Nuovo “golpe” in Turchia… 30 anni più tardi!

in Europa/Internazionale di

Il 12 settembre 1980 gli USA organizzavano il golpe militare e imponevano alla Turchia un regime fascista. Tale regime, guidato dal generale Kenan Evren, elaborò la Costituzione, in seguito leggermente riformata dai governi di centro-sinistra successivi, che è rimasta in vigore fino a oggi.

Trent’anni più tardi, 12 settembre 2010, si è rivotato su una nuova carta costituente in un contesto almeno in apparenza più democratico. Eppure proprio coloro che subirono la repressione di Evren ora sono in prima fila assieme a parte della nuova élite militare, per difendere la vecchia Costituzione, giudicata “meno peggio” di quella imposta tramite il premier Erdogan da Bruxelles e Washington.

Sono 26 i cambiamenti votati dal popolo, fra cui una presunta estensione dei diritti democratici e un maggiore controllo delle autorità civili sull’esercito. In questa misura e nelle riforme della magistratura, anch’essa garante della laicità dello Stato kemalista, gli oppositori (socialdemocratici, kemalisti, militari, sindacalisti, comunisti e maoisti) vedevano un tentativo dell’AKP, il partito di ispirazione islamica e filo-europeista al potere, di modificare i rapporti di forza fra poteri. Secondo il partito al potere, invece, questa riforma sarebbe necessaria per democratizzare ulteriormente la Turchia e adeguarla agli standard richiesti per l’adesione all’Unione Europea.

La nuova Costituzione osannata dall’UE e dagli USA, nonché dai revisionisti della sinistra occidentale amica dalla sinistra “liberal” e della piccola borghesia compradora turca nonché dai separatisti di varie etnie, non estende la democrazia ma liberalizza l’economia; non aumenta le libertà (se non quella della sette religiosa del guru miliardario Fetullah Gülen che controlla le istituzioni), ma intacca il proverbiale laicismo turco, non difende l’unità nazionale garanzia di stabilità geopolitica, ma apre al processo imperialista di balcanizzazione della Repubblica e rinuncia al legame con la rivoluzione anti-colonialista del 1923.

La situazione ora si fa davvero tesa: se fosse successo solo 20 anni fa il golpe militare era assicurato e la guerra civile forse anche, oggi probabilmente vari interessi in gioco e anche la moderazione dell’esercito – nel quale peraltro si sta combattendo una lotta fra ufficiali filo-americani e ufficiali patriottici più propensi a un’apertura multipolare del Paese – si potrà evitare il peggio.

Quello che si sta denotanto è una spaccatura anche nella società civile: mentre gli operai organizzati si sono schierati per il no, il sottoproletariato agricolo è stato comprato dalla destra. A questo si aggiunge disorientamento nell’opposizione: Erdogan ha infatti fatto arrestare con l’approvazione di Bruxelles vari leader sindacali e giornalisti della sinistra patriottica con l’accusa di cospirazione.

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