Mavrikos lancia il memorandum in parlamento
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Gli scontri sociali in Grecia aprono a scenari violenti. Il deputato Mavrikos spinge la protesta nel parlamento!

I marxisti-leninisti del KKE contro l'UE

Dopo tre giornate di sciopero generale che ha paralizzato la Grecia nel tenativo di impedire la svendita del paese alla Banca Centrale Europea, oggi il Parlamento greco, del tutto insensibile alle rivendicazioni dei lavoratori e degli studenti, si è riunito per votare la capitolazione del paese di fronte al diktat dell’Unione Europea. Decine di migliaia di greci hanno però reagito, assediando la sede istituzionale. Caricati dalle forze di polizia anziani, giovani, donne, operai e studenti hanno iniziato uno scontro duro, che ha lasciato molti feriti sulle strade, da fonti che arrivano da Atene ci sarebbero dei giovani la cui vita è addirittura in pericolo.

La rabbia sociale dei lavoratori e degli studenti

Anche di notte si protesta

La rabbia ha preso forma in un assalto vero e proprio al parlamento a suon di molotov, sassi, petardi e urla. In alcuni quartieri della capitale sono stati dati alle fiamme anche una decina di centri commerciali, ormai diventati inaccessibili alle fasce popolari. La classe politica socialdemocratica e di centro-destra ha ormai perso completamente la fiducia: essa ha riportato irresponsabilmente il paese in condizioni paragonabili solo a quelle che Atene ha vissuto durante gli anni bui dell’occupazione italo-tedesca, della guerra civile e della dittatura fascista negli anni ’70. Mentre migliaia di persone sono rimaste in Piazza Syntagma e premono sulle transenne davanti alla sede del Parlamento, la spianata è invasa dai lacrimogeni (fra l’altro di fabbricazione israeliana) che vengono lanciati in continuazione nel tentativo di disperdere centinaia di cosiddetti “black blok”, ma che in realtà sono spesso solo operai disperati e anziani privati dalla pensione, che però non recedono. Fra questi presunti “black blok” vi sono pure il cantautore Mikis Theodorakis e l’ex partigiano Manolis Glezos – entrambi ottantenni! – malmenati senza alcun ritegno dai poliziotti. “Stanno votando la morte della Grecia – ha detto Theodorakis una volta ripresosi dallo shok – noi abbiamo vinto contro i Nazisti, abbiamo vinto contro la dittatura fascista e vinceremo anche questa volta”, a dimostrazione che la democrazia liberale greca è ormai nient’altro che una forma di dittatura borghese da parificare per danni a quelle precedenti ormai solo apparentemente più repressive.

La crisi sta arricchendo l’élite del paese

Giovani del SISA incontrano Mavrikos

Molti manifestanti piangono: per la rabbia, per la frustrazione di non poter fare nulla per impedire lo scempio che avviene nel palazzo che ormai di democratico non ha più nulla, per quanto democraticamente eletto e per timore che le conseguenze degli scontri siano pesanti. Mese dopo mese è stato tagliato tutto ciò che era possibile tagliare, milioni di greci sono stati gettati nel baratro della disoccupazione, della precarietà, addirittura si iniziano a riscontrare fenomeni di fame. E in questo contesto, i ricchi sono sempre più ricchi e tracotanti, i loro forzieri e i loro conti in questi anni si sono ingrossati (e sono nascosti nelle banche di Lugano in Svizzera), i locali di lusso dove i rampolli della borghesia vanno a sfoggiare la loro posizione sociale dominante non hanno conosciuto crisi. E la violenza spesso senza respiro e senza anima che oggi viene rappresentata da quelli che i media chiamano per facilità e ignoranza “black blok” potrebbe diventare il terreno di conflitto di settori assai più ampi della popolazione.

PAME e KKE: due sigle fondamentali

M. Ay (Partito Comunista ticinese) e G. Mavrikos (deputato del KKE e segretario della FSM)

A organizzare il popolo in rivolta sono i vari sindacati che avevano dato appuntamento in piazza Syntagma alle 17.00 di domenica 12 febbraio proprio in concomitanza con l’inizio del dibattito parlamentare che porterà all’approvazione di quanto ordinato da banche e poteri forti europei: licenziamenti, privatizzazioni, tagli. Un vero e proprio massacro sociale, causato anche dal malgoverno socialdemocratico che ha gestito la Grecia con metodi di destra, neo-liberisti e subalterni a Bruxelles.

In prima fila sul fronte sindacale ci sono quasi esclusivamente i sindacalisti comunisti del PAME, che oltre ad essere una sigla fortemente orientata alla lotta di massa e di classe, è pure – assieme alla Centrale dei Lavoratori di Cuba (e in Svizzera del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti – SISA) una delle colonne portanti della Federazione Sindacale Mondiale (FSM/WFTU) e il cui segretario generale Giorgios Mavrikos è pure uno dei deputati del Partito Comunista Greco (KKE) che sta conducendo una impari battaglia politica all’interno del palazzo.

Mawrikos lancia il dossier "lacrime e sangue"

I fumi dei lacrimogeni è stato così fitto che sono addirittura entrati anche nell’aula dove i parlamentari sono riuniti e dove è andato in scena un alterco tra alcuni deputati dell’imponente partito marxista-leninista KKE ed esponenti del governo. I deputati comunisti avevano chiesto al presidente dell’assemblea che si votasse sulla costituzionalità o meno dei contenuti del memorandum, ma evidentemente le cose non sono andate come dovevano e Mavrikos ha scaraventato contro il ministro dell’economia il dossier dei tagli.

Inviare le reclute contro i loro fratelli

Una ventina di scioperi generali in tre anni, occupazioni, blocchi stradali, atti di disobbedienza civile non sono riusciti a fermare un processo di impoverimento – di diritti e di sovranità – che si è avvitato su sè stesso e che ha raggiunto livelli inimmaginabili fino a pochi mesi fa. La sensazione che ciò che è stato fatto finora, che le forme convenzionali di lotta non siano sufficienti, è sempre più estesa e il rischio che il tutto degeneri con il dispiegamento dell’esercito contro il proprio stesso popolo appare in tutta la sua drammaticità, perché questo significherebbe che i comunisti e i sindacalisti dovrebbero difendersi. Inviare però i militari a contenere le proteste, in una realtà come quella greca, dove esiste ancora il servzio militare obbligatorio, significherebbe spedire i soldati di leva a massacrare i loro stessi genitori e i loro fratelli lavoratori e studenti, come successo in Svizzera nel 1936.

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