Parità dei sessi? Bisogna scegliere la strada giusta.

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Il 14 giugno 1991 si è svolto il primo sciopero nazionale delle donne: mezzo milione di donne hanno scioperato per dimostrare che “se le donne vogliono, tutto si ferma” e per rivendicare una legge che stabilisse la parità dei sessi. Nel 1995 questa rivendicazione è sì stata conquistata, ma purtroppo è stato solo un passettino dei tanti che ancora vanno fatti per ottenere la vera parità dei sessi. Nello sciopero del prossimo 14 giugno le donne lotteranno affinché questa legge sia effettivamente rispettata e applicata in tutti gli ambiti della vita. In effetti le disparità sono ancora molto evidenti: dalla scuola al posto di lavoro, fino alla non meno importante gestione della casa. Per far sì che il cambiamento ci sia in tutti gli ambiti della vita, come anche nella coscienza delle persone, bisogna partire dalla radice del percorso di vita dei cittadini.

La scuola va quindi considerata quale luogo di lotta. Ecco perché la presenza studentesca all’interno dello sciopero delle donne è essenziale: le e i giovani devono essere in prima linea per rivendicare misure concrete che sradichino dalla società e dall’educazione la mentalità patriarcale ancora molto forte e figlia di contesto culturale mercificatorio della donna. Al giorno d’oggi l’educazione di genere non viene trattata adeguatamente nella scuola: è quindi indispensabile l’inserimento interdisciplinare di questa tematica per contrastare la cultura sessista e gli stereotipi che permangono nell’opinone pubblica, ad esempio il fatto che determinate capacità intellettuali siano legate solo a un sesso, intralciando così il percorso di quelle donne che scelgono uno studio tendenzialmente “maschile”. Nei programmi scolastici sarebbe quindi utile inserire anche le numerose figure femminili che hanno fatto la storia e il cui contributo umanistico e scientifico è poco noto. Vi è poi l’ottima proposta del sindacato studentesco SISA, che chiede l’inserimento di un mediatore indipendente all’interno delle scuole superiori: questa figura permetterà alle ragazze, vittime di commenti sessisti e discriminazione, di segnalare gli abusi senza ripercussioni sul proprio percorso scolastico. Ad oggi il DECS ha sì timidamente introdotto tale figura, ma scelta fra il corpo docente, quando invece dovrebbe essere indipendente. Sono convinta infine che la mentalità patriarcale influenza anche come a scuola si tratta l’educazione sessuale: occorre più libertà, evitando distinzioni tra i sessi, approfondendo i vari aspetti del tema, a partire dal nostro corpo, il piacere e la diversità.

Tutte queste lacune nel percorso scolastico trasmettono ai giovani messaggi e valori ancora influenzati da una visione sessista che acuiscono le disparità tra uomo e donna che emergono poi soprattutto nella professione. È inconcepibile che a tutt’oggi le donne, a parità di titolo di studio, continuino ad percepire salari dal 14% al 40% inferiori rispetto agli uomini: bisogna cambiare! In conclusione, però, invito tutti a non seguire le paladine del femminismo mainstream: le ingiustizie fra uomo e donna sono infatti prodotto del sistema economico, il quale nel corso della sua storia non ha fatto che riprodurre una cultura di supremazia maschile. Le donne lottino con tutte le fasce della popolazione vittime dei soprusi e delle ingiustizie perpetrate dal capitalismo: per riuscire ad ottenere un’uguaglianza di genere bisogna prima conquistare i diritti collettivi che stabiliscono l’uguaglianza sociale!

Lea Schertenleib, classe 1999 è candidata al Gran Consiglio per il Partito Comunista. E' attiva nel Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).