Il PS francese si schiera con Macron. I “gilet gialli” intanto dicono basta all’UE e all’austerità!

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Il Partito Socialista Francese (PS) uscito distrutto dalle urne dopo la scissione di destra portata avanti dall’ex-compagno Emmanuel Macron, nel frattempo diventato presidente della Repubblica, non ha imparato la lezione. Al posto di cavalcare la protesta popolare che Macron non ha avuto patemi d’animo a far reprimere brutalmente, i socialisti si schierano con il potere e rifiutano la proposta del Partito Comunista Francese (PCF) di sfiduciare il governo.

Il PCF intendeva infatti chiedere le dimissioni del governo a seguito della crisi politica e sociale in atto. A rispondere all’appello comunista sono arrivati subito i deputati della France Insoumise, il movimento di sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon, che di recente ha avuto a sua volta problemi con la polizia politica francese che ne ha perquisito gli uffici senza motivo, a dimostrazione della stretta repressiva delle élite europeiste. In totale però ci volevano 58 parlamentari firmatari sui 33 della sinistra finora coinvolti: da qui la proposta comunista al PS di unirsi in questa richiesta, ma i socialisti hanno rifiutato perché l’obiettivo per loro è il compromesso con i manifestanti e non indebolire il governo neo-liberista ed europeista.

Anche uno dei simboli del sionismo più intransigente, Bernard-Henri Lévy, si è nel frattempo fatto sentire a sostegno (naturalmente) del presidente Macron, definendo i gilet gialli dei “fascisti di destra e di sinistra”, e questo mentre i blindati dell’esercito appaiono nelle strade di Parigi, in vista delle manifestazioni che si svolgeranno nel week-end…

Certo un movimento così composito non ha una sola direzione politica, non mancano anche componenti della destra nazionalista, ma  intanto i “gilet gialli” formalizzano le loro rivendicazioni, con alcune sorprese passate sotto silenzio anche dal servizio pubblico radiotelevisivo. Il circuito mediatico borghese dominante presenta la mobilitazione francese come una semplice protesta – magari persino poco ecologista! – contro il rincaro del carburante, se possibile agitata dall’estrema destra definita “sovranista”. In realtà è la classe lavoratrice e la piccola borghesia impoverita ad essere in piazza contro le politiche di austerità dell’Unione Europea e a sostenerli esplicitamente vi sono anche i marxisti-leninisti del Polo di Rinascita Comunista in Francia (PRCF). Anche se con un certo ritardo si sta muovendo pure la Confederazione Generale del Lavoro (CGT), il maggiore sindacato francese, incassando la solidarietà della Federazione Sindacale Mondiale (FSM).

Ecco le rivendicazioni più interessanti di questo movimento: lotta agguerrita alla povertà per l’eliminazione del fenomeno dei senzatetto; maggiore progressività delle imposte sul reddito; salario minimo a 1’300 euro e pensione minima a 1’200 euro; fine della costruzione di grandi aree commerciali che uccidono le piccole imprese; promozione dell’isolamento termico delle abitazioni per far risparmiare le famiglie; più tasse alle multinazionali e meno tasse ad artigiani e PMI; mantenimento del sistema pensionistico pubblico; indicizzazione all’inflazione dei salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità; protezione dell’industria nazionale, del lavoro e del know-how: proibire cioè le delocalizzazioni; fine del lavoro distaccato: chiunque lavori su suolo francese deve avere lo stesso stipendio; limitazione ulteriore del numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende; lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno; fine della politica di austerità e lotta all’evasione fiscale; divieto di vendere le proprietà appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti, ecc.); nazionalizzazione dell’energia e del gas; diritto alla pensione a 55 anni; promozione del trasporto di merci su rotaia; ecc.

Rivendicazioni che toccano vari ambiti, a dimostrazione di un movimento non solo composito ma che chiarisce il fortissimo malcontento sociale diffuso e trasversale che covava da tanto tempo fra i ceti popolari. Salta all’occhio come il popolo sottolinei la necessità di maggiori diritti sociali, mentre sui diritti civili si fa riferimento solamente alla possibilità di introdurre elementi di democrazia diretta, cioè di referendum. Una lezione anche alla sinistra liberal europea che ha per anni voltato le spalle a queste priorità.

I “gilet gialli” vogliono pure affrontare le cause della migrazione forzata chiedendo che i richiedenti asilo siano trattati dignitosamente: in tal senso occorre collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti Paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo e che i richiedenti asilo respinti siano rinviati al loro Paese di origine. Per chi resta invece si chiede sia implementata una vera politica di integrazione con corsi di lingua francese, di storia francese e di educazione civica.

Nel frattempo il video in cui si vedono oltre un centinaio di liceali inginocchiati in un campo e sotto custodia di poliziotti in tenuta antisommossa sta indignando la rete: immagini di repressione a cui non si è abituati in una democrazia europea. I ragazzi protestavano contro le riforme neoliberiste nel sistema educativo volte a una maggiore selezione nella scuola. Ma in qualche modo i movimenti studenteschi cavalcano la protesta degli stessi “gilet gialli” che rivendicano pure un massimo di 25 studenti per classe nella scuola dell’obbligo e un tetto alle pigioni degli appartamenti per studenti e lavoratori precari. Un affronta imperdonabile per il monarca dell’Eliseo, già noto per voler reintrodurre il servizio militare obbligatorio per indottrinare i giovani ed evitare così che manifestino.

Persino all’estero la situazione francese viene osservata con attenzione: il presidente siriano Bashar Al-Assad ha chiesto a Macron di rispettare la libertà dei manifestanti, mentre la televisione anti-imperialista turca “Ulusal Kanal” fa servizi regolari direttamente da Parigi.