Gli studenti zurighesi si ribellano: “giù le mani dalla nostra università!”

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(c) Foto di Marin Mikelin (2009)

ZURIGO – Quanto successo in altre cinquanta università europee si è sviluppato sotto forme diverse anche negli atenei svizzeri. Ciò che conformizza l’accaduto in tutta Europa sono i motivi della protesta. Gli studenti, dall’Austria alla Spagna, non possono più chinare la testa e sottostare all’ennesima privazione del piacere di imparare. Hanno voluto quindi alzare la voce, far sentire la loro disapprovazione a questo che è un altro tentativo di mercificazione dell’istruzione.

A Zurigo, da dove scrivo e studio, tutto è iniziato martedì 17 novembre alle ore 15.15 con la prima manifestazione che ha raccolto davanti all’edificio centrale circa 500 studenti. L’atmosfera era quella delle migliori, canzoni e striscioni arricchivano il grigio pomeriggio zurighese, e si sentiva che qualcosa d’importante doveva succedere. L’assembramento si è infatti ben presto spostato sempre più all’interno dell’edificio fino ad arrivare all’occupazione dell’aula principale dello stabile alle ore 17.15. Si è iniziato ad appendere striscioni alle pareti e si è subito capito che per un po’ di tempo quell’aula non sarebbe più servita per le semplici lezioni.

Al grido “Uni Zurich ist besetzt!” inizia la prima assemblea degli studenti occupanti, dove diversi di noi hanno potuto spiegare l’importanza del movimento di ribellione, dell’unità degli studenti contro le ipotesi di privatizzazione. Si sono creati i gruppi di lavoro che per tutte le giornate hanno avuto il compito di trattare le diverse tematiche dell’occupazione. Tali gruppi si sono impegnati nei lavori organizzativi più fondamentali, come la cucina e l’ordine, così come naturalmente dell’attività politica (dai volantinaggi alle discussioni sui temi dell’istruzione e dell’imperialismo). Quest’organizzazione è sembrata fin da subito utile. Il giorno dopo, il volantinaggio si è spostato anche agli altri stabili dell’Università, dove la protesta era fino a quel momento solo un vociferare fra i corridoi, e il gruppo dei media ha rilasciato interviste sui principali giornali zurighesi e alle radio della città.

Le rivendicazioni degli studenti sono state all’ordine del giorno di ogni assemblea, dove, a mio modo di vedere, quasi esageratamente erano ridiscusse a ogni occasione. Si sono svolti momenti di solidarietà reciproca e collaborazione con gli altri studenti in lotta di Berna, come ad esempio una diretta in streaming via Internet, dove sia gli studenti di Zurigo sia quelli di Berna hanno potuto assistere a una conferenza tenuta dal professore berlinese Alex Demirovic sul tema dei danni causati dalla riorganizzazione neoliberale della scuola.

Nonostante i lati positivi, credo tuttavia che sia mancato fin da subito il ruolo guida di un gruppo capace di essere un po’ più organizzato e meno spontaneista. Lo StuRa, il parlamento studentesco dell’università, è stato completamente incapace di svolgere questo ruolo nel movimento di massa creatosi, anzi, è stato completamente assente nei momenti principali dell’occupazione, facendo nascere forme di spontaneismo e assemblearismo che hanno portato a elementi di tendenza anarchica ad avere l’egemonia.

In ogni caso l’occupazione ha avuto il consenso della base, che riesce a portare ancora mentre scrivo circa 200 persone per la proiezione di un film-documentario di Matthieu Chatallier e Daniele de Felice. La speranza principale è che questi momenti possano trovare forme di continuità della lotta anche dopo l’occupazione.

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Alessandro Lucchini, economista, è vice-segretario del Partito Comunista (Svizzera) e membro della World Association of Political Economy (WAPE). Dal 2012 è consigliere comunale, attualmente nella città di Bellinzona.