PV2020: la rivoltante evoluzione della retorica del PS

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“Inizialmente, il Partito socialista ammetteva che l’aumento dell’età pensionabile per le donne era un rospo duro da inghiottire. Ma adesso, si tenta addirittura di far passare la riforma come un vantaggio per le donne di reddito modesto, è rivoltante!”, denuncia Vanessa Monney, sindacalista VPOD Vaud e membro del comitato delle donne contro la PV2020, in questa intervista curata da Juliette Müller per il settimanale romando Gauchebdo.

Nel corso delle ultime settimane, la campagna sulla riforma Previdenza per la vecchiaia 2020, in votazione questa domenica 24 settembre, si è intensificata. Con il risultato del voto ancora in bilico, ci si attiva da una parte e dall’altra per convincere gli indecisi dell’ultimo minuto, spesso brandendo delle montagne di cifre di dubbia provenienza e difficili da decifrare. A sinistra, i vantaggi e gli svantaggi della riforma per le donne sono stati oggetto di un acceso dibattito. Torniamo su questo tema con Vanessa Monney.

Géraldine Savary (Consigliera agli Stati PS/VD) affermava di recente su Le Temps che “per la maggior parte delle donne e soprattutto per quelle più povere”, la PV2020 “è una vittoria su tutti i punti”. Come risponde a queste affermazioni?

Vanessa Monney: Constato un’evoluzione sorprendente nei discorsi dei pesi massimi del PS e dell’Unione sindacale svizzera. All’inizio, ammettevano che l’aumento dell’età pensionabile per le donne era “un rospo da inghiottire”. Ma più la campagna avanza, più la riforma viene presentata come un progresso per le donne di reddito modesto! È rivoltante! Il consigliere nazionale Roger Nordmann (PS/VD), tra i vari, ha tirato fuori una serie di esempi assortiti di cifre. Peccato solamente che la situazione dei casi precisi da lui scelti migliori solo in maniera impercettibile, e questo malgrado che i calcoli da lui effettuati non tengano conto né dell’anno di contributi supplementare e di rendita in meno di cui dovranno fare la spesa le donne, né dell’aumento dei contributi da versare durante tutta la vita attiva sia sul primo che soprattutto sul secondo pilastro. E non tengono conto nemmeno degli effetti dell’abbassamento del tasso di conversione del secondo pilastro o dell’aumento dell’IVA. L’aumento dei contributi LPP in particolare verrà a pesare su dei salari già molto bassi, questo per investire in un secondo pilastro che continua a ridursi. Ciò che rappresenterebbe un vero passo avanti, sarebbe d’investire questi contributi non nel secondo ma nel primo pilastro. E bisogna anche sapere che i famosi 70 franchi supplementari non beneficeranno che alle persone che avranno versato i loro contributi durante 44 anni senza interruzioni. Non sono dunque garantiti per tutte e per tutti.

Il PS afferma che le donne potranno continuare a andare in pensione a 64 anni con la stessa rendita, se non addirittura con una migliore. Cosa ne pensa?

Continuare ad andare in pensione a 64 anni non è una vittoria, visto che è già possibile farlo oggi. Vorrebbe dire mantenere uno status quo che per le donne già non è ottimo, visto che percepiscono delle rendite del 37% inferiori a quelle degli uomini. Se le rendite di certe donne dovessero aumentare di qualche franco, non si tratterebbe certo di un regalo, visto che dovrebbero pagarlo a caro prezzo, sia con l’aumento costante dei contributi versati durante tutta la loro vita attiva che con l’anno intero di lavoro supplementare di cui dovranno sobbarcarsi. Va ricordato inoltre che l’aumento dell’età pensionabile per le donne porterà a dei risparmi di 1.3 miliardi di franchi. Se le donne fossero davvero le vincitrici di questa riforma, i risparmi del pacchetto PV2020 non verrebbero fatti a loro spese! Questi calcoli un tanto al chilo dei sostenitori della riforma hanno inoltre qualcosa di cinico, visto che nascondono che per i bassi redditi si parla di rendite (primo e secondo pilastro messi insieme) di circa 2000 franchi, vale a dire delle rendite che sono estremamente basse e che continueranno a esserlo. Le persone implicate perderanno tra l’altro in prestazioni complementari quello che “guadagneranno” con l’AVS.

E per quel che concerne l’accesso facilitato al secondo pilastro per le donne che lavorano a tempo parziale?

In realtà, la soglia d’entrata al secondo pilastro resterà la stessa: bisognerà guadagnare sempre 21’5000 franchi all’anno per poter versare i contributi al secondo pilastro. Le persone che già adesso versano i loro contributi, lo faranno per una parte maggiore del loro salario, ma il montante dei contributi del secondo pilastro peserà sui bassi salari in modo più importante. Ci sarà un miglioramento più che altro per le persone che accumulano i tempi parziali, che potranno allora versare i contributi sui loro due redditi messi insieme. Ma sono dei casi fortemente minoritari!

Si sente spesso, da parte del PS, che in caso di rifiuto della PV2020 ci si deve attendere il peggio…

Se in parlamento dovesse passare una soluzione peggiore di quella oggi in votazione, come la pensione a 67 anni per tutti, un referendum sarebbe facilmente vinto perché la popolazione non accetterebbe mai un tale aumento dell’età pensionabile. È contrario ad ogni buon senso, visto che è sempre più difficile trovare lavoro dopo i 60 anni. In ogni caso, lo status quo è migliore della PV2020.

Cosa pensare della presunta urgenza di riformare l’AVS?

L’AVS dispone di un fondo di riserva di 44 miliardi di franchi e fino ad oggi si è rimasti nelle cifre nere quasi tutti gli anni. Le previsioni allarmiste concernenti il suo finanziamento si sono sempre rivelate esagerate. C’è tempo più che a sufficienza per mettere in piedi una riforma migliore di questa. È possibile che la situazione peggiori da qui al 2030 con l’arrivo alla pensione dei baby boomers, ma potrebbe anche trattarsi di una situazione transitoria. Infine, va sottolineato che ci potrebbero essere diversi modi di finanziare l’AVS. La prima sarebbe di pagare alle donne dei salari corretti, il che porterebbe automaticamente a più contributi. Una tassa sui dividendi potrebbe ugualmente essere presa in considerazione. In generale, non è che manchino i soldi: è semplicemente una questione politica!

Ha l’impressione che le donne siano state tradite dalle direzioni del PS e dei sindacati?

“Tradite” non è il termine corretto. Personalmente, non ho mai avuto l’impressione che le donne fossero la preoccupazione principale delle direzioni del PS o dell’USS. Alain Berset ha introdotto sin dall’inizio l’aumento dell’età pensionabile per le donne nel suo progetto di riforma. Penso che il fatto che il progetto sia portato avanti da un socialista abbia avuto un’influenza nefasta sulle posizioni del PS e dell’USS. Ma c’è anche un fatalismo impressionante da parte della sinistra istituzionale per quel che concerne la possibilità di cambiare i rapporti di forza al di fuori dell’arena parlamentare. Le concessioni fatte sono sempre più gigantesche, e le contropartite sempre più deboli. Questo porta a confondere completamente i punti di riferimento di quelli che dovrebbero essere i valori difesi dalla sinistra. Con la PV2020, l’USS si allinea con un aumento dell’età pensionabile, rimettendo così in discussione una delle più importanti rivendicazione sindacali, vale a dire la difesa della diminuzione del tempo di lavoro!

Qual è il suo ultimo argomento per convincere coloro che non hanno ancora votato?

A partire dai 55-60 anni, moltissime persone stentano a ritrovare un lavoro, lo vediamo tutti i giorni. In più, la durezza di una gran parte delle professioni spinge le persone al limite. Di fronte a questa situazione, la soluzione non è certo di andare verso un aumento dell’età pensionabile, al contrario! Si deve andare verso una diminuzione del tempo di lavoro e meglio ripartire le ricchezze.

Fonte: Gauchebdo, 21 settembre 2017
Trad. it.: Damiano Bardelli