Xi Jinping invita a Pechino 200 partiti da tutto il mondo

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Il presidente cinese Xi Jinping ha partecipato in prima persona all’incontro internazionale organizzato a Pechino dal Partito Comunista Cinese (PCC) con oltre 200 partiti esteri, provenienti da 120 nazioni, svoltosi sul finire del 2017. Stando alle informazioni fornite da Guo Yezhou, vice-responsabile del Dipartimento delle relazioni internazionali del PCC, il leader cinese ha tenuto una relazione politica durante la cerimonia d’apertura a cui sono seguite intense discussioni ai massimi livelli coi vari ospiti.

Si tratta del primo incontro di questo tipo e la ragione di questa convocazione è la richiesta da parte di alcune organizzazioni politiche da tutto il mondo di avere maggiori informazioni sulle decisioni di valenza globale prese dal 19° Congresso del PCC e sulla strategia di Xi Jinping relativamente al “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” e alle prospettive della Nuova Via della Seta che influiranno tutta l’economia mondiale.

Il segretario generale del PCC, Xi Jinping

Oltre ai padroni di casa, un peso notevole durante i seminari è stato giocato dal Partito Comunista della Federazione Russa di Gennadj Zyuganov, dal Partito Comunista Indiano (Marxista) e dal Partito Comunista del Sud Africa. E non a caso: sono infatti i maggiori partiti comunisti attivi nei BRICS, cioè i paese emergenti che stanno frenando l’imperialismo e che, con i cinesi, stanno costruendo un impetuoso sviluppo economico.

All’evento non hanno però partecipato solamente partiti di ispirazione marxista-leninista o banalmente etichettabili come “filo-cinesi”, ma anche organizzazioni borghesi che intravvedono però nella Cina un partner fondamentale per superare l’egemonia atlantica e coi quali i comunisti cinesi vogliono relazionarsi in modo pacifico. Ad esempio dalla Gran Bretagna della Brexit, il segretario del Partito Comunista Britannico Robert Griffiths stava accanto a una delegazione del Partito Conservatore attualmente al governo. L’invito cinese è stato accettato anche dal Partito Laburista di Jeremy Corbin, ma all’ultimo il suo delegato Tom Watson ha dovuto rinunciarvi. Dalla Turchia, paese membro della NATO ma sempre più in rotta con essa, partecipavano due partiti: i post-maoisti del Partito Vatan guidato da Dogu Perinçek e il partito islamico AKP del presidente Recep Tayyip Erdogan. Dall’Europa si segnala anche, fra gli altri, la partecipazione del Partito Comunista della Finlandia e del Partito Demoratico italiano, fra cui spiccava l’ex-premier del centro-sinistra Romano Prodi; mentre dalla Svizzera il segretario del Partito Comunista, Massimiliano Ay, impossibilitato a recarsi a Pechino, ha inviato una missiva di saluto.

Il membro dell’Ufficio politico del PCC Huang Kunming ha spiegato che ai vertici del gigante giallo si continuerà a seguire il marxismo: “aderiamo e sviluppiamo il marxismo per costruire il socialismo con caratteristiche cinesi e stiamo facendo la giusta scelta nel momento giusto. Come diceva Karl Marx la classe operaia liberando se stessa, libererà l’intera umanità”. Nel contempo il presidente Xi ha rassicurato che il PCC non ha alcuna intenzione di esportare il proprio sistema di governo all’estero.