School strike for Climate oppure School’s Out (for Summer)?

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Well we got no class
(…)
and we got no innocence
(…)

Così risuonava una strofa del celebre pezzo School’s Out di Alice Cooper nel 1972[1]. E parrebbe risuonare sulle stesse melodie il movimento School strike for Climate sviluppatosi a cavallo fra il 2018 e il 2019. Ma …they got no innocence.

La narrazione soggiacente a questo movimento è relativamente semplice e velocemente riassumibile. Il tutto ha inizio in Svezia a fine agosto 2018. Una ragazzina, Greta Thunberg, allora ancora quindicenne, decide di non seguire più le lezioni scolastiche del venerdì in segno di protesta contro i cambiamenti climatici fino alle elezioni legislative svedesi, che si sarebbero poi tenute a settembre 2018. La rivendicazione è che la Svezia rispetti la riduzione delle emissioni di carbonio come previsto dagli accordi di Parigi e la modalità di protesta è il sedersi dinanzi al parlamento svedese con dei cartelloni sloganistici. Per quanto si possa criticare tale metodo individualista di protesta, non si può dire che non abbia portato a dei risultati. Il movimento iniziato da Greta Thunberg si è infatti espanso e internazionalizzato, sino alle dimensioni che conosciamo al giorno d’oggi. Non fosse che …they got no innocence.

Ora, occorre forse aggiungere alcuni dettagli su questa bella favola squisitamente post-moderna che ci è stata abilmente confezionata dall’apparato mediatico mainstream. La Thunberg appartiene in realtà alla borghesia “progressista” svedese, che di tale classe sociale è l’espressione. I suoi genitori sono noti nel mondo artistico ed ella è diretta discendente di Svante Arrhenius[2], premio Nobel per la chimica nel 1903. Ciò però sembrerebbe non importare nella società liquida nella quale viviamo, società nella quale chiunque può essere qualsiasi cosa. E invece importa, tant’è che la quindicenne nel giro di pochi mesi è stata invitata a tenere un discorso presso la ventiquattresima Conferenza delle Parti organizzata dal Segretariato dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change, Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) di Katowice e al WEF (World Economic Forum, Forum economico mondiale) di Davos. Privilegio non propriamente riservato a tutti, al di là della retorica democratica che le organizzazioni internazionali fanno propria.

Trascuriamo pure il livello di professionalità rilevabile nella gestione dei social-media di Thunberg (volutamente dissimulato in modo da rendere il contenuto il più “autentico” possibile) e abbandoniamo per un istante il piano internazionale per calarci nella realtà locale elvetica.

Il movimento ha fatto la sua trionfale entrata in scena in Svizzera il 18 gennaio 2019. Stando alle cifre ufficiali 22’000 studenti hanno scioperato di venerdì, riprendendo la narrazione scandinava, a favore della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra[3]. Cifre che, rispetto a quelle abituali per la Svizzera, fanno riflettere. Le più grandi manifestazioni non superano infatti quasi mai i 40’000-50’000 partecipanti e sottopongono gli organizzatori a ingenti costi finanziari relativi alla preparazione e allo svolgimento stesso delle mobilitazioni. Vogliamo veramente credere alla favola per cui, parafrasando Joyce[4], liberi individui in liquido pollaio si organizzano unicamente mediante i nuovi media e scendono spontaneamente in strada a rivendicare un mondo migliore? No, siamo materialisti e vogliamo indagare la questione a fondo.

Un emblematico documento reperibile in rete ci spiega, almeno in parte, le modalità secondo le quali il movimento School Strike for Climate è stato chirurgicamente calato nel nostro Paese: la creazione di svariati gruppi WhatsApp mediante i quali entrare i contatto con gli studenti distinti non solo per ogni Cantone, ma addirittura per ogni scuola. Tale documento è stato redatto dal distaccamento rosso-crociato del movimento e contiene un altro dettaglio interessante: esso fa infatti riferimento alla figura di Oliviero Reusser quale unico referente da contattare[5]. La stessa figura che, ai microfoni di Rete Uno, viene sommariamente definita come “studente all’Uni di Zurigo, fa parte del movimento[6].

Vi sono anche altri elementi di sospetto che nascono osservando i cartelloni dei manifestanti d’oltralpe. Sorvolando il criticabile e ormai tristemente noto “There is no Planet B“, si notano nelle varie città slogan molto simili fra di loro e in gran parte scritti in inglese, sintomo della soggiacente cultura globalista. In alcune scuole i docenti hanno addirittura messo a disposizione ore, materiale e aule scolastiche al fine di poter preparare il materiale per le manifestazioni. Come se non bastasse, tale ondata di protesta ecologista è stata fin troppo ben recepita da svariati ministeri cantonali dell’educazione, i quali comprendono le rivendicazioni e in sostanza accordano il diritto di scioperare senza particolari problemi[7], [8]. Lungi dal voler criticare queste decisioni politiche, sarebbe però opportuno riflettere sulle reazioni abituali di tali ministeri quando la posta in gioco è relativa a tematiche di carattere sociale – tematiche concrete e dai risvolti politici immediatamente tangibili, al contrario delle generiche rivendicazioni ideali per un ambiente più sano – quali ad esempio la lotta contro i tagli alla pubblica istruzione e quella contro le politiche d’austerità tutte.

Ma torniamo a Reusser, figura centrale per quanto riguarda il movimento in Svizzera. Cercando informazioni su di lui si viene a scoprire che lo studente dell’Università di Zurigo in realtà ha interessi ben più inseriti nelle dinamiche geopolitiche di quanto possa apparire di primo acchito. In effetti, negli scorsi anni, lo zurighese ha collaborato a più riprese con il controverso sito d’informazione Conflict News, scrivendo articoli incentrati sulla guerra in Siria su posizioni anti-russe[9]. Le informazioni pubblicate da tale portale, a discapito di quanto si possa pensare, vengono spesso e volentieri riprese dai grandi media internazionali, fra i quali il Washington Post, il New York Times, NBC News, il Los Angeles Times, l’Independent, Radio Free Europe, il Telegraph, Libération e il Times of Israel, tanto per citarne alcuni[10]. Conflict News è anche citato dalla dubbia organizzazione The Syria Institute con sede a Washington[11]. Se qualcuno volesse ulteriormente informarsi sul personaggio, basterebbe dare un’occhiata al suo profilo Twitter. La Repubblica Araba di Siria sembrerebbe quindi essere al centro degli interessi di Reusser, la stessa Siria che negli ultimi anni è stata teatro di cruenti sconti armati, il più delle volte foraggiati dagli Stati Uniti d’America contro il governo siriano democraticamente eletto. Insomma, il profilo che ne esce non corrisponde propriamente a quello del candido ecologista che la radiotelevisione nostrana vorrebbe presentarci.

È interessante a questo proposito notare le contraddizioni che stanno recentemente emergendo fra Donald Trump e Emmanuel Macron. Quest’ultimo ha infatti criticato la decisione di ritirare dal suolo siriano le truppe statunitensi[12], decisione probabilmente presa in vista di in una possibile intensificazione del conflitto contro il legittimo governo venezuelano guidato dal presidente Nicolás Maduro. Altre contraddizioni fra la Francia e gli Stati Uniti sono emerse relativamente agli accordi di Parigi sul clima e al movimento dei gilets jaunes.

Consci che la questione della guerra in Siria è comunque la contraddizione principale in questa faccenda, proviamo però a fare un’ipotesi: cosa accomuna Francia, Stati Uniti, gilets jaunes e School Strike for Climate? Gli accordi di Parigi sul clima. Gli accordi sono l’unica intersezione possibile fra questi quattro insiemi. Da un lato il governo a stelle e strisce vorrebbe ritirare il proprio consenso dagli accordi di Parigi, così come i gilets jaunes originariamente protestano contro l’aumento delle tasse sul carburante di origine fossile (misura atta a raggiungere gli obiettivi di transizione ecologica); dall’altro la Francia e School Strike for Climate auspicherebbero un completo rispetto di tali accordi. Verrebbe quasi da pensare che le rivendicazioni climatiche siano solamente una scusante atta a indebolire quella parte di amministrazione statunitense che vorrebbe farla finita con l’interventismo in medio-oriente. Questi movimenti sono quindi unicamente delle pedine sullo scacchiere internazionale della partita giocata fra grandi potenze imperialiste? È solamente un’ipotesi azzardata, eppure “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” come direbbe qualcuno.

E nella Svizzera italiana? Anche in questo caso essa rappresenta un’eccezione rispetto alle dinamiche federali. Sarà forse per via della matrice culturale italiana più incline a chinarsi e a interrogarsi a fondo sulle problematiche, ma sta di fatto che in Ticino il movimento sembrerebbe aver preso un’altra strada rispetto a quanto sta avvenendo oltralpe. Grazie alla spinta propulsiva del Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) parrebbe che, perlomeno a livello programmatico, si sia scesi più nel dettaglio, inserendo anche rivendicazioni di carattere sociale[13] e di critica al sistema di produzione capitalistico. È infatti opinione diffusa e sensata che una società realmente ecologica sia incompatibile con l’economia di libero mercato, in quanto questa ha come obiettivo ultimo la creazione di profitto, indipendentemente dai costi ambientali da essa risultanti. Una delle caratteristiche di questa impostazione economica è pure lo sfruttamento di tipo neo-coloniale delle risorse naturali. In confronto, la piattaforma federale di School Strike for Climate prevede unicamente tre rivendicazioni – peraltro semplicistiche e slegate dalla realtà concreta[14]. Un altro punto che sembrerebbe essere maggiormente sentito in Ticino è il ripudio della guerra in quanto fortemente inquinante. Annotazione, questa, che è peraltro di vitale importanza per non finire a essere semplice pedina in uno scacchiere ben più grande e complesso di quanto si pensi, come ipotizzato nel precedente paragrafo.

Nel clima generale di disorientamento della sinistra occidentale che, pur di riuscire ancora a individuare un movimento di massa ad essa congeniale, la stessa finisce purtroppo – per mezzo del tanto citato pensiero illusorio – a individuare elementi di progressismo in vari movimenti che di progressista hanno ben poco. È il caso del già Consigliere nazionale Franco Cavalli, che dal suo account Facebook ha recentemente espresso la sua opinione positiva su School Strike for Climate.


Concludendo rispondo al quesito: sì, compagno Franco, si può ancora sperare. Ma è da auspicare che le settarie rivendicazioni di un certo ecologismo individualista non prevalgano sulle rivendicazioni di tipo collettivo emerse in quello che potremmo definire come “programma ticinese”; programma nato sotto la guida del sindacato studentesco, che ha impedito la degenerazione idealistica e piccolo-borghese delle manifestazioni come ben visto a livello federale.

 


 

[1] COOPER Alice, School’s Out, Epic Records, 1990, https://youtu.be/2Oo8QzDHimQ, consultato il 20.01.2019.
[2] CARRINGTON Damian, ‘Our leaders are like children,’ school strike founder tells climate summit, The Guardian, 04.12.2018, https://www.theguardian.com/environment/2018/dec/04/leaders-like-children-school-strike-founder-greta-thunberg-tells-un-climate-summit, consultato il 20.01.2019.
[3] ATS, 22’000 Schüler gehen statt zur Schule für das Klima auf die Strasse, Aargauer Zeitung, 18.01.2019, https://www.aargauerzeitung.ch/schweiz/22000-schueler-gehen-statt-zur-schule-fuer-das-klima-auf-die-strasse-133976869, consultato il 23.01.2019.
[4] JOYCE James, Ulisse, trad. it, Mondadori, Milano, 1960.
[5] REUSSER Oliviero, List of regional and local chats, 2019, https://docs.google.com/document/d/1V7b1yo18dUD3tzTG6ldnJjfx2rz5cPWt4vO9pmhe7oY/edit?fbclid=IwAR1e2pf-B4whgbsLWZQw3y9qHzNsCyd2hp-xWOZf2od6TpzWVE-p5div6Tk, consultato il 23.01.2019.
[6] BUCCI Giuseppe, PEDRAZZINI Alice e ROSSINELLI Roberto, Giovani in sciopero per il clima, RSI Rete Uno – Modem, 18.01.2019, https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/modem/Giovani-in-sciopero-per-il-clima-11229681.html, consultato il 23.01.2019.
[7] AMARELLE Cesla, À celles et ceux qui se mobilisent pour le climat le 18 janvier 2019, État de Vaud, 18.01.2019, https://www.vd.ch/toutes-les-autorites/departements/departement-de-la-formation-de-la-jeunesse-et-de-la-culture-dfjc/actualites/news/a-celles-et-ceux-qui-se-mobilisent-pour-le-climat-le-18-janvier-2019-1547723810/ , consultato il 23.01.2019.
[8] LUGON Laure, A Genève, l’école obligatoire peut faire grève pour le climat avec la bénédiction du DIP, Le Temps, 17.01.2019, https://www.letemps.ch/suisse/geneve-lecole-obligatoire-faire-greve-climat-benediction-dip, consultato il 23.01.2019.
[9] REUSSER Oliviero, Video allegedly shows unidentified Russians torturing a prisoner with a sledgehammer, Conflict News, 01.07.2017, http://www.conflict-news.com/syria/video-allegedly-shows-unidentified-russians-torturing-a-prisoner-with-a-sledgehammer, consultato il 23.01.2019.
[10] Conflict News is the future of reporting on areas of conflict around the world, Conflict News, http://www.conflict-news.com/about/, consultato il 23.01.2019.
[11] “syriainst“, TSI Syria Update: July 26, 2017, The Syria Institute, 26.07.2017, http://syriainstitute.org/2017/07/26/tsi-syria-update-july-26-2017/, consultato il 23.01.2019.
[12] Syria conflict: Macron criticises Trump’s withdrawal decision, BBC, 23.12.2018, https://www.bbc.com/news/world-europe-46667639, consultato il 23.01.2019.
[13] “Redazione“, Anche in Ticino nasce il movimento a favore del clima, Ticinonews, 21.01.2019, https://www.ticinonews.ch/ticino/477380/anche-in-ticino-nasce-il-movimento-a-favore-del-clima, consultato il 23.01.2019.
[14] Nos exigences, Climate Strike, 01.2019, https://climatestrike.ch/fr/2019/01/21/unsere-forderungen/, consultato il 23.01.2019.

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Egon Canevascini (classe 1993), impiegato di commercio e studente, è stato coordinatore della Gioventù Socialista in Ticino e consigliere comunale a Gordola dal 2012 al 2018 per il gruppo "Alternativa Gordola".