Contro le case farmaceutiche o contro la scienza? Cosa fa la sinistra?

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In questi giorni si sta molto dibattendo nella vicina Italia – e conseguentemente in parte anche in Ticino – sulle vaccinazioni, a seguito del decreto ministeriale relativo all’obbligo delle stesse. Si tratta di una decisione provocata dal calo della copertura vaccinale, dovuta a chi irresponsabilmente – preso da complottismi vari – arriva a giocare con la salute dei bambini. Premetto che non è mia intenzione analizzare il caso specifico italiano, ma piuttosto partire da lì per generalizzare il discorso.

Qui nessuno sostiene allarmismi medici o campagne di vaccinazioni non necessarie, così come non si vuole gettare discredito sulla medicina naturale complementare; bisogna tuttavia far chiarezza, perché a sinistra c’è non poca confusione in questo ambito.

C’è chi pensa che essere “rivoluzionari” sia andare contro tutto e tutti, creare sfiducia generalizzata fra la popolazione nei confronti della società, sostenere le tesi più strampalate purché siano “contro il sistema”. E’ una tendenza assurda che riguarda soprattutto una certa sinistra estremista, accecata da un imbarazzante “anti-capitalismo” primitivo. Ma vi è anche una parte della sinistra moderata che ci casca, spinta piuttosto da concezioni spiritualiste, non meno “modaiole” delle prime.

Il marxismo, cioè il socialismo scientifico, è invece l’esatto opposto di tutto questo! Leggere la realtà unicamente attraverso il conflitto di classe contro le multinazionali della farmaceutica significa avere i paraocchi: la giustissima lotta per una medicina democratica non può infatti avvenire sostenendo le campagne anti-scientifiche che creano un clima di sospetto generalizzato contro medici, ricercatori e scienziati. Anche perché, peraltro, i vaccini costituiscono in sé al massimo il 3% del mercato farmaceutico globale. Il grande capitale farmaceutico, insomma, potrebbe addirittura guadagnare di più con i medicamenti somministrati a chi si ammala proprio per aver rifiutato le vaccinazioni!

Una lotta contro “BigPharma” condotta in questa maniera superficiale alla fine sarà controproducente. E lo sarà in primo luogo proprio per la sinistra e per i suoi valori di progresso. Soprattutto nel clima odierno in cui da un lato vanno forte ciarlatani di ogni genere che pretendono di guarire in modo “alternativo” e dall’altro non mancano pressioni politiche per ridurre le coperture assicurative in ambito sanitario, ecc. Cavalcare una campagna anti-vaccini nel clima di relativismo oggi imperante nella società post-moderna è insomma funzionale al sistema poiché favorisce l’individualismo, rovina il senso di comunità, ma soprattutto distrugge il pensiero razionale. Una battaglia profondamente retrograda (e, in questo caso, anche pericolosa per il diritto alla salute) a cui come comunisti non ci prestiamo.

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Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista (Svizzera). Dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.