Il Partito Comunista Italiano: “no all’UE e sì alla cooperazione fra Stati sovrani!”

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Si è svolto dal 6 all’8 luglio 2018 a Orvieto (Umbria), a due anni dall’assemblea costituente di cui avevamo parlato qui, il 1° Congresso del Partito Comunista Italiano (PCI) guidato dal segretario nazionale Mauro Alboresi. Un Congresso che si svolgeva in un momento difficile per la storia italiana dopo l’elezione del governo capeggiato da Giuseppe Conte con la diretta partecipazione di Lega Nord e Movimento 5 Stelle, qualificabili entrambi quali forze populiste con tendenze di destra xenofoba almeno la prima.

Dopo il canto tradizione dell’Internazionale con a seguire dell’Inno nazionale e un commosso ricordo del filosofo Domenico Losurdo, dirigente del PCI, scomparso pochi giorni prima, i 350 delegati – in rappresentanza dei circa 8’000 tesserati al Partito – riunitisi nella suggestiva sala del Palazzo del Popolo della cittadina umbra, sotto lo slogan “Ricostruire il PCI per cambiare l’Italia” hanno eletto il nuovo Comitato Centrale. E’ stato in seguito riconfermato nel suo ruolo il segretario Alboresi, che si distinto per una relazione equilibrata capace di fare sintesi fra le varie sensibilità interne.

La platea di ospiti e delegati

Presenti fra gli ospiti anche dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista, di Sinistra Italiana, della Rete dei Comunisti, dell’Associazione di solidarietà Italia-Cuba, ecc. Sul fronte sindacale non è comparsa la CGIL, ma è intervenuto con un discorso incentrato sulla necessità della lotta operaia il leader dell’Unione Sindacale di Base (USB) Pierpaolo Leonardi, che non ha lesinato alcune critiche al PCI per essere ancora troppo poco schierato con il sindacalismo conflittuale. In tal senso però il segretario del Partito ha affermato che il PCI “si rivolge all’insieme del movimento sindacale che non si arrende”.

Ampia la platea degli ospiti internazionali: oltre all’Ambasciatore della Repubblica Socialista del Vietnam, dell’Ambasciatore della Repubblica di Cuba e dell’Ambasciatrice della Repubblica del Nicaragua, vi erano funzionari diplomatici dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Democratica di Corea (del Nord) e dell’Ambasciata della Palestina.

Tre erano i segretari generali di partiti comunisti fratelli: Ammar Bagdache del Partito Comunista Siriano, attualmente al governo con il presidente Bashar Al-Assad; Massimiliano Ay del Partito Comunista svizzero e Alexander Paunov del Partito Comunista di Bulgaria.

Il saluto di Massimiliano Ay (PC Svizzera)

Il Partito Comunista Portoghese, il Partito Comunista di Boemia e Moravia, il Partito Comunista della Federazione Russa, il Partito Comunista Tedesco, il Partito Comunista Francese, il Fronte di Liberazione della Costa d’Avorio, il Partito Comunista Britannico, il Partito del Popolo Lavoratore di Cipro erano presenti con delegati dei rispettivi comitati centrali e molti altri hanno inviato messaggi di saluto.

Tutti gli ospiti internazionali hanno tenuto un breve discorso di saluto ai delegati. Molto apprezzato quello del segretario dei comunisti svizzeri: Ay ha enfatizzato la tradizione togliattiana del PCI invitandolo ad essere un “partito patriottico e di sinistra” e a non cadere nel folklore nostalgico ma ad essere utile alla popolazione. Alboresi nella sua relazione ha chiarito che il PCI mira in effetti alla cooperazione pan-europea di stati nazionali sovrani.

Il leader del PCI Mauro Alboresi con i delegati svizzeri

Uno dei temi forti in discussione era la politica delle alleanze elettorali: dopo il magro risultato della coalizione “Potere al Popolo” cui il PCI aveva aderito non sono infatti mancate le spinte identitarie volte a chiudere quell’esperienza giudicata da alcune troppo annacquata. Il PCI ha deciso, qualora PAP diventasse un partito a se stante, di non confluirvi, in linea con la strategia di costruire un partito comunista indipendente in Italia. Alboresi ha sottolineato l’importanza del principio leninista del centralismo democratico, definito “l’asse su cui far ruotare il dibattito”, e ha chiarito di porsi in continuità con la tradizione storica del comunismo italiano.

Il PCI ha deciso anche di sostenere la linea anti-imperialista a favore del mondo multipolare in cui Cina e Russia giocano un ruolo centrale. Sull’Unione Europea (UE) non è passata la linea di apertura all’UE difesa fra gli altri da Emiliano Alessandroni: il PCI continua a ritenerla irriformabile! Alboresi a tal proposito ha accusato l’UE di aver tolto sovranità agli stati nazionali, leggendovi in ciò una situazione negativa. Netto è stato pure il giudizio sulla NATO, dove si auspica che l’Italia se ne vada.