Quando si scomodano i potenti

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Lo scorso 15 ottobre ho visto con piacere che il signor Cleto Muttoni, presidente della sezione ticinese della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC), ha scritto, sulle pagine del Corriere del Ticino, una replica ad un mio articolo – intitolato “Il frontaliere che ci ruba il lavoro” – nel quale spiegavo le modalità con cui molti padroni che operano nell’edilizia assumono i lavoratori frontalieri, tentando così di sfatare l’immagine del frontaliere che ci ruba il lavoro, la quale è purtroppo uno stereotipo molto diffuso anche a causa di campagne dispregiative come “Bala i ratt”.

Nell’articolo si parlava d’un fantomatico signor Mario, muratore diplomato di Verbania, che veniva assunto in Ticino come manovale, così da costare quasi 1000 franchi in meno sulla busta paga erogata da chi lo ha assunto.

La replica di Muttoni apre con delle considerazioni sul fatto che io – vista la giovane età – non sappia nulla del settore dell’edilizia, il quale secondo il presidente della SSIC Sezione Ticino è regolamentato come nessun altro settore, grazie al Contratto Nazionale Mantello (CNM) e alle commissioni paritetiche.

Innanzitutto va detto, per correttezza d’informazione, che il CNM – contrariamente a quanto dice Muttoni – non ha 82 articoli ma 67 e le appendici non sono 14 ma 13. Il fatto che il presidente della SSIC ticinese non conosca tali questioni (cosa molto grave) pone qualche dubbio sul fatto che il settore edile sia estremamente controllato; se a questo aggiungiamo che nelle ultime settimane i sindacati abbiano abbandonato la riunione della commissione paritetica, proprio perché non si volevano discutere approfonditamente le irregolarità registrate, il quadro della situazione è chiaramente problematico. Riguardo a queste irregolarità, basta aver letto l’ultima denuncia del sindacato UNIA, apparso sulla stampa negli scorsi giorni, per accorgersi della gravità della situazione.

Certo è che anche ai sindacati vanno mosse delle critiche; il modus operandi assolutamente concertativo – da sempre criticato dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), in quanto organizzazione con un’impronta di lotta e di classe – va probabilmente accantonato, visto i pessimi risultati portati negli ultimi vent’anni, in favore di un modello di sindacalismo che sia più combattivo e meno propenso a calare le braghe di fronte alle organizzazioni padronali (questo succede anche perché ci sono molti interessi comuni: si vedano i soldi che un sindacato riesce ad incassare firmando un contratto collettivo). Naturalmente, per poterlo fare, bisogna finirla con il mero sindacalismo da scrivania, per il quale il sindacato è sostanzialmente visto come uno sportello, e ricominciare a stare fra i lavoratori, così da renderli partecipi, dando all’organizzazione una struttura democratica e di base.

Tornando alla replica del signor Muttoni, da parte mia va riconosciuto sia il fatto che in Ticino vi sono anche padroni onesti (ma non per questo i loro interessi sono gli stessi dei lavoratori), sia che la SSIC Ticino si è distanziata in modo condivisibile dai forti attacchi mossi ai frontalieri.

Su quest’ultima questione mi permetto però di sollevare alcuni dubbi sul fatto che all’interno della SSIC rimangano comunque attivi imprenditori della destra populista e razzista. Non sarà mica che ai piani alti della SSIC – anche se ufficialmente l’hanno criticata – faccia comodo una campagna come quella di “Bala i ratt”, che spinge i lavoratori a “scannarsi” fra loro senza quindi accorgersi che per migliorare le proprie condizioni occorre muoversi uniti contro l’organizzazione padronale? Se il signor Muttoni si è scomodato per replicare a una persona che “vista l’età” ha una “mancanza di conoscenza del settore dell’edilizia”, la risposta probabilmente è sì.

Mattia Tagliaferri, coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)

Fonte: “Corriere del Ticino”, 11.11.2010