Ai quarti il Brasile, l’Uruguay e sei europee, tra queste la Russia

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Imbarazzanti riprese televisive han mostrato l’allenatore Sampaoli chiedere a Messi chi debba sostituire, si è scoperto così che la formazione dell’Argentina la fa Messi e per l’incontro con la Francia ha scelto il suo amico Pavon del Boca con Di Maria alle loro spalle. Francia e Argentina pareggiano un primo tempo contratto e attento, in cui tuttavia, quando si aprono gli spazi, l’incontro prende imprevedibile velocità soprattutto grazie ai transalpini. Griezmann su rigore al quarto d’ora e un capolavoro di Di Maria, lasciato incredibilmente solo sul limite dell’area, con un sinistro all’incrocio, siglano l’iniziale 1 a 1. Poi nel secondo tempo la partita entra nella leggenda, finisce 4 a 3, grazie soprattutto alla fantasia e al coraggio dei francesi trascinati da Griezmann, che con cuore infinito contrasta, difende, imposta e attacca, per essere poi malamente scalciato da Mascherano e uscire prima del fischio finale. Apre Mercado, su tiro di Messi, lasciato solo da Pavard, il giovane terzino dello Stoccarda poco dopo rimedia, con una rete fenomenale di esterno destro da fuori area insaccata nell’incrocio alla destra di Armani. Ripristinata la parità le squadre si studiano, ma due contropiedi portano al 4 a 2 con Mbappé, il primo più manovrato con un poderoso sinistro quasi dal fondo, più forte della selva di gambe che lo contrastano, il secondo fulmineo con cinque passaggi dal portiere Lloris, nel recupero Aguero stacca di testa e segna, ma è troppo tardi. Messi e gli argentini tornano a casa, certo alla fine di un incontro tanto battagliato e avvincente da rimanere nella storia, anche per essere la prima volta che i latinoamericani perdono contro i francesi al mondiale. Il presidente Macri, affamatore dei suoi concittadini, diventato ridicolo nella sua visita in Russia qualche mese fa per aver assicurato, di fronte a un attonito Putin, la vittoria degli albicelsti al mondiale, dovrà farsene una ragione. Un plauso all’iraniano Alireza Faghani che con piglio e fermezza ha diretto una partita non facile, candidandosi a essere il primo asiatico ad arbitrare una finale.

La granitica e monumentale difesa uruguagia, zero reti subite in tre vittorie nel girone, si impone come assoluto esempio contro tutti i teorici del calcio moderno, che si dimenticano l’importanza della difesa, della marcatura a uomo e del suo raddoppio, i terzini Caceres e Laxalt e i centrali Gimenez, Godin sono insuperabili e al contempo tutti i loro compagni del centrocampo li aiutano, Nandez, Bentancur, Torreira, Vecino, quattro mediani di copertura come ai tempi di Rocco, come i due attaccanti Cavani e Suarez, che rientrano, contrastano per primi i portatori di palla avversaria, di più, Suarez con provata esperienza si getta sugli avversari sapendo come metterli nella condizione di commettere fallo su di lui, aiutando tutta la squadra senza risentirne, vista la sua massiccia e indomita mole. Apre Cavani con un lancio di oltre quaranta metri che taglia in diagonale il campo e mette millimetricamente la palla sui piedi di Suarez che avanza un paio di metri e restituisce crossando al compagno, che con un prodigioso stacco di testa segna il vantaggio uruguagio, pareggia nel secondo tempo per i campioni d’Europa Pepe sul solo svarione difensivo dei latinoamericani, chiude Cavani a mezz’ora dalla fine con un interno destro infilato nell’angolo opposto della porta lusitana. Poi è solo sublime barricata catenacciara. I ragazzi di Tabarez sono ai quarti, non vincevano le prime quattro partite dal mondiale casalingo del 1930, il primo, poi per loro vittorioso.

Una partita certo non spettacolare quella dello stadio Lenin, oggi Lužniki, che ha visto la celebre partita di qualificazione ai mondiali tra sovietici e cileni nel settembre ’73, le manifestazioni del Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti del ’57, le Olimpiadi moscovite dell’80 e in cui si giocherà la finale di questo mondiale. Al possesso di palla iberico risponde il gioco ragionevolmente difensivo dei russi, Gianni Brera ha sempre teorizzato, dopo la finale di Rio De Janeiro del ’50, che se sei meno forte del tuo avversario e perdi 1 a 0, devi difendere la sconfitta e aspettare il momento per praticare il contropiede, esattamente quello che i russi hanno fatto, trovando verso il termine del primo tempo il pareggio su rigore. Nel secondo tempo succede poco, la Spagna produce oltre settecento passaggi orizzontali, senza alcuna capacità penetrativa, la Russia solo cento, si difende e cerca, quando può e quando riesce, di tentare qualche sortita in contropiede. Si passa ai supplementari, ma cambia poco, fino ai rigori, che nell’emozionato silenzio degli ottantamila tifosi sospingono i padroni di casa oltre ogni aspettativa ai quarti, per un errore spagnolo e una mirabolante parata di capitan Akinfeev. Dopo è notte di gioia e di festa per le strade di Mosca e di tutta la Russia fino a Vladivostok.

Quattro precedenti con i brasiliani ai mondiali a partire dal 1950, nessuna vittoria e nessuna rete per i messicani e ben tre sconfitte, a cui si è aggiunta la quarta in questo mondiale, un secco 2 a 0 in cui il Messico ha pagato l’assenza di un centravanti, facendo lungamente rimpiangere Hugo Sanchez, indimenticabile attaccante della nazionale dalle olimpiadi del ’76 ai mondiali del ’94. Nonostante la sconfitta, i messicani sono in festa, hanno vinto la loro partita più importante, Vargas Llosa, che passati gli anni ’70 è diventato dalla Spagna a tutta l’America Latina l’agente internazionale del liberal-liberismo globalista ha detto che la vittoria di Lopez Obrador alle presidenziali sarebbe stata una catastrofe populista e chavista, gli è andata male, il 1° luglio le elettrici e gli elettori hanno capito che era necessario cambiare e rispondere al desiderio dei cittadini di pace, casa, scuola e lavoro, quei diritti sociali da troppi anni dimenticanti dalle élites mondiali prone ai soli interessi speculativi della finanza multinazionale, una vittoria arrivata per l’unità fra i comunisti del Partito del Lavoro con il movimento patriottico “Morena”. Intanto Adenor Leonardo Bacchi, l’allenatore auriverde di origine italiana detto Tite, si è adattato al metodo di decisione partecipativa imposto dai giocatori e inventato nel Corinthians di Socrates, squadra che lui ha allenato in tempi recenti. L’ex presidente Lula, tifoso del Corinthians e commentatore televisivo dal carcere di Cortiba per la trasmissione di TVT tenuta dal marxista ed ex calciatore Zè Traiano, già giocatore del Corinthians ai tempi di Sòcrates, non ha dubbi sul cammino vittorioso dei brasiliani, ma il Belgio si presenta certo come un ostico prossimo avversario.

In uno stadio in cui peruviani e argentini, visto che non hanno rinunciato ai biglietti per gli ottavi, intonano cori per le loro squadre già eliminate i croati si spengono minuto dopo minuto e si lasciano sovrastare dal gioco difensivo e dal contropiede dei danesi, arrivano quindi i supplementari e Modric sbaglia un rigore, sembra l’indizio di un naufragio, invece rimedia poco dopo ai rigori, come Rakitic, facendo entrambi ammenda degli errori da loro commessi dieci anni fa con la Turchia all’Europeo, alla fine grazie anche al portiere Subasic il passaggio ai quarti è ottenuto, nonostante le parate altrettanto spettacolari del danese Kasper Schmeichel, supportato in tribuna dal padre Peter, eroico predecessore tra i pali scandinavi.

A Bruxelles l’Unione Europea chiude i programmi di “salvataggio” per la Grecia, gli ellenici sono infatti sopravvissuti ad anni di strazio e di fame, la Banca Centrale Europa e la Commissione Europea non sono riusciti a farli fuori tutti, ma questo interessa poco ai tifosi che hanno invaso le strade della capitale belga per festeggiare l’eliminazione dei nipponici. La partita, giocata mentre la contrada del Drago ha vinto il Palio di Siena, è a tratti confusa, ma certo ardimentosa e combattiva, con qualche ingenuità difensiva, ma con molti slanci e con molta voglia di ben figurare da entrambe le parti. I giapponesi vanno avanti per due reti, recuperati solo all’ultimo dai belgi capaci, nonostante le lentezze di Lukaku, non si capisce perché preferito a Batshuayi, di siglare tre reti, una palombella di testa di Vertonghen, un altro colpo di testa dell’esperto Fellaini e in fine un tamburellante contropiede all’ultimo minuto del recupero, con solo due giapponesi a contrastare quattro belgi, tra cui Chadli che insacca facile.

La Svezia si difende e mette in difficoltà gli elvetici obbligandoli a rinunciare al loro gioco difensivo e ugualmente a scoprirsi mettendo più volte in difficoltà il proprio portiere Sommer, incolpevole sull’autorete di Akanji, resterebbe il tempo per rimediare, ma l’ingresso di Embolo e di Seferovic è tardivo, finisce 1 a 0 per gli scandinavi, che ai quarti incontreranno gli inglesi, impostisi solo ai rigori contro i colombiani, dopo un 1 a 1, in cui a un rigore di Kane ha risposto un colpo di testa del volante Mina, la partita tuttavia prende presto un andamento rude, con falli da entrambe le parti, non può sfuggire tuttavia che i primi a giocare pesante siano stati i britannici, scesi in campo con altezzosa superiorità, i loro sguardi nei confronti dei colombiani mi hanno ricordato quelli dei proprietari terrieri bianchi del film Queimada di Gillo Pontecorvo contro le masse sfruttate di origine africana.

Sei europee e il Brasile e l’Uruguay per i quarti, da Uruguay – Francia e Brasile – Belgio verranno due semifinaliste, da Russia – Croazia e Svezia – Inghilterra le altre due, se come agli ottavi non mancheranno gioco, emozioni e reti all’ultimo minuto, non ci potrà che divertire.