Chi sta dietro al tentativo di golpe in Ecuador?

in America latina/Internazionale di

Organizzazioni finanziate da USAID e NED spingono per l’allontanamento del Presidente Correa, attraverso il sostegno al colpo di Stato promosso da settori della polizia ecuadoriana, profondamente infiltrata dagli Stati Uniti.

Un nuovo tentativo di golpe contro un paese dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) attenta all’integrazione latinoamericana e all’avanzata dei processi di rivoluzione democratica. La destra è all’attacco. Il suo successo nel 2009 contro il governo di Manuel Zelaya le ha infuso energia, forza e fiducia nel suo assalto contro i popoli e i governi della rivoluzione in America Latina.

Le elezioni di domenica 26 settembre in Venezuela, sebbene abbiano registrato la vittoria in particolare del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), hanno ceduto degli spazi alle più reazionarie e pericolose forze di destabilizzazione che sono al servizio degli interessi imperiali. Gli Stati Uniti sono riusciti a collocare alcuni loro elementi chiave nell’Assemblea Nazionale del Venezuela, fornendogli una piattaforma per avanzare nei loro piani cospirativi al fine di soffocare la democrazia venezuelana.

Il giorno seguente le elezioni in Venezuela, la leader della pace in Colombia, Piedad Córdoba è stata destituita come Senatrice della Repubblica della Colombia dalla Procura nazionale, sulla base di accuse e prove false. Ma l’attacco contro la senatrice Piedad simbolizza un attacco contro le forze del progresso in Colombia che cercano soluzioni vere e pacifiche al conflitto bellico che dura ormai da più di 60 anni.

E ora, giovedì 30 settembre, l’Ecuador ha vissuto la minaccia del golpe. Poliziotti insubordinati hanno preso possesso di varie installazioni nella capitale Quito, creando caos e panico nel paese. Sostenevano di protestare contro una nuova legge approvata dall’Assemblea Nazionale, che secondo loro avrebbe tagliato i loro benefici lavorativi.

Il Presidente Rafael Correa, nel tentativo di risolvere la situazione, si è diretto dai poliziotti insubordinati, ma è stato attaccato con il lancio di oggetti contundenti e bombe lacrimogene, che gli hanno causato una ferita alla gamba e un principio di asfissia per il gas. E’ stato trasportato all’ospedale militare della città di Quito, dove in seguito è stato sequestrato e gli è stato impedito con la forza di uscire.

Nel frattempo i movimenti popolari hanno invaso le strade di Quito reclamando la liberazione del loro Presidente, rieletto democraticamente l’anno scorso con un’immensa maggioranza. Migliaia di ecuadoriani hanno alzato la loro voce in appoggio al Presidente Correa, cercando di riscattare la loro democrazia dalle mani delle forze golpiste che cercavano di provocare le dimissioni formali del governo nazionale.

Sebbene gli avvenimenti siano in ancora in pieno sviluppo, e il presidente Correa continui a trovarsi sequestrato (l’articolo di Golinger è stato scritto nel corso della drammatica notte del tentativo di golpe, ndt), ci sono fattori esterni che entrano in questo tentativo di golpe, e che stanno giocando le loro carte.

POLIZIA INFILTRATA

Secondo il giornalista Jean Guy Allard, un rapporto ufficiale del Ministro della Difesa dell’Ecuador, Javier Ponce, diffuso nell’ottobre 2008, ha rivelato: “che diplomatici statunitensi erano impegnati a corrompere la polizia e le forze armate”.

Il rapporto ha affermato che “unità della polizia conservano una dipendenza economica informale dagli Stati Uniti, per il pagamento di informatori, capacità, equipaggiamento e operazioni”.

In risposta all’informativa, l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Ecuador, Heather Hodges, ha affermato “Noi lavoriamo con il governo dell’Ecuador, con i militari e con la polizia, per fini molto importanti di sicurezza”, giustificando la collaborazione. Secondo Hodges, il lavoro con le forze di sicurezza dell’Ecuador è collegato con la lotta “contro il narcotraffico”.

L’AMBASCIATRICE

L’ambasciatrice Hether Hodges era stata inviata in Ecuador dall’allora Presidente George W. Bush. In precedenza aveva operato con successo come ambasciatrice in Moldavia, paese socialista che prima faceva parte dell’Unione Sovietica. In Moldavia aveva aperto la strada ad una “rivoluzione colorata” che è arrivata, senza successo, nell’aprile 2009 contro la maggioranza del partito comunista eletta nel parlamento.

Hodges era stata a capo dell’Ufficio per gli Affari Cubani, come vicedirettrice nel 1991 di questa divisione del Dipartimento di Stato, il cui compito è promuovere la destabilizzazione a Cuba. Due anni dopo venne inviata in Nicaragua per consolidare la gestione di Violeta Chamorro, presidente scelta dagli Stati Uniti dopo la guerra sporca contro il governo Sandinista che permise la sua uscita dal potere nel 1989.

Quando Bush la inviò in Ecuador, l’intenzione era quella di preparare la destabilizzazione contro Correa, nel caso in cui il presidente ecuadoriano si fosse rifiutato di subordinarsi ai programmi di Washington. Hodges riuscì ad ottenere l’aumento degli stanziamenti di USAID e della NED per organizzazioni sociali e gruppi politici che promuovono gli interessi degli Stati Uniti, anche nel settore indigeno.

Di fronte alla rielezione del Presidente Correa nel 2009, basata sulla nuova costituzione approvata nel 2008 da una maggioranza impressionante di ecuadoriani ed ecuadoriane, l’ambasciata ha cominciato a fomentare la destabilizzazione.

USAID

Alcuni gruppi sociali progressisti hanno espresso il loro malumore contro le politiche del governo Correa. Non c’è dubbio che esistano legittime rimostranze e reclami nei confronti del suo governo. Non tutti i gruppi e le organizzazioni che sono contro la politica di Correa sono agenti imperiali. Ma è certo che al loro interno esiste un settore che riceve finanziamento e ordini per provocare situazioni di destabilizzazione nel paese, ben oltre le espressioni naturali di critica e di opposizione a un governo.

Nel 2010, il Dipartimento di Stato ha aumentato il bilancio di USAID in Ecuador a più di 38 milioni di dollari. Negli ultimi anni, la cifra totale di 5.640.000 dollari di fondi è stata investita nel lavoro di “decentramento” nel paese. Uno dei principali esecutori del programma di USAID in Ecuador è la stessa impresa che opera con la destra in Bolivia: Chemonics, Inc. Allo stesso tempo, la NED ha siglato un contratto di 125.806 dollari con il Centro per l’Impresa Privata (CIPE) per promuovere i trattati di libero commercio, la globalizzazione e l’autonomia regionale, attraverso la radio, la televisione e la stampa ecuadoriane, insieme con l’Istituto Ecuadoriano di Economia Politica.

Eva Golinger

fonte: www.lernesto.it