Addio, (internazionale e filmesca) Locarno bella

in Editoriali/Eventi ricreativi, culturali e artistici/Opinione/Speciale Pardo 2017 di

Il cambio del nome del “Festival Internazionale del Film di Locarno” in “Locarno Festival” è passato talmente in sordina che anche chi scrive ci ha messo un po’ ad accorgersene. Nel settantesimo anno della rassegna cinematografica locarnese assistiamo a una svolta significativa, rispetto alla storia del Festival, che intraprende direzioni ambigue e lascia moltissimo spazio ai dubbi.

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Il festival non è più …del film, e nemmeno internazionale?!

Nanni Moretti – regista e attore al quale proprio il Festival dedicò una retrospettiva nel 2008 – nel suo meraviglioso film del 1989, “Palombella Rossa”, è protagonista di uno sfogo con una giornalista per il linguaggio da lei utilizzato. Al culmine dell’arrabbiatura, lo storico personaggio morettiano Michele Apicella le grida “Come parla! Come parla! Le parole sono importanti! Come parla!”. Il riferimento, evidentemente, era in quel caso ai mutamenti del linguaggio politico e giornalistico di quegli anni, con un focus particolare anche ai cambiamenti intervenuti nel Partito Comunista Italiano – anche nelle parole – che due anni dopo (a proposito di nomi) al congresso di Rimini sarebbe diventato il Partito Democratico della Sinistra, al quale si sarebbe affiancato quello dei contrari alla scelta, Rifondazione Comunista.

Michele Apicella (forse non più Nanni Moretti) però potrebbe avere da ridire anche rispetto alla scelta del Festival. Nella situazione odierna, dove la confusione regna sovrana, dove le identità sono fluide (citando un importante sociologo e filosofo scomparso quest’anno come Zygmunt Bauman), dove economia e marketing la fanno da padrone su ogni scelta anche culturale, e dove assistiamo a una sempre più pesante omologazione della cultura sul piano planetario, la scelta di togliere dal nome la parola “film” e quella “internazionale” rischia di essere un clamoroso autogol.

La gestione della “laRotonda – il villaggio del Festival”, del “Locarno Garden – il giardino del Festival”, così come l’ampliamento dei giorni di proiezioni, concerti e Dj set che, secondo il comunicato stampa, arricchiscono “l’offerta a 360° dell’evento”, non possono certo sostituire l’internazionalità e il carattere prettamente cinematografico della rassegna locarnese. Certo, sembra trattarsi solo di un cambio del nome – visto il mantenimento dell’offerta internazionale di pellicole – ma si tratta comunque di una dichiarazione di intenti che sbiadisce un’identità forte costruita lungo sette decenni di storia.

Si tratta di temi fondamentali, tanto più oggigiorno, dove la dimensione dell’internazionale (anche questa dileguatasi con Apicella) è sotto attacco, e assistiamo alle difficoltà di un’arte, quella cinematografica, in declino di contenuti e importanza culturale da diversi anni. Speriamo quindi che questa scelta non finisca per tradursi in una riduzione di questi due caratteri, nella direzione di un generico Festival, che a quel punto diventerebbe certamente poco attrattivo per le persone che da tutto il mondo (guarda un po’) raggiungono anche con sforzi economici Locarno, per poter godere di una rassegna cinematografica unica e riconosciuta in tutto il mondo.

Simone Romeo, classe 1993, si è laureato in scienze dell’educazione. Giovanissimo, è stato consigliere comunale di Locarno per il Partito Comunista. Collabora con Sinistra.ch fin dalla fondazione nel 2010.