L’eclisse della democrazia: Vittorio Agnoletto a Bellinzona parla del G8 di dieci anni fa

in Europa/Eventi ricreativi, culturali e artistici/Ticino e Svizzera di
Rossi, Agnoletto e Ay (Foto: Marin Mikelin)

Incontro d’eccezione alla Casa del Popolo di Bellinzona la sera del 2 agosto 2011: su invito dei comunisti ticinesi è infatti giunto dall’Italia Vittorio Agnoletto, già parlamentare europeo e nel 2001 portavoce del Genoa Social Forum. Agnoletto era in Ticino per presentare il suo ultimo libro “L’eclisse della democrazia” (Feltrinelli 2011) a un pubblico di poco meno di una quarantina di persone, perlopiù giovanissimi. L’opera di Agnoletto, scritta con la collaborazione del giornalista Lorenzo Guadagnucci, è un saggio di oltre 260 pagine che rivela le verità nascoste sul G8 svoltosi a Genova dieci anni fa con i suoi tragici epiloghi di violenza contro i manifestanti da parte delle forze dell’ordine. Presente fra i relatori anche Davide Rossi, a quel tempo sindacalista per l’Unicobas, accreditato come giornalista al G8 e autore del libro “Col cuore nei giorni di Genova” (2007) che nel suo intervento ha ricordato il clima di quei momenti e la sua testimonianza diretta delle repressioni.

Fra il pubblico, molto attento e partecipe, si sono riconosciuti anche, provenienti dalla Mesolcina, il più giovane consigliere comunale di Roveredo, Mattia Antognini, che ai tempi di Genova aveva solo 9 anni, ma anche Gianni Frizzo, leader operaio dello sciopero delle Officine ferroviarie di Bellinzona del 2008, che a Genova era presente a manifestare, e Janosch Schnider, coordinatore del sindacato studentesco SISA.

Un pubblico con molti giovani (foto: Marin Mikelin)

La serata è stata introdotta da Massimiliano Ay, attuale segretario politico del Partito Comunista Ticinese (PC), che ha contestualizzato i fatti di dieci anni prima ai molti giovani presenti: il movimento no-global di allora veniva da esperienze di critica alla globalizzazione capitalistica variegate che si erano espressi prima di Genova, a Seattle, a Göteborg, a Praga, ecc. Un movimento composito sia politicamente sia organizzativamente, che ha avuto il pregio enorme di trattare temi fondamentali con grande anticipo. Due fra tutti: la questione dell’ecosostenibilità e l’ipotesi di una tassa sulle transazioni finanziarie speculative. Aspetti, questi, che oggi sono sulla bocca di tutti, in primis di quei governanti che dieci anni fa ridicolizzavano (o criminalizzavano) il movimento. Proprio la crisi economica che stiamo vivendo in Occidente da quasi tre anni e che continua ad essere pagata dai lavoratori e dai giovani in perenne stato di precarietà era stata ampiamente prevista nei dibattiti dei social forum che si tennero in quegli anni nell’indifferenza dei media e nei timori della classe politica che non esitò – come fu il caso di Genova – a terrorizzare la popolazione utilizzando proiettili veri, gas CS vietati in guerra dalla convenzione di Ginevra, e in generale una repressione da “macelleria messicana” come era stata definita allora da alcuni giornalisti. Genova – ha ricordato Ay, che all’epoca dei fatti era da poco maggiorenne e non poté partecipare alle manifestazioni perché chiamato sotto le armi – “è stata non solo il momento d’espressione del movimento, ma è stata anche un luogo di repressione inaudita che non possiamo scordarci, anche solo per il rispetto nei confronti della memoria di un ragazzo, Carlo Giuliani, che nel tentativo di disarmare un carabiniere (peraltro di simpatie fasciste) venne brutalmente ucciso”.

Vittorio Agnoletto, impressionato dai tanti giovani presenti in sala, prima di prendere la parola ha tenuto a ringraziare il segretario del PC per il legame d’amicizia che intercorre ormai da diversi anni e per aver promosso questo primo evento di presentazione della sua opera oltre i confini italiani. L’ex-eurodeputato indipendente di Rifondazione Comunista ha saputo mantenere per tutte le due ore di conferenza l’attenzione sulle sue parole, spiegando dettagliatamente i retroscena dei fatti del luglio 2001, dall’omicidio di Piazza Alimonda al massacro della scuola Diaz, come essi si sono svolti e le difficoltà, le minacce e le pressioni che egli stesso ha dovuto subire in Italia, da apparati degli stessi organismi statali, per riuscire a indagare e a pubblicare questo libro. Agnoletto, che ha dovuto accettare una parziale scorta a tutela della sua incolumità fisica e di quella della sua famiglia, ha raccontato di intimidazioni e di incontri con agenti dei servizi segreti per evitare che sulla verità di Genova fosse fatta finalmente luce. Le responsabilità di Genova, però, non vanno solo ricercate nei fascisti dell’allora vicepremier Gianfranco Fini o dai poteri forti in mano a Silvio Berlusconi, ha spiegato l’ex-leader dei manifestanti no-global: esistono gravi colpe del centro-sinistra di Massimo D’Alema a cui, nel gioco della lottizzazione, facevano riferimenti i vertici delle forze dell’ordine che, dopo Genova, sono assurdamente pure stati promossi.

L’intervento di Gianni Frizzo

Nella discussione che è seguita alle relazioni, si sono affrontati i nodi non risolti di quell’esperienza, anche con ampie riflessioni di Gianni Frizzo sulla solidarietà fra le persone e le difficoltà per la sinistra a trasmettere determinati messaggi. Un tema sollevato dai partecipanti e dallo stesso Agnoletto è quello della “guerra fra poveri” fra lavoratori autoctoni e immigrati. Non sono poi mancante riflessioni geopolitiche sull’emergere di paesi come la Cina e le pericolosità degli Stati Uniti che, essendo in una irreversibile fase calante – ha spiegato Davide Rossi – assumono caratteri particolarmente guerrafondai e neocoloniali. Agnoletto ha poi spiegato le problematiche delle relazioni fra nord e sud del mondo, dei flussi migratori e la necessità di saper operare sul proprio territorio ma sempre coniugando ciò con una visione più ampia, internazionalista, affinché i lavoratori del Nord non siano complici dello sfruttamento dei lavoratori del Sud. Ay ha concluso la serata con una nota marxista, sottolineando alcuni elementi teorici: la differenza fra paesi del centro imperialista e della periferia subalterna, per situare il precedente ragionamento di Agnoletto; nonché il rapporto dialettico che deve esistere fra un partito come quello comunista e un movimento molto plurale come quello che si è vissuto a Genova: “dobbiamo trovare un equilibrio – ha spiegato – fra i liquidazionisti che vorrebbero sciogliere il partito nel movimento e il dogmatismo di chi pensa che il partito sia un’avanguardia di purezza che non si deve compromettere con un movimento popolare per forza di cose contraddittorio al suo interno”.