La sinistra di Losone e Bellinzona chiede di vietare i cartelloni “Bala i ratt”

in Ticino e Svizzera di

La Lista della Sinistra di Losone ha avanzato un’interrogazione al Municipio, nella quale viene chiesto – tra le altre cose –  di proibire l’affissione dei manifesti “Bala i ratt” (con i quali l’UDC ha avviato la sua campagna elettorale verso le Cantonali 2011) sul territorio comunale e di fare sì che Losone si faccia promotore, contattando gli altri comuni del Cantone, della proposta di proibire l’assegnazione di mandati pubblici alle agenzie pubblicitarie che accettano di elaborare e diffondere messaggi xenofobi. Tra le altre domande anche la richiesta di una campagna di sensibilizzazione sui temi del razzismo e della xenofobia nei confronti della cittadinanza losonese.

Il primo firmatario dell’interrogazione è Mattia Tagliaferri, giovane esponente del Partito Comunista (PC), ma tra i sostenitori dell’iniziativa c’è pure il Presidente del Partito Socialista (PS) Manuele Bertoli.

Tagliaferri, da noi contattato telefonicamente, spiega così quanto fatto: “Alla luce di quanto visto negli ultimi tempi, ovvero le varie sparate razziste e xenofobe che vanno dalla campagna Bala i ratt agli scabrosi titoli del Mattino della Domenica come Rom raus: o campi di lavoro, ho pensato che si dovesse fare qualcosa, seppur nel piccolo di quello che può essere il comune di Losone: e così nascono queste domande della Lista della Sinistra”.

Negli scorsi giorni il PS  ha avanzato l’idea, dai banchi del Gran consiglio, di proibire questo tipo di iniziative razziste, e alla domanda relativa al fatto che quanto avanzato a Losone possa sembrarne la fotocopia, Tagliaferri risponde: “Non mi sembra proprio. Questa interrogazione va addirittura oltre, chiedendo di fare in modo che chi lavora alla diffusione di questi messaggi non abbia la possibilità di vedersi affidati mandati pubblici. Inoltre si tenta di uscire dal solo comune di Losone, chiedendo al Municipio di avanzare ufficialmente questa proposta anche agli altri comuni ticinesi”.

Un’iniziativa, quella proposta da Tagliaferri, che raccoglie il consenso del Partito Comunista a livello cantonale: una analoga interrogazione è stata rivolta infatti anche dai comunisti al Municipio di Bellinzona.