A Pechino si è concluso il 19° congresso del Partito Comunista Cinese

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Dal 18 al 25 ottobre si è svolto a Pechino il 19° congresso del Partito Comunista Cinese. I 2280 delegati hanno lavorato intensamente, nel solco delle linee tracciate dal presidente della Repubblica e segretario del Partito Xi Jinping con la chiara determinazione di fare della Cina una nazione sempre più dinamica, innovativa e sviluppata, una nazione capace di svolgere un ruolo centrale nello scenario internazionale attraverso la costruzione di un mondo multipolare e di pace.

Moltissimi sono stati i temi discussi e trattati, tra questi la tassazione locale, la decentralizzazione amministrativa, la permanenza dei diritti sociali (casa, scuola, salute, lavoro) per coloro che si spostano dalle campagne alla città, la trasformazione delle funzioni di governo, l’innovazione scientifica e tecnologica in tutti i settori, dall’agricoltura all’esercito, la modernizzazione e il rafforzamento dell’Armata Popolare di Liberazione, l’impegno ecologico, le infrastrutture viabilistiche e per il trasporto collettivo, la mobilità su bicicletta per le grandi città, la nuova Via della Seta, per mare e per terra, l’impegno in campo culturale contro l’aggressione dei modelli consumistici e per il consolidamento di riferimenti valoriali, in letteratura come nel cinema, coerenti con la solidarietà e la partecipazione promossi dal socialismo.

Xi Jinping rieletto segretario generale del Partito Comunista Cinese

Xi Jinping ha ribadito la centralità del “marxismo del ventunesimo secolo con caratteristiche cinesi”, a segno che l’impegno come direttore della Scuola Centrale di Partito assolto nel quinquennio 2007-12, che ha preceduto il suo incarico alla guida del paese, è all’origine del nuovo sogno cinese, un sogno profondamente marxista. Il presidente aprendo il congresso ha ribadito che “la costruzione del socialismo cinese sta entrando in una nuova era”, in cui la Cina sarà una guida marxista per il mondo. Il congresso ha inserito nello statuto del Partito il “pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, una scelta ribadita nel solco di una continuità riaffermata con la presenza sul palco del congresso degli ex presidenti Jiang Zemin e Hu Jintao, insieme agli ex primi ministri Li Peng, Zhu Rongji e Wen Jiabao.

Il plenum del Congresso

Il nuovo comitato permanente del Politburo, formato da sette persone, include, insieme al presidente e al primo ministro Li Keqiang, Li Zhanshu, presidente dell’Assemblea Nazionale dalla prossima sessione, Wang Yang, ex governatore del Guangdong, ex segretario di Chongqing, già negoziatore internazionale e vice primo ministro, l’intellettuale e ideologo Wang Huning, che ha contribuito e contribuisce alla definizione del pensiero marxista cinese contemporaneo, Zhao Leji, già capo del Dipartimento per l’Organizzazione del Comitato Centrale, ovvero responsabile delle nomine nel governo e nel partito e ora a capo della Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare, la cosiddetta “anticorruzione”, in sostituzione dell’anziano Wang Qishan e infine Han Zheng, segretario del Partito di Shanghai.

Con ogni probabilità Xi Jinping verrà confermato al XX° congresso del 2022, potrà così proseguire la politica intrapresa in questi primi cinque anni ancora per un decennio e coniugare le celebrazioni del centenario della nascita del Partito, previste per il 2021, con quelle per i 75 anni della Repubblica Popolare Cinese nel 2024. Il crescente ruolo internazionale della Cina e le tensioni planetarie hanno convinto il congresso del Partito a intraprendere una scelta di continuità, con la certezza che la collegialità delle decisioni necessita anche di una guida consolidata e riconosciuta.

La sala stampa del Congresso

Peccato che un congresso così importante, per la Cina e per il mondo, abbia raccolto scarso interesse nei media occidentali, sia stampa, sia televisione, le stesse che dei congressi a stelle e strisce, poco cambia se democratici o repubblicani, ci rifilano ore e ore di dirette e quintali di articoli, anche sui tramezzini mangiati dai delegati. Purtroppo dalla Svezia alla Spagna si sono letti i soliti luoghi comuni, che hanno cercato di negare la direzione e il controllo dello Stato in ogni settore dell’economia parlando invece di capitalismo, che hanno negato il senso profondo della cooperazione internazionale promossa dai cinesi dall’Asia all’Africa, all’America Latina, ribadito tra l’altro il sostegno al Venezuela e Cuba, parlando di nazionalismo, che non hanno strumenti per capire la democrazia socialista, che si attua attraverso la partecipazione di tutti i cittadini, dei gruppi e delle associazioni di base nella selezione dei candidati, tanto per il congresso che si è appena svolto, quanto per la selezione dei candidati per le cariche elettive, parlando di neo-autoritarismo.

Non han capito o forse non han voluto capire, visto che il congresso è stato quello di un Partito Comunista e si è chiuso con l’emozionato canto da parte di tutti i presenti dell’Internazionale. Probabilmente troppo per dei media che utilizzano il centenario della Rivoluzione d’Ottobre non per riflettere sulle contraddizioni poste dall’irruzione del marxismo nella storia dell’umanità, ma per celebrare l’ennesimo funerale del comunismo, un funerale che – come ha dimostrato questo congresso – è del tutto fuori luogo.