Eppure una volta gli Stati Uniti e la Corea del Nord si parlavano…

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Nel contesto di grave tensione militare nella penisola coreana e i toni incandescenti dell’inquilino della Casa Bianca Donald Trump, il ruolo della Cina potrebbe essere molto importante al fine di evitare una guerra. Il Partito Comunista Cinese sta infatti lavorando per ricostruire l’arduo dialogo tra Pyongyang e Washington.

Madelein Albright, ministro degli esteri USA nel 2000 a Pyongyang
Madelein Albright, ministro degli esteri USA nel 2000 con l’allora leader nordcoreano Kim Jong Il

E’ fattibile? Forse, anche se è tutt’altro che facile! Un precedente storico in sé esisterebbe, e cioè l’accordo del 1994 firmato dall’ex-presidente statunitense Bill Clinton e l’allora leader nordcoreano Kim Jong Il. Quell’accordo avrebbe sostanzialmente quasi smantellato il contestato programma nucleare della Corea del Nord e avrebbe contribuito a normalizzare i rapporti fra il piccolo paese socialista e gli USA.

Il governo nordcoreano aveva infatti accettato che si creasse sul proprio territorio nazionale un consorzio guidato dagli americani (!) che avrebbe gestito due impianti nucleari a fini civili, questo per sopperire alle oggettive carenze energetiche della Corea del Nord. Il paese asiatico accettava di congelare i suoi reattori nucleari ad acqua pesante alimentati a grafite. A ciò si sarebbe dovuto aggiungere la fine delle sanzioni economiche e ulteriori accordi per evitare, da entrambe le parti, l’uso di armi atomiche.

Molte promesse però non mantenute, quelle di Washington, che hanno spinto Kim Jong Il a promuovere la sicurezza nazionale. Nel 2002 l’accordo si ruppe: la dottrina guerrafondaia di George W. Bush prevalse, inserendo il paese asiatico nel presunto “asse del male” e minacciandolo direttamente dalla Corea del Sud. Da qui la reazione di Pyongyang nell’investire tutto sulla difesa militare e il programma di deterrenza nucleare. Riusciranno ora i cinesi a stemperare la crisi?