Austerità: fermare il circolo vizioso, rispondere con propositività!

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Tagli e sgravi fiscali sono ormai protagonisti della scena politica cantonale da molti anni alla stregua delle politiche economiche di austerità adottate dall’Unione Europea. Non dobbiamo dunque stupirci che anche a febbraio ci dovremo chinare proprio su questi temi. Tagli e sgravi fiscali sono due facce della stessa medaglia con conseguenze dirette sul peggioramento delle condizioni di vita della fasce popolari.

In Ticino da qualche decennio va di moda il mantra delle “casse vuote”. Pensavamo che con la fine dell’era Masoni e lo scoppio della crisi del 2008 fosse finita questa mala-politica, e invece la tendenza resta sempre quella di privatizzare i profitti e di socializzare le perdite.

Mai una volta che si ammetta da parte dei partiti borghesi che è stata proprio la politica degli sgravi fiscali degli anni passati ad aver indebolito le finanze cantonali per fare regali agli amici degli amici e a un’imprenditoria a basso valore aggiunto che tiene in ostaggio lo sviluppo economico del nostro Cantone.

Con la scusa delle “casse vuote” negli ultimi dieci anni la maggioranza parlamentare e il governo hanno tagliato 61 volte nel settore sanitario e sociale per 120 milioni di franchi all’anno. Ogni anno un nuovo attacco è fatto passare con la scusa della “simmetria dei sacrifici”. Alla faccia della simmetria: a pagare le presunte “casse vuote” sono state sempre le fasce più deboli della popolazione, le famiglie dei ceti popolari, i lavoratori, gli anziani e gli studenti, questi ultimi peraltro sempre più spesso costretti a emigrare fuori cantone una volta terminata la formazione.

Oltre ai tre referendum contro i tagli, a livello federale dovremo pronunciarci anche sulla Riforma III sull’imposizione delle imprese, la quale contribuirà a svuotare le casse ancora di più, così che in futuro si potranno proporre altri tagli in un circolo vizioso che bisogna finalmente fermare. Una possibilità per farlo è proprio il voto del 12 febbraio.

Il Partito Comunista sia al di fuori delle istituzioni, sia in Granconsiglio ha bocciato la manovra di rientro, il preventivo (e lo boccerà nuovamente!), perché si tratta sempre di misure di classe, cioè inique socialmente, inutili per il rilancio economico e l’occupazione. È peraltro notizia di qualche giorno fa, la volontà da parte del “triciclo” partitico di effettuare altri 20 milioni di tagli. In questo modo non si fa altro che esasperare un clima di sempre maggiore instabilità sociale. Per questa ragione il nostro impegno a difesa delle fasce più deboli della popolazione deve durare anche dopo febbraio ed essere propositivo: già sin d’ora il Partito Comunista afferma di voler bocciare anche l’iniziativa parlamentare del Partito Liberale Radicale che chiede al Parlamento una “riduzione a tappe dell’imposizione fiscale degli utili delle aziende passando progressivamente dal 9% al 6,5%”. Per il Partito Comunista, ben al contrario, le casse dello Stato vanno piuttosto riempite attraverso una Tassa dei Milionari, una legge patrimoniale su scala nazionale, che colpisca le grandi fortune.

Alessandro Lucchini, economista, è vice-segretario del Partito Comunista della Svizzera Italiana e membro della World Association of Political Economy (WAPE). Consigliere comunale di Giubiasco dal 2012 al 2017 è oggi membro del legislativo comunale di Bellinzona.