Una lotta per la dignità del lavoro, una lotta di classe!

in Officine FFS di Bellinzona di
Il mondo alla rovescia: il ministro “socialista” Leuenberger che difende il neo-liberismo, il vescovo che incita gli operai a scioperare, un sindaco borghese che si siede sui binari per bloccare il traffico dei treni. Sulla scalinata della chiesa in Piazza Collegiata a Bellinzona, addirittura, uno striscione rosso dove campeggia la scritta “Sì all’autogestione”. Eppure non siamo a Caracas, ma nella capitale del Canton Ticino, città storicamente liberale, con i comunisti allo 0,9%. Un direttore di scuola media, membro del PLR e colonnello dell’esercito scende in piazza con la balestra di Tell e in diretta TV impreca contro i “nuovi balivi”. Smantellare le Officine di Bellinzona significa danneggiare infatti non solo tutto il tessuto socio-economico del Cantone, ma togliere persino un tassello della stessa unità nazionale.

Cosa è successo?
Il 23 febbraio la Berner Zeitung pubblica un articolo che lascia stordito tutto il Ticino: vi si annuncia che una speciale task force incaricata di riportare il bilancio della FFS Cargo SA nelle cifre nere, prevede una riduzione dei costi di 80 milioni di franchi, cancellando circa 400 posti di lavoro e chiudendo le Officine di Bellinzona, ridistribuendo a Yverdon la manutenzione delle locomotive, a Olten quella dei vagoni ed esternalizzando a ditte private il resto. Secondo alcuni osservatori si sta progettando una joint-venture con le Ferriere Cattaneo SA del senatore Dick Marti. Una forma indiretta di privatizzazione. La notizia impressiona, ma fino ad un certo punto: mentre ancora pochi mesi fa il PS insistevano nel dire che un’ipotesi del genere era puro estremismo, i comunisti non hanno mai cessato di sottolineare come i segnali fossero fin troppo chiari: il blocco degli investimenti, il blocco delle assunzioni e il conseguente afflusso di operai interinali, l’assunzione temporanea di un direttore, lo zurighese Roland Kuster, privo di conoscenze del settore ferroviario ma noto per essere un esperto nel liquidare aziende, ecc. non potevano lasciare indifferenti. “Avete narcotizzato gli operai” prorompe rivolta all’attendismo sindacale Saida Cozzaglio, comunista, moglie di un ferroviere e nipote di un partigiano. “Mi vergogno di essere socialdemocratica” esclama un’altra donna direttamete coinvolta dopo aver ascoltato alla radio le parole di Moritz Leuenberger.
La resistenza
Il comitato “Giù le mani dalle Officine” presieduto da Gianni Frizzo non ha perso tempo e si è subito attivato: “Non fare un passo indietro nemmeno per predere la rincorsa” ha promesso il leader operaio! I binari in entrata e uscita del sito industriale sono saldati, picchetti operai garantiscono la sicurezza delle officine occupate, anche di fronte a crumiri inviati dall’esterno. E poi una grande manifestazione a Bellinzona, con 8000 persone in piazza e l’arciprete che fa suonare le campane delle chiese in segno di solidarietà hanno segnato l’importanza di questa lotta storica. Nelle Officine l’aria che si respira è di determinazione e lotta, ma anche di amicizia: tanta la gente comune che porta aiuti in natura, i bambini accompagnati dai maestri, persino musicisti che si esibiscono. Intanto, mercoledì 13 marzo si sono incontrati i vertici delle FFS, il governo ticinese e Leuenbeger: “Le ferrovie sospenderanno le misure di risanamento se i dipendenti di Bellinzona torneranno al lavoro” è stata la promessa. I lavoratori hanno però subito fatto sapere: “non ci fidiamo, lo sciopero continua”! La rivedicazione è una sola: non sospedere, ma rinunciare del tutto alla ristrutturazione!
La solidarietà degli studenti
Immediata è stata la solidarietà dai giovani: il Sindacato Indipedente degli Studenti e Apprendisti (SISA), nel quale sono attivi un alto numero di giovani comunisti, ha organizzato un’astensione dalle lezioni nei licei di Bellinzona, Mendrisio e Locarno: quasi 200 scolari hanno occupato i treni e si sono poi recati in corteo alle Officine, dove sono stati accolti dagli applausi degli operai. I lavoratori hanno poi organizzato una visita guidata agli stabilimenti ferroviari per i giovani visitatori che hanno così goduto di una lezione alternativa di civica.
Un sindaco in prima linea
Molto attivo il sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni: “il sentimento che il Ticino stia diventando il museo dei fallimenti della politica di gestione delle imprese della Confederazione è molto forte e ricco di prove concrete” – ha detto – “sul territorio sono disseminati immobili faraonici vuoti, costati decine di milioni di franchi e pieni di promesse fasulle”. Il sindaco ha poi attaccato le privatizzazioni: “Oggi vogliamo gridare soprattutto il nostro disappunto alle ristrutturazioni sciagurate che hanno smantellato gran parte delle strutture pubbliche a favore di realtà private, che offrono sempre meno garanzie per i lavoratori”. Dopodiché ha spiazzato tutti mettendo un vincolo pianificatorio che congela per sempre qualsiasi speculazione immobiliare delle FFS su un terreno che vale circa 180 milioni di franchi. Il Municipio di Bellinzona ha poi stanziato un credito di 100’000 franchi al fondo di sciopero.

Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.