Dopo il referendum presidenzalista “vinto” da Erdogan, come si pone la sinistra turca?

in Internazionale/Medio Oriente/Speciale Turchia di

La Turchia del futuro sarà una repubblica presidenzialista, molto più accentratrice di quanto finora conosciuto in altri paesi con il medesimo sistema istituzionale (Stati Uniti, Brasile, Sudafrica, Cipro, ecc.).

“Il referendum è finito. Il risultato non è legittimo, e questo è un dato indiscutibile. Ma adesso la gente deve concentrarsi sulla vita reale. Questo popolo non è unito, né nelle fabbriche, né nelle officine, né nelle università, né nei quartieri” – spiega Kemal Okuyan, segretario generale del Partito Comunista di Turchia (TKP). Quest’ultimo partito vuole ora lanciare dei comitati di base contro il presidenzialismo, prioritariamente rivolgersi a coloro che hanno votato No, perché non bisogna perdere l’energia di questi elettori: “se solo una decima parte di chi ha rifiutato la riforma fosse organizzato, tutto sarebbe diverso”. Il socialismo – conclude Okuyan – è necessario e i tempi sarebbero maturi.

Dal canto suo il post-maoista Partito VATAN, il primo partito che tramite l’avvocato Mehmet Cengiz ha inoltrato ricorso contro gli esiti del referendum, invita la popolazione alla calma. Il presidente del partito Dogu Perinçek ha spiegato che scendere in piazza adesso significherebbe fare il gioco degli USA che vogliono spingere il paese nella guerra civile, aizzando un conflitto fratricida. Mentre invece bisogna approfittare – secondo Perinçek – del calo di popolarità di Erdogan e delle contraddizioni interne al partito governativo AKP per costruire una nuova unità fra la popolazione intorno ai valori comuni della Rivoluzione repubblicana di Mustafa Kemal Atatürk.

Il socialdemocratico Partito Repubblicano del Popolo (CHP) dopo aver contestato Erdogan sta ora ragionando di allearsi con la potente setta di Fethullah Gülen, per contrastarlo. La strategia del leader del CHP Kemal Kiliçdaroglu sembra essere quella di combattere un islamista detestato da mezzo paese come Erdogan con un altro islamista ma amico degli USA e dell’Unione Europa: una scelta a dir poco azzardata che sta creando malumori nel più grande partito di sinistra del paese, erede della tradizione kemalista. Alleato del CHP in questa strategia vi è il partito filo-curdo HDP ma anche il piccolo Partito Socialista Operaio di Turchia (TSIP).