La critica all’UE e alla NATO al centro dell’incontro fra comunisti svizzeri e danesi

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Da tre anni nel centro di Copenhagen sorge un edificio che è nel contempo sede del Partito Comunista della Danimarca (KP), redazione del giornale marxista “Arbejderen” (Il Lavoratore) e sede della tipografia che con la sua rotativa garantisce la pubblicazione quattro volte a settimana di questo foglio particolarmente attento alle vertenze e alle lotte operaie. In questa cornice e sotto lo sguardo di un quadro di Lenin si è svolto il primo incontro bilaterale fra la delegazione comunista svizzera e danese, guidata quest’ultima dal responsabile degli affari esteri Nikolaj Kofod.

Sorto nel 2005 da precedenti esperienze e con una origine maoista, il KP è oggi presente in tutte le quindici regioni in cui è suddivisa la Danimarca e agisce sul piano extra-parlamentare, prioritariamente in ambito sindacale. Più debole in ambito studentesco, il KP sviluppa una capacità aggregativa importante fra apprendisti e giovani lavoratori: in Danimarca il 60% dei salariati risulta infatti iscritto al sindacato e la metà dei membri del Partito è attivo in esso.

“Daxit” è stata la parole d’ordine del loro ultimo recente Congresso ma è già da molto tempo prima che il KP è attivamente operativo nel Movimento contro l’Unione Europea, senza farsi problemi a collaborare con personalità provenienti da partiti borghesi che, per meri motivi patriottici e non comunisti, rifiutano i diktat europeisti. Lo stesso dicasi per l’attiva lotta contro la NATO e il mercato delle armi.

Consapevoli che il futuro del mondo è il multipolarismo, la lotta unitaria contro l’imperialismo atlantico è assunta come fondamentale, trovando in ciò una importante sintonia con il Partito Comunista elvetico. Concordando pienamente sull’idea di una solidarietà coi migranti che non sia piegata a una visione meramente caritatevole ma che sia al contrario parallela alla consapevolezza che tali persone vengono utilizzate come manodopera a basso costo del capitalismo, il KP è impegnato in campagne che sottolineano come il nemico dei lavoratori danesi non sia l’immigrato, ma il capitalismo finanziario che rapina le materie prime energetiche e alimentari dei paesi poveri costringendo alla migrazione. Per contrastare il dilagare del populismo xenofobo in Europa si valuta di osservare il modello francese di Jean-Luc Mélanchon, di una sinistra popolare cioè che sappia riprendere a sé il concetto sia della sovranità nazionale sia quello della cooperazione solidale.