Dissonanze sul Venezuela in seno alla diplomazia svizzera

in America latina/Editoriali/Internazionale/Opinione/Ticino e Svizzera di

Come riportato puntualmente dal Sonntagsblick nell’edizione del 03 febbraio 2019, un’uscita arrischiata sui social sta facendo alquanto discutere, sia a livello pubblico che in seno al Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE). Tutto nasce da un semplice “tweet” dell’ambasciatore Bénédict de Cerjat, attuale responsabile della divisione America del DFAE, già ambasciatore svizzero a Caracas, dedicato alla situazione venezuelana: “La Svizzera riconosce l’Assemblea Nazionale come legittima a seguito delle elezioni democratiche del 2015, come pure il presidente neoeletto Juan Guaido. Le loro libertà e poteri vanno rispettati, e la sua sicurezza garantita”.

Il tutto sembrerebbe dimostrare che anche la Svizzera riconosce l’autoproclamato presidente Guaidó come legittimo rappresentante venezuelano, al punto che più testate latino-americane, dopo la lettura dell’uscita galeotta di de Cerjat, hanno dato la notizia della partecipazione elvetica alla lista di Stati che riconoscono il golpista venezuelano. Peccato che pare non si tratti sia il caso, dato che subito dopo sono intervenuti per abbassare il tiro sia il responsabile della comunicazione del DFAE, Jean-Marc Crevoisier, che il Consigliere Federale Ignazio Cassis, rimarcando come la Svizzera riconosca gli Stati e non i governi, e che tale importante informazione è assente nel “tweet” di de Cerjat. Inoltre, hanno assicurato di essere entrati in contatto con l’ambasciatore, per “sensibilizzarlo” alla comunicazione via social e in generale.

Indipendentemente dal fatto che si tratti di una uscita individuale o di una posizione ufficiale più velata, preoccupante è osservare come in seno alla diplomazia di un paese storicamente neutrale come il nostro vi siano tendenze atte a favorire l’ingerenza negli affari interni a un paese terzo, in barba al tradizionale rispetto della sovranità nazionale altrui e dello stesso diritto internazionale. Non sarebbe la prima volta, purtroppo, e guarda caso, c’è di mezzo di nuovo il Venezuela, paese che lotta da anni per affermare la sua indipendenza e la sua sovranità nazionale e popolare, dinanzi alle mire neo-coloniali degli Stati Uniti.

Al di là però delle sensibilità politiche, qui siamo di fronte a una situazione di poca professionalità: sarebbe magari auspicabile che la diplomazia di un Paese serio come il nostro (non di una Repubblica delle banane come stanno diventando gli USA con i tweet di Trump) eviti di gestire le relazioni internazionali tramite Twitter. Come Partito Comunista difendiamo la neutralità del nostro Paese come principio di non allineamento ai diktat di USA e UE e per riaffermare la nostra sovranità come elemento di una nuova conformazione geopolitica multilaterale con i mercati emergenti.