Abusi militari e camerateria al contrario 

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Camerateria – concetto a cui molti militari amano riferirsi in continuazione – non è fumarsi una paglia in compagnia raccontandosi una barzelletta. Il cameratismo lo si vede nel bisogno, cioè sostanzialmente quando una recluta tenta di far valere i suoi diritti (per quanto pochi) oppure quando entra in conflitto coi superiori. 

Ma qui entrano in gioco spesso altri valori tipici dell’esercito quali l’omologazione e l’ubbidienza. Ubbidienza – sia ben chiaro – che non è affatto sinonimo di disciplina! Il distacco critico che la scuola pubblica cerca di trasmettere agli studenti, di colpo quando essi indossano la divisa, non vale più! E questo io non lo reputo particolarmente educativo!

Quando in gennaio si denunciò il sergente di Coira che fece correre seminudo un soldato, tranne pochissimi coraggiosi, gli altri commilitoni firmarono una petizione a favore non della vittima ma del graduato. Come ci si poteva attendere ecco che, di fronte all’abuso di Emmen emerso settimana scorsa, e su cui la giustizia militare ha aperto un’inchiesta, tutte le altre reclute (ticinesi compresi) si sono mossi per solidarizzare non con la vittima ma coi superiori affrettandosi a garantire che era solo un gioco (complimenti: proprio un bel gioco!) e che non di sassi si trattava ma di noci (il punto però non è il materiale ma che qualcuno ha riportato ferite e che il malcapitato non si divertiva). 

Non entro nel merito di chi, noncurante del ridicolo, ha parlato di …complotto (figurarsi!), ma certamente qualcuno di fronte a quanto accaduto si è fatto forza e ha raccontato la verità anche su altre caserme. Bisogna rallegrarsi di questo coraggio e di questa volontà di trasparenza, anche se tardiva e isolata. 

Non succedono abusi di potere e nonnismo ovunque chiaramente, e ci mancherebbe altro, ma in molti li giustificano pensando sia tutto normale, che si tratti di un’esperienza di vita e risultano così incapaci di denunciare fatti che sono in realtà illegali e scorretti. E se questo atteggiamento diventa egemone fra i giovani è il senso civico, fondamentale per la sopravvivenza della democrazia, che va a farsi benedire!

La diretta Facebook trasmessa da Ticinonews a scuola reclute ultimata con un soldato “lealista” mi ha poi preoccupato: si sono sentite affermazioni gravi sia contro la libertà dei giornalisti, sia contro il padre della vittima accusato quasi di non avere a cuore l’esercito e di trattare il figlio come un burattino! Francamente offensivo!

Al di là del fatto che l’esercito non è una ‘vacca sacra’ ed è diritto di ogni cittadino (che lo paga) criticarlo, qui l’opinione sulla politica militare svizzera non c’entra: io non sono un amico dell’esercito, lo sanno tutti, ma credo che per primi coloro che la pensano diversamente da me su questo aspetto debbano chiedere la massima chiarezza e fermezza perché l’esercito deve essere un’istituzione seria (anche se io la critico!) e non può ridursi a un campeggio scout: mi fa insomma sinceramente paura che si diano armi nelle mani di taluni esaltati e di persone immature.

Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.