Con Mandarano, contro Graziani, per un’Italia antifascista

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In occasione dell’approssimarsi della festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il direttivo della Stampa Estera di Milano ha promosso un importante incontro con l’avvocato Francesco Mandarano, legale delle famiglie vittime delle stragi di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema, impegnato da alcuni anni in una meritoria battaglia contro il monumento al criminale di guerra e genocida Rodolfo Graziani, generale italiano con responsabilità gravissime, dalle torture allo sterminio di massa delle popolazioni civili, all’uso di gas vietati dalle convenzioni internazionali, tutto questo in Etiopia, in Libia, in Eritrea e in Somalia, nonché ministro della guerra nella Repubblica Sociale Italiana, con responsabilità diretta in atrocità e stragi contro i partigiani e i civili.

F. Mandarano con D. Rossi
F. Mandarano con D. Rossi

Nel 1950, dopo aver scontato una esigua pena, il criminale fascista condannato per abominevoli reati contro l’umanità viene liberato e si stabilisce ad Affile, fuori Roma, partecipando attivamente alla vita politica e diventando presidente onorario del partito neofascista MSI, carica che ricopre fino alla sua morte sopraggiunta nel 1955. Nel 2012 il sindaco di estrema destra d’Affile erige con soldi pubblici un monumento in memoria di Rodolfo Graziani, da allora l’avvocato Mandarano, storico per passione, suo il libro dedicato al valoroso partigiano fiorentino Bruno Fanciullacci, medaglia d’oro della Resistenza, ha iniziato una appassionata opera di sensibilizzazione contro il vergognoso monumento di Affile, sul quale ha scritto il libro: “Onoriamo un traditore!”.

L’incontro è stata l’occasione per ricordare anche il mitico Omar Al Mukhtar, capo della Resistenza libica contro l’aggressione italiana, immortalato in uno splendido film, “Il leone del deserto” del 1981, da Anthony Quinn, pellicola vietata in Italia per intervento dell’esercito italiano che lo ha bloccato attraverso il ricorso alla censura.  Ugualmente si è fatta memoria di alcuni grandi italiani, principalmente comunisti, che nel momento dell’aggressione italiana all’Etiopia, nel 1935, hanno scelto di combattere a fianco degli etiopi. A guidarli Ilio Barontini già studente dell’Accademia Militare “Frunze” a Mosca, insieme a Mao Ze Dong nei primi anni ’30 in Cina, dove ha imparato le tecniche della guerriglia, quindi in Spagna a capo del Battaglione Garibaldi, tra i suoi uomini milita il giovane Giovanni Pesce che ne conserverà sempre un eroico ricordo, quindi in Etiopia, addestratore dei membri locali della Resistenza antifascista etiope, insieme a Domenico Rolla e al triestino Anton Ukmar, con i quali edita “La Voce degli Abissini”, combattivo foglio indirizzato agli italiani, civili e militari, impegnanti nell’occupazione dell’Etiopia, con il chiaro intento di renderli consapevoli dell’abominio del fascismo e del colonialismo e aiutarli a ribellarsi.

Uomini come Barontini, che poi sarà partigiano in Italia, meritano monumenti, perché grazie ad essi l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e nata dalla Resistenza antifascista. Criminali come Graziani meritano soltanto la condanna della storia e il castigo dell’oblio.

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