L’Europarlamento contro Orban, ma i comunisti ungheresi rifiutano le sanzioni

in Europa/Internazionale di

Ieri dal parlamento europeo è partita una risoluzione contro il governo ungherese guidato dal premier Orban, a causa della sua politica contro i migranti e di chiusura verso le direttive europee. Con 448 favorevoli e 197 contrari per la prima volta nella storia è stato dato avvio alla procedura dell’art. 7 del Trattato di Lisbona nei confronti di Budapest. Il leader nazionalista ungherese, dal canto suo, usa toni durissimi e non sembra voler cedere: accusato di “violazione dei principi fondanti dell’UE” rischia ora sanzioni.

Ma la sinistra non è affatto unanime sulla situazione: mentre la sinistra liberal filo-atlantica, sia di impostazione ecologista che socialdemocratica ha applaudito convinta, i comunisti non ne sono affatto entusiasti.

Comunisti ungheresi in piazza

A partire dai comunisti ungheresi del Partito Operaio Munkaspart (link) che hanno rigettato le minacce di sanzioni da parte dell’Unione Europea contro il loro Paese. Benché all’opposizione, i comunisti ungheresi, in quanto patrioti non possono tollerare imposizioni da parte del parlamento europeo contro la sovranità dell’Ungheria. L’Europarlamento è – secondo il Munkaspart – una istituzione  “dalla parte dei miliardari” e rappresenta una “Europa capitalista che non è eterna e anzi è ogni giorno sempre più debole”. Già in passato – come avevamo riportato qui – i comunisti ungheresi avevano mostrato una certa critica alle politiche “no border”.

Diversa la valutazione del Partito Comunista di Grecia (KKE), i cui eurodeputati hanno votato a favore della risoluzione anti-Orban, precisando però che si tratta non di una accettazione delle ingerenze dell’UE – definita “un’associazione internazionale contro i popoli” – ma piuttosto di “una presa di posizione contro la politica anti-comunista del governo ungherese”, criticandone anche la politica xenofoba nei confronti dei rifuguati. Il KKE ha tuttavia accusato l’UE di essere lei stessa all’origine dei flussi migratori alimentati dalla sua politica guerrafondaia che poi permette a personaggi come Orban di vincere le elezioni.

João Pimenta Lopes, eurodeputato del PCP

Il Partito Comunista Portoghese (PCP) – altra forza marxista-leninista presente all’Europarlamento ha però votato contro la risoluzione e ha lanciato un messaggio di solidarietà ai comunisti ungheresi. Diramando una nota stampa (leggi) il PCP ha condannato le ingerenze di Bruxelles ai danni dell’Ungheria: benché si condanni “fermamente gli attacchi alla democrazia, ai diritti sociali e alle libertà dei cittadini dell’Ungheria” da parte di Orban, il PCP non può che rigettare che – “con questo pretesto” – l’UE tenti di incrementare la sua politica di minacce, imposizioni e sanzioni contro Stati sovrani e i loro popoli.  Il PCP condanna in particolare il “disprezzo della sovranità nazionale e dei diritti sociali” dell’UE “che sta aprendo la strada all’avanzata dell’estrema destra e delle forze fascistizzanti in Europa”. Per questo i comunisti di Lisbona “non riconoscono all’UE l’autorità e la legittimità” per imporre sanzioni all’Ungheria e anzi avvertono che si tratta di “un precedente di applicazione arbitraria di sanzioni e imposizioni contro la sovranità degli Stati”.

Della stessa opinione del PCP anche il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), forza politica attiva con successo nella Repubblica Ceca e che dispone di tre deputati al Parlamento europeo, i quali si sono a loro volta opposti alla risoluzione contro Orban.