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“L’Occidente pensa di isolare la Russia, in realtà isola se stesso!”. Ad ammetterlo fu persino Silvio Berlusconi!

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E’ almeno dal 2014 che i comunisti svizzeri, ma anche quelli italiani, ripetono la prospettiva strategica di aprirsi ai paesi emergenti, ai BRICS in particolare fra essi la Russia di Vladimir Putin, e di svincolarsi invece dai diktat del sistema atlantico. Il resto della sinistra, da quella socialdemocratica a quella più massimalista, si è invece gradualmente posta contro questa prospettiva, rafforzando così di fatto l’imperialismo americano.

A battere questa sinistra su temi come la pace e la cooperazione è stato però almeno fin dal 2015 nientemeno che l’ex-premier italiano Silvio Berlusconi. Alcuni analisti, non a caso, ritengono che Berlusconi – il cui sponsor stava a Washington – sia stato spodestato quando iniziò a portare Roma a stringere relazioni con i i governi non graditi a USA e UE: Lukashenko, Gheddafi, ecc. solo per citarne due.

Putin commemora la vittoria sovietica contro il nazismo
Putin commemora la vittoria sovietica contro il nazismo

“Caro direttore – inizia così la lettera che l’ex-primo ministro italiano inviò due anni fa al Corriere della Sera – l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente (…). La scelta di non essere presenti a Mosca è prima di tutto una mancanza di rispetto al contributo decisivo della Russia alla vittoria su Hitler nel 1945”. Naturalmente Berlusconi non è diventato comunista, e ci tiene subito dopo a sottolineare la sua avversione a leader sovietico Josif Stalin, ma il suo resta un commento di buon senso di fronte ai due partiti maggiori del centrosinistra italiano: sia il Partito Democratico sia Sinistra-Ecologia-Libertà oggi divenuta Sinistra Italiana sono schierati sul fronte anti-russo e filo-europeista.

“Quello che stiamo commettendo è un errore di prospettiva” – dichiara Berlusconi. “Quella tribuna sulla piazza Rossa, sulla quale di fianco a Putin siederanno il Presidente cinese, il Presidente indiano, gli altri leader dell’Asia, non certificherà l’isolamento della Russia, certificherà il fallimento dell’Occidente. Davvero pensiamo, dopo decenni di guerra fredda, che sia una prospettiva strategica lucida quella di costringere la Russia a scegliere l’Asia e non l’Europa? Crediamo che questo renderà il mondo un luogo più sicuro, più libero, più prospero?”.

Concetti simili appartengono anche ad Alessandro Lucchini e Fosco Giannini che nella loro risoluzione “Pace e multipolarismo: per una nuova cooperazione internazionalista”, firmata di recente, congiuntamente a nome rispettivamente dei comunisti svizzeri e del Partito Comunista Italiano (leggi).

E poi continuava ancora Berlusconi: “Nell’attuale scenario geo-politico l’Occidente ha di fronte due sfide, quella economica delle potenze emergenti dell’Asia e quella politica e militare dell’integralismo islamico. Per sostenere queste sfide è fondamentale avere la Russia dalla nostra parte”, in sostanza quanto scritto nella risoluzione del gennaio 2015 del Partito Comunista svizzero che invitava Berna “a normalizzare immediatamente le relazioni diplomatiche e di cooperazione economica con il Governo nazionale della Repubblica Araba di Siria, l’unico che può e ha la volontà di contrastare il terrorismo islamico nella regione (…) e intavolare con Damasco e la Russia un partenariato per la sicurezza”.