La mediazione svizzera in Corea: una proposta seria

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Il deputato Tiziano Galeazzi (UDC) mi ha coinvolto nell’avanzare una risoluzione che chiedeva al nostro Cantone di proporre alle autorità federali di invitare il governo statunitense e nordcoreano a una conferenza di pace su territorio elvetico (come già avviene per altri conflitti). L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio non ha voluto entrare nel merito e non se ne è dunque potuto discutere in parlamento. Era davvero una richiesta assurda? Provo a dare una risposta ad alcune obiezioni che mi sono arrivate.

1. La politica estera è di competenza federale! Certamente, ma la legge permette al parlamento cantonale di presentare una risoluzione indirizzata alle autorità di Berna. Non a caso nel gennaio 2016 il PPD aveva promosso una iniziativa cantonale per chiedere l’intervento diplomatico della Confederazione nel conflitto al confine fra Siria e Turchia.

2. Quello che succede in Corea non è affare del nostro Paese! Non è così: una guerra nella penisola coreana, al di là del fattore nucleare, sarebbe un conflitto con implicazioni mondiali che bloccherebbe lo sviluppo economico della Cina con cui la Svizzera ha siglato vari accordi commerciali: sarebbe dunque anche la nostra economia nazionale a soffrire! Una guerra avrebbe pesanti ripercussioni anche per l’ASEAN, cioè per il processo di integrazione del Sud-est asiatico, area in cui gli investimenti del nostro Paese sono sempre più importanti. Rendere la Confederazione, in quanto paese neutrale, protagonista della nuova conformazione geopolitica multipolare che si sta delineando, va – anche qui – a tutto vantaggio della cooperazione economica. Ricordiamoci che la nostra indipendenza deriva dalla diversificazione dei partner commerciali (a meno di non voler continuare a dipendere dall’UE)!

4. E’ sbagliato non prevedere il coinvolgimento diretto della Corea del Sud. Non aver citato Seoul nella risoluzione non è un errore: lo scorso ottobre, infatti, ero all’Ambasciata cinese e ho avuto la possibilità di intrattenermi brevemente con l’ambasciatore sudcoreano, il quale mi ha spiegato che il conflitto non è fra Corea del Sud e Corea del Nord ma solo (!) fra Stati Uniti e Corea del Nord, a dimostrazione di come la politica bellicista di Washintgon che si rifiuta di firmare un trattato di pace e che continua a occupare la penisola coreana con le proprie truppe, sta creando problemi anzitutto a Seoul. Quando gli Stati Uniti stanno a casa loro e smettono di provocare, le due Coree sanno dialogare fra loro e lo abbiamo visto proprio ieri con lo storico incontro a Panmunjom fra i due presidenti Kim Jong Un e Moon Jae In.

3. E’ un’interferenza nei confronti del Consiglio federale! Assolutamente falso: l’allora Presidente della Confederazione Doris Leuthard ha già dichiarato la sua disponibilità per mediare in Corea e l’ex-ministro degli esteri Didier Burkhalter, in una lettera da lui firmata e indirizzata al Partito Comunista, il 27 settembre scorso, chiariva come la stabilità nella regione fosse una priorità (e sottolineo: priorità!) per il nostro Paese e ha pure ammesso che Berna si è sempre dimostrata disponibile “a intervenire nel suo tradizionale ruolo di mediatore” per trovare una soluzione negoziata in Corea. La risoluzione avrebbe dunque rafforzato gli sforzi diplomatici del Dipartimento di Ignazio Cassis. Peraltro la presenza svizzera in Corea non è solo relativa agli osservatori militari, ma c’è del nostro anche nelle timide riforme economiche di Pyongyang, mi riferisco all’imprenditore svizzero Felix Abt!

Con maggiore lungimiranza politica, insomma, si può rafforzare la neutralità e il prestigio del nostro Paese.

Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.