Hillary Clinton. Da AreaLiberale al Partito Comunista: fisionomia di una signora della guerra

in Internazionale/Nord America di

Uno è liberista, l’altro è marxista. Ma se parlano di Stati Uniti una cosa li accomuna: odiano la candidata democratica Hillary Clinton e vedono nel candidato repubblicano Donald Trump il famoso “meno peggio”.

Il deputato di AreaLiberale Paolo Pamini al portale “TicinoLibero.ch” dichiara infatti che “Trump è un protezionista, dunque non un politico liberale. Non mi dispiace per un motivo semplice, nonostante le proposte illiberali che sta lanciando: eleggerlo potrebbe essere l’occasione di evitare la terza guerra mondiale, perché ridurrebbe l’impiego militare statunitense all’estero. Non condivido neppure l’idea del muro col Messico, però da liberale lo voterei pensando alla politica estera. Se gli USA provocassero seriamente la Cina scoppierebbe la terza guerra mondiale e allora sì che le libertà finirebbero in cantina…”.

Il deputato del Partito Comunista Massimiliano Ay al portale “Sinistra.ch” afferma: “Se fossi cittadino statunitense voterei naturalmente la candidata della sinistra di opposizione, Gloria La Riva, censurata da tutti i media: l’unica con un programma coerente contro la guerra e per la giustizia sociale. Ma se mi costringete a dire cosa penso dei due candidati di cui tutti parlano, affermo senza ombra di dubbio che il peggior candidato in assoluto è Hillary Clinton: il suo fanatismo imperialista e guerrafondaio è estremamente pericoloso anche per la nostra sicurezza. Di Trump, invece, non condivido chiaramente le sparate razzistoidi, ma quando si esprime a favore della cooperazione pacifica con la Russia e la Cina dice qualcosa di estremo buon senso”.

clinton_caceresMa non pensa il granconsigliere comunista che Hillary Clinton rappresenti comunque un’opportunità storica per i diritti delle donne? “Hillary Clinton come Segretaria di Stato USA è indirettamente corresponsabile proprio dell’assassinio  della militante femminista Berta Caceres in Honduras che si opponeva al golpe voluto da Washington. Io peraltro faccio un’analisi politica, non di genere! Una candidata legata alle grandi corporations degli armamenti alleata  coi sauditi è sinonimo di progresso solo perché donna? Non credo! Il Partito Comunista, anzi, in una sua dichiarazione in occasione dell’8 marzo aveva diramato una nota in cui spiegava che Hillary Clinton è espressione di un femminismo aziendale, neoliberale, discriminatorio e guerrafondaio che riproduce in chiave riverniciata tutti gli schematismi patriarcali contro cui si sollevarono le fautrici dell’emancipazione femminile”.