La Corea del Sud arresta anziano dirigente pacifista

Ro Su Hui è il vicepresidente del Comitato per la Riunificazione pacifica della Corea, un’organizzazione presente sul territorio di ambedue le Coree. Ro è cittadino della “Repubblica di Corea”, cioè la Corea del Sud (capitalista), ma ha voluto visitare la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC), cioè la Corea del Nord (socialista).

Tale viaggio è assolutamente vietato dal regime sudcoreano, che considera i patrioti e i pacifisti coreani che chiedono la riunificazione della loro nazione senza ricorso alla armi alla stregua di traditori e terroristi. Insomma se la RPDC al nord ha costruito una società socialista pur con varie difficoltà e molte contraddizioni, demonizzata da tutti, al sud gli Stati Uniti hanno imposto un protettorato, una loro colonia, da oltre mezzo secolo. Gli USA sono inoltre costantemente nelle acque che circondano la penisola coreana con navi che trasbordano ordigni nucleari, favorendo continuamente provocazioni contro la sovranità nazionale del nord.

Ro Su Hui è stato di recente a Pynongyang, la capitale della RPDC socialista, dove ha potuto visitare il paese, intrattenersi con esponenti della società civile e delle organizzazioni di massa nordcoreane, e in varie occasioni pubbliche ha parlato a favore della riunificazione pacifica e senza imposizioni delle due Coree. La Corea del Nord ribadisce da sempre la sua volontà di unificare la penisola sulla base di una confederazione che permetta al nord di rimanere socialista e al sud di mantenere il libero mercato, a patto che gli USA concedano la piena indipendenza al paese e tolgano i loro militari dalla parte meridionale. Ipotesi, questa, scartata categoricamente sia dal governo sudcoreano che da Washington.

Al termine della sua visita Ro Su Hui ha deciso di tornare a casa, in Corea del Sud, attraversando la frontiera decisa dall’armistizio di oltre mezzo secolo fa, simboleggiando così la necessità di mettere fine a oltre 60 anni di divisione. Non appena messo piede su territorio sudcoreano l’attivista è stato però aggredito dagli agenti della polizia politica sudcoreana accompagnati dai marines statunitensi che occupano il paese. L’anziano pacifista è stato malmenato e posto agli arresti per aver violato la Legge di Sicurezza Nazionale della Corea del Sud che vieta ai suoi cittadini non solo di viaggiare nella parte settentrionale del paese, ma soprattutto di pronunciare discorsi politici volti alla riconciliazione nazionale e alla stipulazione di un accordo di pace (che vada oltre il fragile armistizio). Oggi Ro si trova nelle prigioni della CIA, il servizio segreto di Barak Obama, e di lui non si sa più niente.

Questa legge – che una volta era addirittura chiamata “Legge anti-comunista” – vieta ai cittadini sudcoreani persino di avere contatti con famiglie o cittadini della parte nord della penisola, così come di possedere o diffondere qualsiasi materiale, testo, audio o video proveniente dalla Corea del Nord che in qualche modo “favorisca” la RPDC o che sostiene l’idea della riunificazione nazionale. Solo nel 2010 più di 80mila pagine sono state censurate da internet in Corea del Sud e 82 persone incriminati. La medesima legge, che la comunità internazionale, gli USA e l’UE, considera assolutamente legittima, in realtà è servita per condannare a morte migliaia di comunisti fin dagli anni ’40. Attualmente centinaia di dissidenti di sinistra al regime (da tutti considerato democratico) di Seoul sono in carcere per delitti assurdi come “possedimento di musica nordcoreana” (5 anni di reclusione, se la musica è solo strumentale) oppure “lettura di autori proibiti” (fra i quali non solo scrittori comunisti del Nord, ma anche il noto linguista nordamericano di simpatie libertarie Noam Chomsky). Alla faccia della libertà al sud e della censura al nord, come vorrebbero gli stereotipi dei TG delle televisioni occidentali.