Locarno Festival, un’edizione poco dinamica, con meno pubblico e meno critica sociale

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Si è conclusa la 71esima edizione del Locarno Festival, nuovo nome di quello che era in passato il Festival Internazionale del film di Locarno. La nuova denominazione non è qualcosa di neutrale, ma è un nuovo concetto su cui avevamo scritto lo scorso anno: leggi.

I critici che seguono Locarno da più tempo ritengono che ormai i film siano quasi diventato l’aspetto meno importante del Festival, e forse non hanno tutti i torti. Peraltro lo avevamo già scritto lo scorso anno: “il Festival ha vinto, il cinema ha perso” (leggi).

E se l’eterno presidente della kermesse, Marco Solari, si dice felice dell’edizione appena finita, la perdita del 10% di presenze nelle sale così come l’ambiente collaterale alle proiezioni, decisamente molto meno “vivo” delle precedenti edizioni, dovrebbero dare adito ad entusiasmi ben più moderati.

Ad aver vinto il Pardo d’Oro è “A land imaginated”, che avevamo recensito pochi giorni fa (leggi), mentre a chiudere le proiezioni in Piazza è stato una comicità francese francamente superficiale e deludente, peraltro in sintonia con una selezione di film che hanno piuttosto deluso i corrispondenti di Sinistra.ch che segue la kermesse locarnese da diversi anni.

Dopo aver definito quello del Locarno Festival “il pubblico più meraviglioso dell’universo” – con la sua solita pomposa retorica – nel suo discorso di chiusura il presidente Solari ha citato tutti i politici che si sono presentati durante gli ultimi dieci giorni, consiglieri federali, consiglieri nazionali, ministri esteri, ecc. non sono stati citati i Gran Consiglieri che sono poi quelli che qualche fondo al Festival lo hanno pure concesso. Va pur detto che per i deputati cantonali era stato previsto giovedì un ricevimento a loro dedicato, ma a cui, a dire il vero, hanno presenziato in un numero piuttosto ridotto.

Solari ha quindi ringraziato la sicurezza, incredibilmente aumentata, con poliziotti in ogni angolo armati di mitra e gli agenti privati che controllavano – a dire il vero in modo sommario – ogni zainetto. Gli uomini col giubbotto antiproiettile appostati sui tetti dei palazzi accanto al Red Carpet a mo’ di cecchini forse erano però un po’ esagerati. Capiamo il discorso della sicurezza o meglio, della sua percezione, ma forse è la discrezione e il controllo informale in questi eventi ad essere ben più utili e apprezzabili proprio perché non appesantirebbero un clima che dovrebbe essere ben più rilassato.

Nel salutare il direttore artistico Carlo Chatrian che abbandona Locarno alla volta di Berlino, Solari si è lasciato andare a momenti piuttosto imbarazzanti fra il paternalistico e il patetico, come quello di definire Locarno il festival “più indipendente, più autonomo e più coraggioso del mondo”. Magari l’anno prossimo consigliamo una leggerissima dose di modestia in più e magari di leggere i discorsi, visto che a braccio decisamente ci va troppo lungo…

Noi di Sinistra.ch siamo un po’ nostalgici dell’ultima edizione del direttore artistico Olivier Père (leggi) e di quel Festival in cui la critica sociale aveva un suo spazio e in cui la PardoWay dava a Locarno un che di particolare, di bello, di comunitario (leggi). Quando la sicurezza era presente ma quasi impercettibile, quando le attività culturali indipendenti esistevano e non erano state ancora omologate, quando il Red Carpet nemmeno esisteva. Questo non era il Locarno Festival, era il vero Festival Internazionale del film di Locarno di cui andare fieri.

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