In Ticino urge un contributo patrimoniale di solidarietà!

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Lo scorso lunedì 5 novembre il Gran Consiglio ticinese ha bocciato a larga maggioranza l’iniziativa parlamentare presentata dal Partito Comunista che chiedeva di prelevare, per un periodo limitato di 4 anni dalla sua entrata in vigore, un contributo patrimoniale di solidarietà dalle persone fisiche la cui sostanza supera 1 mio di franchi. La misura, che prevedeva un’aliquota tra lo 0,1% (per i contribuenti con una sostanza di 1’000’000) e l’1% (per coloro con una sostanza imponibile superiore ai 2’000’000) avrebbe toccato solo il 3,6% della popolazione, ma avrebbe generato un gettito di circa 250 mio di CHF.

In un contesto dove l’agenda politica di governo e parlamento è orientata ai tagli nel sociale, freni alla spesa, manovre di rientro, sgravi fiscali e così via, e in un Cantone in cui si sta palesando una crisi economica e di disagio sociale destinata purtroppo verosimilmente ad acuirsi, l’introduzione di una simile tassa avrebbe rappresentato una chiara rottura orientando il dibattito politico dal contenimento delle uscite al più lungimirante ragionamento sulle possibili fonti di entrate. Si trattava infatti di una misura che avrebbe permesso il risanamento delle casse cantonali in un lasso di tempo molto breve, andando a toccare unicamente una ristretta cerchia di persone (9’102) che tuttavia detiene il 60% della sostanza cantonale.

Il parlamento ticinese, ha invece preferito bocciare frettolosamente la proposta, senza nemmeno entrare nel merito – deplorevole che il Partito Socialista non abbia nemmeno voluto presentare un rapporto di minoranza – ritenendola in contraddizione con la recente approvazione della riforma fiscale e paventando i rischi di una fuga di massa dei contribuenti. Peccato che proprio in Francia, a seguito dell’introduzione di un provvedimento più incisivo, stando a uno studio del senato francese, gli esuli fiscali non siano stati più dell’1% di coloro toccati dalla proposta.

Il Partito Comunista resta ovviamente della convinzione che, a lato di una necessaria riflessione in merito al modello economico che si vuole per questo Cantone, è fondamentale in questo momento che coloro che detengono una consistente fetta della ricchezza cantonale si mostrino solidali nei confronti della collettività, in particolare con coloro che di giorno in giorno si vedono scivolare sempre più in condizioni di vita precarie e di disagio, pensiamo a quel 30% di ticinesi a rischio povertà, ma a cui vengono chiesti unicamente ulteriori sacrifici, in barba alle promesse elettorali che da qui a qualche settimana inonderanno il dibattito pubblico.

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Alberto Togni (1994) studia diritto all’Università di Lucerna e membro della Direzione del Partito Comunista (Svizzera). E' consigliere comunale a Gordola e in passato ha ricoperto ruoli nel Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).