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Tassa sul sacco: a favore del cittadino, dei comuni e dell’ambiente

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Il prossimo 21 maggio saremo invitati ad esprimerci in merito alla tassa cantonale sul sacco. Infatti, all’approvazione del Parlamento del novembre 2016 di alcune modifiche della Legge cantonale di applicazione della legge federale sulla protezione dell’ambiente (LALPAmb), è stato promosso un referendum.

È giusto però chiarirlo una volta per tutte: il Referendum non ha mai messo in discussione la tassa sul sacco in sé. Non si tratta di decidere se i ticinesi vogliono la tassa sul sacco sì, oppure no, come invece sembra voler far credere il comitato referendario. Sostenendo il no, si chiede solamente di annullare la decisione del Parlamento cantonale di stabilire un prezzo unico cantonale per il sacco dei rifiuti.

Dunque, la possibilità di evitare l’introduzione in tutti i Comuni della tassa sul sacco è mera utopia usata in modo puramente sloganistico dai promotori del Referendum, dato che il principio della sua introduzione è di carattere federale e la sua prescrizione data già alcuni anni.

La decisione di novembre del Parlamento ticinese non è altro che un allineamento ai principi di legalità in materia di protezione dell’ambiente, il quale però arriva con grande ritardo, dato che sono decenni che le vigenti prescrizioni in materia non sono rispettate da molti Comuni ticinesi. I già datati principi federali prescrivono ragionevolmente l’adozione di un sistema di finanziamento dello smaltimento dei rifiuti basato sul principio di causalità, il quale garantisce l’obiettivo della salvaguardia dell’ambiente premiando i cittadini per il loro impegno a favore dell’ambiente.

La tassa sul sacco non è altro che una tassa “incentivante”, che incita cioè un comportamento virtuoso, stimolando i cittadini a separare il più possibile i loro rifiuti. I dati statistici lo dimostrano chiaramente: laddove si garantisce ai cittadini di pagare solo per i rifiuti da loro stessi prodotti, si riscontra un beneficio non solo ecologico ma anche finanziario per la collettività. L’esperienza insegna che l’introduzione della tassa sul sacco garantisce una diminuzione dal 35% al 50% dei rifiuti bruciati all’Inceneritore di Giubiasco, con un parallelo incentivo alla separazione dei rifiuti.

Anche a livello finanziario questa operazione è virtuosa: smaltire i rifiuti solidi urbani all’Inceneritore costa ai Comuni circa 180.- a tonnellata, mentre i rifiuti come vetro, carta, alu e vegetali, che proprio la tassa sul sacco incentiva a separare, hanno un costo di smantellamento che varia dai 5.- ai 38.- a tonnellata. Un vantaggio quindi anche per i Comuni, sempre più tartassati dai maggiori sforzi richiesti dal Cantone, e dunque di rimando un benefico anche per tutti i cittadini.

Allo scopo di garantire l’aspetto sociale sarà importante trovare forme di compensazione efficaci per quelle famiglie che non possono fare a meno di utilizzare in modo importante i sacchi dei rifiuti (come ad esempio le famiglie con bambini piccoli) ad esempio garantendo loro quantitativi adeguati di sacchi gratuiti, come già avviene nei Comuni con la tassa sul sacco.

I cittadini hanno il diritto di pagare solo per i rifiuti da loro stessi prodotti. Non applicare la tassa causale sul sacco significa negare questo diritto. Votiamo dunque SÌ il prossimo 21 maggio.

Alessandro Lucchini, economista, è vice-segretario del Partito Comunista della Svizzera Italiana e membro della World Association of Political Economy (WAPE). Consigliere comunale di Giubiasco dal 2012 al 2017 è oggi membro del legislativo comunale di Bellinzona.