Das Kongo Tribunal: tiepida e disimpegnata denuncia o reale contributo nella lotta all’imperialismo occidentale?

in Africa/Internazionale/Opinione/Speciale Pardo 2017 di

Tra le pellicole degne di nota di questa 70esima edizione del Festival internazionale del film di Locarno vi è senza dubbio Das Kongo Tribunal di Milo Rau (Svizzera 2017, 100’). Questo vivace e godibile documentario ha il merito di affrontare un tema spinoso e attuale, quello delle violenze e delle privazioni subite dalla popolazione della Repubblica democratica del Congo (RDC), di cui si vengono correttamente ricercate le cause nell’avido sfruttamento delle risorse minerali da parte delle multinazionali occidentali.

Dando voce alle numerose vittime di questo lucroso commercio (minatori locali estromessi dalle grandi compagnie minerarie, contadini privati della propria terra, civili massacrati dalle bande armate attive nella regione, ecc.), il regista elvetico riesce a mettere in luce un lato oscuro e generalmente nascosto dello sviluppo tecnologico globale: le tragedie vissute dalla popolazione congolese derivano infatti dalla lotta per l’accaparramento di materie prime (quali il coltan o la cassiterite) essenziali per la fabbricazione di cellulari, computer, tablet, ecc. Benché il film – ed in particolare l’attività del Congo Tribunal – sembri essere riuscito a produrre dei risultati concreti sul terreno (risvegliando le speranze dei cittadini congolesi e ispirando la creazione di altri tribunali “simbolici” che giudicassero le atrocità perpetrate a danno dei civili), ci sembra però  necessaria una certa prudenza nel giudicare l’impatto che questo potrebbe esercitare sulla sinistra occidentale e sulla sua improrogabile reazione al fenomeno trattato.

Smarcandosi esplicitamente dalla veste essenzialmente politica assunta a suo tempo dal Tribunale Russell-Sartre sui crimini di guerra in Vietnam e in Cile e richiamandosi piuttosto all’attività della Corte penale internazionale dell’Aia (sulla cui imparzialità persistono ancor oggi dei seri dubbi), Milo Rau sembra quasi abdicare dal ruolo di formazione e mobilitazione delle coscienze che pure il documentario pare voler reclamare. Lasciando numerosi contraddittori senza alcun esito chiaro e mettendo in secondo piano la sessione berlinese del Congo Tribunal (che pure condanna istituzioni come l’Unione Europea e la Banca Mondiale!), il film non risponde ad alcuni interrogativi centrali per la comprensione delle dinamiche e degli interessi in gioco nella RDC (come suggeriscono anche altri commentatori). Il documentario si svolge così senza indagare a fondo le contraddizioni presenti nel Paese (ci si limita a “sponsorizzare” un quantomeno ambiguo rappresentante dell’opposizione, sorvolando i peculiari equilibri politici venutisi a creare negli ultimi anni), né tantomeno il contesto geopolitico globale (caratterizzato da un’accesa lotta per il controllo delle risorse minerarie, nella quale la Cina gioca un ruolo fondamentale). Non si giunge perciò ad un verdetto definitivo che identifichi dei chiari responsabili, benché fosse sufficiente richiamare la sintetica quanto attuale analisi proferita da Patrice Lumumba nel suo discorso per l’indipendenza del 1960: “Il nocciolo del problema sta nel fatto che gli imperialisti vogliono adoperare le ricchezze del nostro paese e continuare a sfruttare il nostro popolo”.

In definitiva, Das Kongo Tribunal ci sembra un film più che valido, che sviluppa delle riflessioni di fondo assolutamente condivisibili su un tema che merita senza dubbio di essere trattato… Ma che d’altra parte rischia di non rispondere alle esigenze di ricostruzione del movimento anti-colonialista in Occidente (come invece ambiva a fare il Tribunale Russell-Sartre), assolvendo quelle “anime belle” della sinistra “imperiale” più volte rivelatasi perfettamente funzionale agli interessi delle potenze atlantiche (vedi: D. Losurdo, La sinistra assente, Carocci 2014), e giustificando altre parti della sinistra occidentale ad astenersi dalla costruzione di rapporti di forza concreti, e non puramente simbolici, in favore della lotta per l’emancipazione dei popoli emergenti (nella quale non può venir elusa la partecipazione di un paese di lunga e consolidata esperienza come la Cina…).

Zeno Casella, classe 1996, è coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA). Dal 2016 è consigliere comunale a Capriasca per il Partito Comunista, di cui è pure membro del Comitato Centrale.