Clinton o Trump? “Meglio farsi inculare con un ramo o con un ferro bollente?”

in Opinione/Speciale Pardo 2017 di

Gee, would I rather be ass raped with a tree branch or a hot poker?

È con questa disillusa e rassegnata domanda che potremmo riassumere l’animo di buona parte dei protagonisti di A campaign of their own di Lionel Rupp (Svizzera 2017, 74’), un documentario che è riuscito a portare al Festival di Locarno un interessantissimo spaccato umano di quella pur così mediatizzata campagna per la nomination democratica di Bernie Sanders. Questa vivida testimonianza, imperniata sulla personale esperienza di Jonathan Katz (un attempato ma appassionato attivista “sanderista”), rivela però non solo le aspirazioni, le speranze e le frustrazioni ma anche le contraddizioni e gli stessi limiti di quel composito movimento fautore di una political revolution che rinnovasse il campo progressista a stelle e strisce.

Percorrendo dall’interno la campagna per le primarie democratiche, il film mostra come in effetti la semplice buona volontà non sia per nulla sufficiente per il raggiungimento del successo, se non coniugata alla costruzione di una vera e propria organizzazione d’alternativa: disordinati, spontaneisti e rinchiusi nelle logiche volutamente esclusive del Partito democratico (ben evidenziate nella denuncia delle manipolazioni del Comitato nazionale e della privazione del diritto di voto dei non iscritti alle primarie), i militanti della political revolution non riescono a darsi una struttura capace di influenzare concretamente i rapporti di forza, arrivando a scontrarsi frustrati perfino con la decisione – perfettamente prevedibile e annunciata – del proprio leader di sostenere la candidata ufficiale del partito.

Tale disorganizzazione, subordinata alle volontà dell’apparato liberal, è d’altra parte anche alla radice della disfatta democratica alle presidenziali e del relativamente rapido silenzio del movimento anti-Trump sviluppatosi lo scorso inverno. Accaparrandosi l’elettorato popolare, la middle class industriale, e il messaggio anti-establishement di Sanders, il tycoon ha sottratto il terreno sotto ai piedi del Partito democratico (leggi), la cui strategia di reazione è stata solo in un primo momento quella della mobilitazione, ripiegando poi sul confronto nell’amministrazione (ora dominato dal famigerato Russiagate). Il profondo scollamento tra le fasce popolari e le istanze che se ne vorrebbero le rappresentanti diviene quindi sempre più palese allo stesso interno della “sinistra”, così come l’urgenza di un’inversione di rotta: che dire, forse a Jonathan Katz e compagni farebbe bene rispolverare un po’ di Lenin…

(Articolo concessoci dalla redazione di #politicanuova, che ringraziamo)