Le donne non devono votare: è l’ordine divino!

in Cultura+Eventi/Speciale Pardo 2017 di

Presentato nella sezione Panorama Suisse, il film della regista Petra Volpe – già vincitore del Prix de Soleure alle Giornate di Soletta e in corsa per gli Oscar 2018 come rappresentante della Svizzera – racconta con accuratezza, ironia e profondità una storia importante per il nostro Paese.

Il film si apre con le immagini della rivoluzione sessantottina in varie parti del mondo che raccontano la mobilitazione delle donne per la libertà sessuale e la parità di genere. Ma nel piccolo villaggio della svizzera tedesca dove vive Nora, interpretata da una bravissima Marie Leuenberger, una giovane casalinga sposata con due figli, la rivoluzione di quegli anni non sembra essere arrivata. In seguito a una discussione con il marito circa la possibilità di riprendere a lavorare per un’agenzia di viaggi, cosa che le viene negata dal consorte, Nora entra in contatto con il mondo militante delle attiviste per il diritto di voto e di eleggibilità delle donne previsto per il 7 febbraio 1971. Conoscerà altre donne – in particolare una barista e ristoratrice italiana, che spingerà le donne del villaggio allo sciopero (poi represso) grazie anche alla tradizione culturale, e una anziana militante che aveva vissuto il fallimento del 1959, che la accompagneranno in un viaggio alla scoperta dei diritti delle donne e di sé stessa, travalicando anche le barriere moralistiche che opprimevano la sessualità e il piacere femminile.

961698La storia raccontata da Petra Volpe è assolutamente necessaria per una nazione che ha visto il suffragio universale femminile, a causa delle resistenze di Appenzello Interno, introdotto a tutti i livelli solo grazie all’intervento del Tribunale federale nel 1990 e diventato effettivo il 28 aprile 1991. Il voto del 1971 arriva ben 53 anni dopo la Germania, 52 dopo l’Austria, 27 dopo la Francia e 26 dopo l’Italia. Lungo lo sviluppo del film, lo spettatore può seguire la protagonista nella progressiva presa di coscienza della condizione femminile attraverso le tematiche riguardanti i diritti civili, sociali e politici. Non va scordato che le discriminazioni lavorative erano (e sono) importanti – ancora oggi le donne guadagnano mediamente circa il 20% in meno dei loro colleghi uomini (!) – e impedivano lo sviluppo della parità di genere attraverso lo status lavorativo e il reddito. La parità di genere attraverso il lavoro, sebbene siano state sfondate alcune barriere, è oggi sotto attacco anche a causa della riduzione delle prestazioni del Welfate State, che veicola modelli di vita e relazioni familiari attraverso le sue politiche. Non solo parità di genere però: nell’epoca del precariato vanno rivendicate buone condizioni di lavoro da parte di tutti, tenendo insieme gli interessi generali e particolari come collettività di lavoratori.

Il lungometraggio della Volpe ci insegna anche un’altra cosa. Se è vero che “il privato è politico”, è anche vero che “il politico non è il privato”. Solo attraverso la lotta e le rivendicazioni di carattere collettivo le donne sono riuscite ad ottenere il diritto di voto (per quanto riguarda la Svizzera, pensiamo anche alla legge sul divorzio e a quella sull’interruzione volontaria di gravidanza nell’Italia degli anni Settanta). Oggi il senso di quella frase, che sottolineava come l’egemonia culturale si estendesse ben oltre i caratteri della vita pubblica coinvolgendo le relazioni familiari e personali – mai staccate dal mondo in cui sono inserite – è stato stravolto. È il privato ad avere preso il centro del discorso pubblico: il sociologo americano Sennett scriveva già nel 1977 de «Il declino dell’uomo pubblico». Oggi i politici e la politica sono giudicati e si espongono quasi solo attraverso la propria vita personale (mediata dai social network), mentre il carattere eminentemente politico delle loro scelte e decisioni viene spesso messo in secondo piano. Il film ci insegna invece che a contare è (anche) l’assunzione pubblica delle proprie scelte, decisioni e convinzioni, anche se in minoranza rispetto all’opinione dominante.

Simone Romeo, classe 1993, è laureando in scienze dell’educazione. Giovanissimo, è stato consigliere comunale di Locarno per il Partito Comunista. Collabora con Sinistra.ch fin dalla fondazione nel 2010.