. Al contrario abbiamo provato a portare in discussione temi concreti. E’ nostra cultura politica, infatti, costruire un Paese migliore: solo con la polemica sterile, facendo credere che tutti i politici siano ladri e che tutti i partiti siano macchine succhia soldi, non si risolvono i problemi dei lavoratori e non si danno prospettive alle nuove generazioni. Il neo-qualunquismo non ha insomma nulla a che fare con il socialismo.

La qualità del lavoro di un deputato non si misura con un metro quantitativo, certo, tuttavia abbiamo pubblicato sul nostro sito una lista con i quasi settanta atti parlamentari depositati dal sottoscritto in questi 4 anni. L’abbiamo fatto perché di fronte al tentativo di MPS di screditarci definendoci “non pervenuti” occorre anche mostrare che la presenza del PC in Gran Consiglio in realtà c’è stata ed è stata utile, anche se non ci mettiamo a sbraitare su ogni cosa. Ancora in questi ultimi giorni di legislatura arriveranno altri atti parlamentari: sul diritto allo studio, sugli alloggi sfitti, ecc. Quindi a cosa serve avere un seggio comunista in parlamento? Molto banalmente quello di veder evase le proposte ancora pendenti. Ma anche quello di portare all’attenzione del parlamento proposte che altrimenti non uscirebbero. Proposte, ripeto, con l’intento di migliorare il Paese, non solamente di giocare sul senso di rabbia per parlare esclusivamente alla pancia della gente. Non ci limitiamo a urlare che il capitalismo è “brutto” come vorrebbe una sinistra sterile e massimalista: senza illuderci che dal parlamento si cambi il mondo, abbiamo tematizzato varie questioni e in alcuni casi abbiamo portato a casa anche qualcosa.

Di mandati diretti e gestione delle agenzie private di sicurezza ci sarebbe molto da dire, ma è piuttosto di scuola che voglio scrivere. Ultima in ordine di tempo la nostra proposta di estendere l’obbligatorietà scolastica fino ai 18 anni d’età. L’avevamo ipotizzata nel febbraio 2018 e l’abbiamo riformulata poche settimane fa: sappiamo che l’idea non dispiace né al DECS né al Magistrato dei minorenni, e nemmeno al Sindacato degli studenti, anche perché è una misura che non combatte solo la dispersione scolastica, ma ha anche un risvolto sociale contro il precariato che colpisce i giovani. E’ Il Partito Comunista, insomma, il promotore di questo nuovo cantiere aperto dal governo. Ora proponiamo però di andare oltre, migliorandolo, e cioè estendendo l’obbligatorietà scolastica fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario, al di là quindi del dato anagrafico. Abbiamo poi raggiunto anche un’altra cosa a favore degli apprendisti che dopo il tirocinio intendo proseguire gli studi accademici con il corso passerella del Liceo di Bellinzona. Nel luglio 2017 avevamo chiesto al Consiglio di Stato esplicitamente di aumentare i posti a disposizione dell’anno passerella limitati a 25: il governo ha accettato di raddoppiare i posti disponibili. Noi ora chiediamo di abolire il numerus clausus, ma già questo raddoppio è un miglioramento che deriva da un nostro atto parlamentare. Chi è volenteroso e vuole migliorare la propria formazione non va infatti bloccato ma spinto e valorizzato. Abbiamo poi segnalato il problema delle pseudo-università private che rilasciano diplomi fittizi truffando le famiglie e a riguardo c’è una nostra proposta di iniziativa cantonale all’attenzione del Consiglio federale, ma anche su questo tema il Consiglio di Stato di fatto ci ha già dato ragione, il problema su questo fronte è però a Berna.

Per continuare su questa strada è necessario mantenere il seggio del Partito Comunista in Gran Consiglio: in questo senso votare per la lista 9 è decisamente un voto utile, anche perché dà un segnale di gioventù e freschezza alla politica ticinese.

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Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.