Il Piano Tabù e l’approccio sistemico del Partito Comunista

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Il Piano Tabù, ovvero ciò che nessuno osa proporre in Canton Ticino, è un programma d’azione con misure concrete pensate in maniera collettiva dai membri del Partito Comunista con un lavoro di circa un anno. La nostra analisi si dipana dall’esperienza personale sul territorio tracciando connessioni e interrelazioni con fenomeni più ampi: una visione su due livelli si direbbe, locale e globale, che inquadra i singoli eventi in un sistema.

In questo senso il Piano Tabù indica dove e come andare a prendere i mezzi finanziari necessari a sostenere le proposte economiche, sociali, ambientali, democratiche e culturali. Ci siamo posti la domanda: come attivare la ricchezza? E analizzando il sistema cantonticinese abbiamo evidenziato queste possibilità: una tassa dei milionari, una maggiore progressione delle imposte sul reddito, sugli immobili, sui dividendi e abolizione della concorrenza fiscale. Con questi prelievi fiscali alle grandi fortune è possibile finanziare la scuola pubblica, le cure sanitarie, gli alloggi a pigione moderata, i mezzi pubblici gratuiti, un servizio pubblico che si faccia garante di eguali possibilità e della sicurezza sociale. Il sistema è noto da molto tempo: stato sociale, veniva chiamato, basato sulla redistribuzione della ricchezza. Welfare state, nazionalizzazione, estensione dei diritti democratici, piena occupazione, diritto allo studio, … queste sono le parole Tabù della nostra società che il Partito Comunista non ha paura di pronunciare nel dibattito politico.

Il Canton Ticino soffre da tempo di dumping salariale, con una grossa fetta di lavoratori non residenti, pagati in genere poco e senza diritto di rappresentanza nelle istituzioni. Ecco svelato perché la voce frammentaria dei precari e dei working poor non riesce a farsi sentire. Nel nostro approccio sistemico economia e democrazia sono inscindibili, così come le discriminazioni uomo-donna hanno profonde radici culturali e il benessere psico-fisico della popolazione è garantito da un ambiente non inquinato, verde, fresco, a misura d’uomo, che offra spazi per il tempo libero. L’approccio sistemico del Partito Comunista ricerca insomma le relazioni causali che stanno a monte delle ingiustizie e sviscera i processi che le alimentano. Questo ci permette di proporre misure di fondo per intervenire sui problemi: maggiore tutela degli artigiani, dei commercianti e dei piccoli imprenditori contro la concorrenza sleale del grande capitale transnazionale (da una nuova LIA, alla moratoria su ulteriori centri commerciali), presenza di un servizio pubblico capillare che non risponda ai principi di redditività (contro la logica attuale, ad esempio, della Posta), la reintroduzione del Servizio di Controllo Interno come strumento atto a evitare fenomeni di corruzione nell’Amministrazione (il caso ARGO1 rischia altrimenti di ripetersi), l’estensione dell’obbligatorietà scolastica fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario superiore (contro la disoccupazione). Queste alcune delle proposte della lista 9 per resistere e intervenire nel nostro piccolo su fenomeni globali e macroeconomici.

Lea Ferrari (1991) è agronoma di formazione e municipale a Serravalle in quota Partito Comunista. Dal 2015 è deputata al parlamento del Canton Ticino. E' attiva pure nell'Associazione per la difesa del servizio pubblico.