L’ex-ministro senegalese Amath Dansokho: “l’arroganza occidentale favorisce l’islamismo”!

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Il politico senegalese Amath Dansokho, 77 anni, è una delle più note personalità della sinistra africana. Fino al 2012 è stato segretario generale del Partito per l’Indipendenza e il Lavoro (PIT), un’organizzazione di orientamento comunista nata inizialmente con il nome di Partito per l’Indipendenza Africana, che si diffondeva in modo transnazionale in vari paesi dell’Africa centrale come raggruppamento della sinistra anti-coloniale.

Dal 1993 al 1998 Dansokho è stato ministro per la politica dell’alloggio e della pianificazione urbana durante un governo di centro-sinistra in alleanza con i socialdemocratici in Senegal e dal 2000 ha guidato l’opposizione al governo di Abdoulaye Wade, che si era sottomesso ai diktat neo-liberisti delle potenze occidentali e del Fondo Monetario Internazionale. Nel marzo 2012 il Senegal torna nella mani del fronte progressista e Dansokho viene nominato “consulente speciale” del nuovo presidente Macky Sall.

Riprendiamo qui in maniera sintetica un’intervista apparsa sul quotidiano comunista francese “L’Humanité” ripresa dal settimanale “Unsere Zeit” del 17 gennaio 2014 edito dal Partito Comunista Tedesco (DKP).

1) Con l’operazione “Sangaris” la Francia si è nuovamente impegnata in un intervento militare nel continente africano. Come valuti questo atteggiamento di “gendarme dell’Africa”?

amath-dansokho-profile-pictureApparentemente era una bella cosa. Questi Stati erano confrontati con situazioni catastrofiche e la Francia si è mostrata come una potenza in lotta contro gli omicidi e le repressioni dei jihadisti, che volevano imporre il loro modello di società con la violenza. Ecco perché inizialmente l’intervento francese era visto positivamente. Oggi tuttavia anche molti presidenti ritengono che il gioco dei francesi sia sporco in quanto proteggono gruppi islamisti armati nel Mali settentrionale e l’impressione è che questo serva loro per facilitare l’esportazione delle risorse energetiche ai danni dello Stato centrale del Mali.

2) Com’è possibile che degli Stati possano crollare come se fossero castelli di carta?

Sono Stati artificiali, che non hanno mai avuto delle forti infrastrutture politiche e sociali e che non si sono costituiti per un processo storico interno: sono state le potenze occidentali a crearsi le proprie sfere di influenza, senza badare ai popoli e alle loro rispettive storie. Non a caso le forme statali che conosciamo sono tipicamente ereditate dal periodo coloniale.

3) In Senegal, quando il clan di Wade ha preso il potere, poteva esplodere la violenza. Ciò non è accaduto e grazie a un ampio movimento di massa è stato eletto Macky Sall. Come valuti i primi provvedimenti di questo governo?

Alcuni parlano di “eccezione senegalese”, ma io preferisco essere più cauto perché se non ci muoviamo con intelligenza rischiamo una catastrofe. In Senegal c’è una cultura democratica che ci è servita per costruire il consenso sulla base di un programma unitario e sconfiggere Wade, il quale non avendo nemmeno il sostegno dell’esercito ha dovuto accettare il verdetto delle urne. Ora si deve rompere con il passato concretamente, continuare la lotta alla corruzione. Tuttavia ciò non basta: bisogna confrontersi con i problemi che attanagliano quotidianemente i cittadini a causa della crisi sociale e affrontare gli oligarchi. Parallelamente a ciò bisogna occuparsi del servizio pubblico che è stato distrutto dalle politiche liberali appoggiate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, che hanno spinto la popolazione nella miseria.

4) Come si relazione il Senegal con l’integralismo islamista?

La crisi economica si fa sentire e la popolazione è indignata dall’atteggiamento delle potenze occidentali arroganti e irrispettose dei diritti dei cittadini. Questo noi aiuta: in Senegal vige una cultura islamica fraterna, ma di fronte ai problemi i giovani stanno diventando sempre più sensibili ai discorsi del predicatori islamisti.