Emmanuil Evzerichin, fotografo della Russia di Stalin

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Lo stabilimento industriale di Torviscosa in una foto d'epoca
Lo stabilimento industriale di Torviscosa in una foto d’epoca

Italiana solo dal 1866, fino al 1915 Torre di Zuino si è trovata sul confine con gli austroungarici, per essere poi conquistata da questi dopo Caporetto. Quando nel 1936 i comunisti italiani lottavano con gli etiopi contro l’invasore esercito fascista e la Società delle Nazioni imponeva giuste sanzioni contro l’aggressione italiana alla libera Etiopia, la Snia Viscosa arrivava a Torre di Zuino, avviando un monumentale progetto di rifacimento urbano, impiantando una fabbrica di cellulosa derivata dalla canna, difficile da trattare e sbrigativamente sostituita, dopo l’invasione della Jugoslavia, dagli alberi proditoriamente disboscati in quella terra dagli occupatori fascisti. Torre di Zuino allora diventa Torviscosa e ancora oggi una parte delle attività produttive è rimasta nella cittadina. L’attuale meritoria amministrazione progressista ha organizzato per il secondo anno una mostra dedicata ai fotografi sovietici. L’anno scorso ad Arkadij Shaikhet, quest’anno a Emmanuil Evzerichin dal titolo “La Russia ai tempi di Stalin”.

La mostra ospitata in un vasto spazio museale che ripercorre anche la storia della cittadina e degli stabilimenti, è davvero capace di restituire la determinazione, la forza, l’orgoglio del primo stato socialista del Novecento. Gli scatti di Evzerichin, fotografo per passione quando era ancora diciottenne e poi passato alla TASS, noto per le fotografie della battaglia di Stalingrado, vissuta da lui in tutta la sua eroica e trionfale durezza, mostrano la quotidianità di un popolo che costruisce l’emancipazione delle masse proletarie e progredisce con un decisivo miglioramento delle condizioni di vita di tutti.

Nuotatrici
Nuotatrici

Il sorriso e l’entusiasmo, colti nella loro naturalezza, sui volti dei giovani pionieri di un campo estivo, così come su quello di bellissime nuotatrici del gruppo sportivo della “Dinamo” in riva alla Moscova, raccontano di una società che era partecipe dell’edificazione socialista e consapevole del ruolo internazionale del primo stato al mondo di operai e contadini. Le fotografie raccontano le fabbriche, gli edili sulle impalcature, ma anche i cappelli svolazzanti delle signore che nel centro di Mosca comperano i gelati ai figli, così come le automobili di grossa cilindrata e di produzione sovietica fuori dal teatro Bol’šoj.

Il popolo sovietico viene poi ritratto nella guerra vittoriosa contro il nazifascismo e nella successiva ricostruzione, forte della nascita del campo socialista. Dalla Cina a Berlino, da Belgrado a Pyongyang, nuove nazioni condividono ideali e progetti per un’umanità eguale.

La mostra, che prosegue fino al 4 ottobre 2015, è un’ottima occasione per conoscere il socialismo lontano dagli stereotipi della propaganda mediatica dominante. È tuttavia auspicio che possa essere presentata in altre parti d’Italia e nel Canton Ticino, perché la potenza che promana da ogni scatto racconta il mondo sovietico con forza sincera ed inusitata.

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Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.