Rispettare la volontà popolare: salario minimo dignitoso

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I cittadini ticinesi hanno espresso chiaramente la loro volontà: un salario minimo dignitoso. È scandaloso però che è dal 2015 che si è in attesa di concretezza. Sembra che la maggioranza parlamentare sia intenzionata a posticipare la discussione a dopo le elezioni, e ciò indica almeno due cose: per loro questo non è un tema prioritario e non vogliono che questo influenzi l’esito delle elezioni. Per timore della reazione dei ticinesi una volta che mostreranno le carte: le tengono coperte!
Il popolo ha votato per un salario minimo “dignitoso” inserendo espressamente questo concetto nei “diritti sociali” della Costituzione cantonale. Questo vuol dire che percependo almeno il salario minimo cantonale un ticinese non dovrà più correre il rischio di scivolare sotto la soglia di povertà e di ricorrere alle prestazioni sociali. Sembra un diritto sacrosanto per chi lavora tutta la vita: ma purtroppo c’è chi, anche a sinistra, non si scandalizza di fronte a certe proposte! Proprio per questo la forchetta governativa (18.75-19.25 all’ora) è da considerarsi un tradimento alla volontà popolare, oltre che vergognosa e problematica. Infatti, un salario minimo troppo ridotto non farà altro che incentivare la rincorsa verso il basso di tutti i salari. È importante dunque evitare a tutti i costi che sia sfruttata l’occasione per istituire un vero e proprio dumping di Stato.
Una buona partenza sarebbe invece un salario minimo di almeno 21.50 all’ora, il quale dovrà però essere ancorato al costo della vita. In particolare esso dovrà aumentare parallelamente anche agli aumenti dei premi di casse malati e del costo degli affitti.
Un salario minimo come questo andrebbe innanzitutto a favore di donne e giovani. Le donne guadagnano ancora il 20% in meno a parità di lavoro rispetto agli uomini e due posti di lavoro su tre retribuiti con un salario inferiore ai 4000 franchi lordi al mese per un lavoro a tempo pieno sono occupati da donne. I giovani, invece, hanno tutto il diritto di accedere al mondo del lavoro con un salario dignitoso. Il Ticino sta subendo una vera e propria “fuga di cervelli” verso Oltralpe. Per frenarla bisogna garantire condizioni di lavoro e salariali competitive con il resto della Svizzera aumentando i salari! Al più presto bisognerà chinarsi anche su un salario minimo per gli apprendisti che il Partito Comunista (PC) propone almeno di Fr. 1’000.- a partire dal primo anno di tirocinio. I giovani sono sempre più usati come manodopera a basso costo: è quantomai importante invertire questa tendenza e valorizzare il loro lavoro!

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Alessandro Lucchini, economista, è vice-segretario del Partito Comunista (Svizzera) e membro della World Association of Political Economy (WAPE). Dal 2012 è consigliere comunale, attualmente nella città di Bellinzona.