Festival del film e Israele: vecchie storie che fanno riflettere

in Editoriali/Opinione/Speciale Pardo 2015 di

Fa molto pensare la recente collaborazione del Festival Internazionale del Film di Locarno con il Fondo Israeliano per il Cinema, legato al Ministero della cultura e degli affari esteri del governo sionista di Tel Aviv. Un’amministrazione, questa, responsabile di continui bombardamenti e ingiustificate vessazioni a scapito della popolazione palestinese, la quale non ha altra colpa se non quella di trovarsi geograficamente sul territorio che Israele sta colonizzando. In effetti le continue costruzioni di nuovi insediamenti coloniali israeliani su territorio occupato palestinese e le numerose violazioni delle convenzioni dell’ONU in merito ne sono la dimostrazione più lampante.

È dunque legittimo chiedersi: fino a che punto un evento culturale promosso e finanziato anche dal nostro Cantone, con quasi due milioni di franchi annui, possa così acriticamente decide di cooperare con un ente governativo (e sottolineo: governativo!) che da anni mette in atto una sistematica pulizia etnica ai danni della popolazione palestinese. Un invasore armato intima a civili di abbandonare la propria casa con lo scopo di raderla al suolo per mezzo di una ruspa ed in seguito costruirvi sopra una villa per i coloni: questo è ciò che succede ogni giorno nei territori occupati in Palestina.

Francesco Vitali
Francesco Vitali

Anche in Ticino troppi esponenti delle istituzioni cercano di giustificare la loro amicizia verso lo Stato retto da Netanyahu sostenendo come Israele sia presuntamente “l’unica democrazia del Medio Oriente”. In realtà lo Stato di Israele di democratico non ha molto: al di là delle similitudini di stampo razzista con il passato regime sudafricano dell’apartheid, vorrei ricordare la vicenda di Mordechai Vanunu. Quest’ultimo personaggio, oggi 61enne, lavorava come ingegnere alla centrale nucleare di Dimona (nel Neghev), ufficialmente adibita ad uso civile, ma in realtà inserita in un programma per la fabbricazioni di bombe atomiche. Nel 1986, recatosi a Londra, decise di rivelare con tanto di prove fotografiche al noto quotidiano britannico “Sunday Times” (non propriamente filo-palestinese!) che il governo di Israele stava segretamente fabbricando ordigni nucleari, fatto che peraltro era già risaputo, ma mai ammesso ufficialmente dalle autorità di Tel Aviv. Nello stesso anno agenti dei servizi di informazione sionisti, il Mossad, rapirono Vanunu a Roma e lo trasportarono, drogato e rinchiuso in una valigia, in Israele, dove fu arrestato e processato per tradimento e spionaggio. La sua condanna fu di 18 anni di carcere, di cui ben 11 in isolamento! Nel 2004 fu rilasciato con il divieto di utilizzare internet, telefoni cellulari e impedendogli di avere contatti con cittadini stranieri. Vanunu rivelò di aver subito in carcere torture psicologiche e ha cercato varie volte di poter lasciare il paese, invano.

Possiamo definire Israele uno Stato come un altro? Possiamo giustificare delle forme di cooperazione accademiche e culturali con enti governativi legati a questo sistema di potere? Di sicuro il Festival di Locarno avrebbe potuto perlomeno mostrare maggiore tatto, ad esempio dando spazio ai cineasti israeliani ostacolati proprio dalla loro Cineteca di Stato, promuovendo espressioni della cultura audiovisiva palestinese, distanziandosi dal grave operato non solo politico ma anche di repressione culturale operato dai sionisti. Questa sensibilità non c’è stata, ed è un peccato perché il Pardo ha invece una tradizione coraggiosa e non pronta ai poteri forti che andrebbe difesa.

Francesco Vitali, candidato al Consiglio Nazionale per il Partito Comunista (lista 12)