Quando Trotskismo ed Enverismo si alleano a favore di USA e Israele

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I trotskisti di terza generazione, per l’ennesima volta, hanno dimostrato scarsissima capacità analitica diventando – volenti o nolenti – funzionali ai progetti di balcanizzazione dell’imperialismo USA nella regione mediorientale. Dinnanzi alla questione curda, omettendo le critiche della sinistra antimperialista palestinese e libanese, le organizzazioni trotskiste europee hanno avuto una vera e propria fascinazione letale, mettendosi a rimorchio di movimenti politici, anarchici ed enveristi a parole, ma nazionalisti nei fatti. Siamo alle solite: nel ’99, i trotskisti europei appoggiarono il terrorismo dell’UCK albanese, feroci tagliagole armati fino ai denti da USA ed Arabia Saudita, contro la Serbia indipendente del socialdemocratico Slobodan Milosevic. Il separatismo etnico è una utopia criminale che, oggigiorno, continua a trarre in inganno molti attivisti. Lo storico, vicino al più famoso Nuovo Partito Anticapitalista francese, Antonio Moscato si spinse a scrivere: ‘’Ridurre l’UCK a “un’organizzazione di tipo mafioso” in base all’argomento che avrebbe “imposto il versamento di una tassa a ogni albanese della diaspora”, significa accettare il classico “ma chi li paga?”, l’argomento usato da sempre dai borghesi, e da decenni dai burocrati staliniani o socialdemocratici nei confronti di ogni movimento fuori controllo: non riescono a immaginare che un’organizzazione possa reggersi attraverso l’autofinanziamento, sia con la tassazione dei militanti, sia violando qualche articolo del codice penale, come facevano anche i bolscevichi …’’ (1). Poco dopo, nel testo in questione, prese le distanze dai metodi violenti dell’UCK, ma il guaio è fatto; in quegli anni un suo collaboratore, Andrea Ferrario, collaborò assiduamente col sito Albania in rivolta un megafono del nazionalismo imperialista albanese; il sito è tutt’oggi consultabile (2) e presenta articoli sciovinisti, dai toni razzisti ed anti-jugoslavi. Una vergogna.

Manifesto dell’UCK kosovara

La rete è piena di indizi validi; simpatizzanti dell’UCK tifano per il PKK (3), entrare in questa cloaca sciovinista per un sincero socialista sarebbe inaccettabile. Chi tesse le fila della collusione trotskista ed enverista funzionale alla balcanizzazione del Medio Oriente? Nel 2014, il movimento trotskista (tranne qualche eccezione) prese l’ennesimo abbaio: il Rojava indipendente (da chi? Per cosa?). I loro facili entusiasmi (irresponsabili, sospetti di collusione col nemico di classe) sono stati smentiti dal maoista egiziano Samir Amin. Leggiamo: ‘’La nuova questione curda è il prodotto dello sviluppo recente della strategia degli Stati Uniti che si è data l’obiettivo di distruggere lo Stato e la società in Iraq e in Siria, nell’attesa dell’attacco all’Iran. Il discorso demagogico di Washington (senza relazione con la presunta democrazia invocata) dà la priorità assoluta all’esercizio del “diritto delle comunità”’’ (4). Nulla da aggiungere, la ‘’rivoluzione etnica’’ dell’YPG è, da ‘’sinistra’’, una sorta di sionismo delle anime belle; anarchici, trotskisti ed enveristi, impegnati nell’edificazione della Seconda Israele. Una fine ingloriosa per chi avrebbe voluto, con metodi poco efficaci, abbattere il capitalismo. Vero?

Manifestazione del DIP in Turchia

Nel 2014, i trotskisti del DIP, Revolutionist Workers’ Party, costituirono coi nazionalisti curdi dell’HDP un fronte elettorale di ‘’sinistra’’ nella regione di Adana. L’HDP è favorevole all’adesione alla NATO, ma – seppur avversi alla coalizione pan-imperialistica occidentale – una delegazione del DIP visitò forte di quell’alleanza il Rojava chiedendo all’YPG (ramo siriano del PKK) d’entrare nella Quarta Internazionale. Nei territori ‘’curdo-siriani’’, illegalmente occupati dai separatisti etnici, combattono gli enveristi del MLKP, organizzazione ferocemente anti-trotskista. La questione (aldilà della teoria marxista) è complessa: per l’ennesima volta, trotskisti (DIP) ed enveristi (MLKP) si sono trovati coinvolti in un progetto di balcanizzazione. Domanda: possiamo considerare casuale il ruolo, perennemente reazionario, di queste organizzazioni politiche? Nel ’98-’99, Salvatore Cannavò, giornalista di Liberazione e dirigente di Sinistra Critica, schierò il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale dalla parte dei tagliagole albanesi; il trotskismo (con la nobile eccezione dell’economista Hosea Jaffe) si coprì di vergogna perdendo qualsiasi credibilità. Stupidità o tradimento?

Nel nostro caso, bisogna annotare la recentissima rottura del DIP con l’HDP accusata di collusione con la grande borghesia islamista, ma soprattutto con l’imperialismo della NATO (5). Tutto vero. Certamente, il Revolutionist Workers’ Party è inesistente per la stragrande maggioranza delle organizzazioni rioluzionarie reo d’aver collaborato con forze guerrafondaie (mi riferisco ai nazionalisti curdi), screditate agli occhi della sinistra anti-capitalista. Qual è il motivo della rottura: una organizzazione ben protetta da UE e NATO, come l’HDP, non ha bisogno d’alleanze compromettenti? Ciononostante, il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI) resta, con entrambi i piedi, nelle reti per il ‘’Kurdistan indipendente’’ vero inverno imperialista. Altro che stupidità, questo è tradimento dovuto ad opportunismo (anti)politico.

Nel sito del Partito comunista dei lavoratori (PCL) troviamo articoli pieni d’imprecisioni: ‘’L’ esperienza della regione del Royava, regione orgogliosamente dichiarata senza confini dai kurdi è una esperienza rivoluzionaria senza precedenti aperta alle popolazioni siriane turche ed irakene. La concezione di territorio aperto su basi socialiste è l’ esempio più fulgido che le parole di Rosa Luxemburg di un secolo fa sono realmente attuali’’ (6). Più che le parole di Rosa Luxemburg – nel mentre Rosa si sarà voltata nella tomba – ‘’l’esperienza nella regione del Rojava’’ invera il progetto dello speculatore finanziario George Soros il quale vorrebbe distruggere gli Stati sovrani creando, artificialmente, tanti micro-stati etnici. I trotskisti di terza generazione sono vicinissimi agli sproloqui di James Burnham – dal 1938 avversario politico di Lev Trotsky – sulla ‘’rivoluzione manageriale’’, ma, malgrado i numerosi avvertimenti ricevuti, questi irresponsabili seguitano nel diffondere i dispacci della CIA diventando, senza un briciolo di logica, quinte colonne dell’imperialismo USA. Si tratta di mine vaganti con una concezione della politica internazionale fuorviante, priva di basi analitiche serie. La scrittrice Diana Johnstone ha messo con le spalle al muro il trotsko-capitalismo: ‘’Il problema con tali trotzkisti è che sempre “supportano” le rivoluzioni più o meno immaginarie altrui. Dicono sempre agli altri cosa devono fare. Loro sanno tutto. Il risultato pratico di tale verbosità è semplicemente allineare tale trotskismo all’imperialismo degli Stati Uniti. L’ossessione per la rivoluzione permanente fornisce un alibi ideologico alla guerra permanente’’ (7).

Domanda: sarà per questo che molti di loro, terminata l’esperienza ‘’rivoluzionaria’’ (fra molte virgolette), sono finiti nell’estrema destra statunitense? Forse sarebbe il caso che si facessero i fatti loro smettendola, una buona volta, di fare i ‘’grilli parlanti’’ delle rivoluzioni altrui. La loro esperienza storica, non soltanto è impossibile da rivendicare (ricordiamoci la dura rottura del PRT/ERP con la QI), ma fallimentare. Negli ultimi anni imbarazzanti.

In Venezuela, gli enveristi di Bandera Roja (gemellati coi separatisti dell’YPG) stanno facendo altrettanto appoggiando i neofascisti venezuelani contro il patriottismo socialista di Nicolas Maduro. Insomma, il nemico per trotskisti ed enveristi di terza generazione sembra essere tutto ciò che si muove fuori dall’imperialismo occidentale. Domanda: si tratta di semplici coincidenze oppure alle loro spalle c’è l’ombra lunga della CIA? Purtroppo, la risposta tende ad essere affermativa. Una ‘’degenerazione burocratica’’ pianificata da terzi.

Stefano Zecchinelli, responsabile esteri presso l'Interferenza.info, è ricercatore indipendente su tematiche inerenti la geopolitica internazionale ed il movimento operaio.