I comunisti portoghesi spiegano: “patriottismo e internazionalismo sono inseparabili”!

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“Un partito comunista che sottovaluti il quadro internazionale della sua lotta e dimentichi i suoi doveri di solidarietà con gli altri popoli, cade in un ristretto nazionalismo e si condanna all’isolamento e alla sconfitta. Un partito comunista che non ritenga che il suo primo dovere internazionalista è la lotta nel proprio paese, perde il legame con le masse e cade nell’agitazione parolaia inconseguente” – si apre così un editoriale di Albano Nunes apparso sul settimanale “Avante”, organo di informazione del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP), tradotto in italiano su Marx21.

Albano Nunes, membro della Segreteria del Comitato Centrale del PCP

Nunes spiega che in Portogallo si stia vivendo una situazione politica particolarmente originale, in controcorrente rispetto a quanto sta accadendo nel resto d’Europa: il riferimento è il governo socialdemocratico che il PCP ha deciso di appoggiare, ma avverte: “senza una rottura con decenni di politica di destra e con i vincoli esterni, non sarà possibile assicurare lo sviluppo economico, il progresso sociale e la sovranità del Paese. La politica patriottica e di sinistra che il PCP promuove, è indispensabile per un Portogallo con futuro”.

Difendere la sovranità nazionale non è un tema di destra, nonostante ampia parte della sinistra liberal europea lo pensi. Al contrario affrontare “le ingerenze dell’imperialismo, siano esse dell’Unione Europea, della NATO, del FMI o di qualsiasi altra istanza sovranazionale, è un dovere fondamentale: (…) rappresentando un compito patriottico irrinunciabile, la difesa della sovranità nazionale è anche il migliore contributo alla lotta antimperialista e alla causa universale della liberazione dei lavoratori e dei popoli”.

“Lavoro – Diritti – Sovranità”

Ma la lotta della sinistra portoghese non può essere indifferente dal contest mondiale. E’ una questione centrale per impedire di cadere nella prassi amministrativa e priva di prospettiva come vediamo spesso nei partiti socialdemocratici. Il giornalista dell’Avante spiega ad esempio: “nel 1974 il rapporto di forze sul piano internazionale, il processo di distensione in Europa promosso dall’Unione Sovietica e l’alleanza con la lotta dei popoli africani contro il colonialismo portoghese, avevano favorito la Rivoluzione di Aprile (quella che rovesciò il regime fascista portoghese, NdR).

Oggi, al contrario, viviamo le conseguenze della scomparsa dell’URSS e del campo socialista e i tempi sono quelli della resistenza e dell’accumulazione delle forze. Ma attenzione. L’attendismo e la rinuncia alimentati dalla classe dominante per neutralizzare e distruggere le forze rivoluzionarie raccoglierà frutti solo tra coloro che hanno dimenticato le lezioni del passato – il cammino della rivoluzione è fatto di avanzate e ritirate, di vittorie e sconfitte, ma segue sempre una linea ascendente – e hanno smarrito la prospettiva del socialismo”.

Il PCP nega poi il “volontarismo” e rivendica la sua azione politica odierna “basandosi sull’analisi delle contraddizioni e dei limiti storici del capitalismo e della necessità del suo superamento rivoluzionario. E sottolineando che, nonostante tutte le apparenze pessimistiche,  i grandi pericoli dell’offensiva dell’imperialismo coesistono con reali potenzialità di sviluppi progressisti e rivoluzionari”.