Riformatorio: inutile e controproducente

in Editoriali/Giovani e Formazione di

Con tutta sincerità ho seri dubbi circa i risultati positivi di questo tipo di strutture detentive, altresì definite con il termine di “riformatori”: insomma, nient’altro che dei carceri giovanili. Questi, a parer mio, sono concetti pericolosi e certamente riferibili ad altri tempi, soprattutto per la loro accezione intrinsecamente repressiva. Qualche anno fa anche Gabriele Gendotti, dando il proprio consenso alla realizzazione di una sorta d’Istituto scolastico speciale per ragazzi disadattati (poi abbandonato), aveva solcato lo stesso cammino, che ora viene proposto dai GLRT. Il riformatorio, tuttavia, a differenza del citato Istituto scolastico, inquadrandosi all’interno di un discorso che vede completamente coinvolta la vita del ragazzo (24 ore su 24), è portatore di un’ulteriore drasticità.

I costi non sembrano ragionevoli
In un’ottica puramente finanziaria, l’onere complessivo di questi centri peserà senza dubbio in modo importante sulle finanze cantonali. Stiamo infatti parlando di opere che sono relazionate a spese (di realizzazione e di mantenimento) senza dubbio ingenti. Diversi milioni di franchi che non sono in nessun modo rapportabili ai potenziali risultati di questi centri e che potrebbero invece essere investiti in iniziative maggiormente utili e propulsivi nel risolvere i problemi ed in questo caso nei settori della prevenzione e della riduzione del danno. Desta inoltre stupore constatare come il numero di ragazzi condannati negli ultimi anni sia veramente esiguo, infatti si può osservare come dal 2007 al 2009 siano stati internati in strutture di oltre cantone ben 8 ragazzi! In questo senso l’unica soluzione che vedo sarebbe quella di definire i criteri di detenzione di questi centri secondo parametri polivalenti e dunque proporre non solo la reclusione di minori rei di aver commesso reati gravi, ma, anche, giovani che hanno sulle spalle reati minori o che sono semplicemente disadattati. Questo fatto colmerebbe forse il problema dell’utilizzazione effettiva delle citate strutture, sarei tuttavia seriamente preoccupato circa gli esiti positivi di questo tipo di condizione, dato che penso sia necessario differenziare, in termini di “cure” e di provvedimenti, soggetti responsabili di atti non comparabili e nettamente differente fra loro.

Il riformatorio non fa che peggiorare la situazione
È triste osservare come non si sia capaci d’investire nell’educazione preventiva e il tutto assume un ulteriore carico negativo quando per risolvere i problemi causati da questa incapacità politica, vengono proposte e sostenute soluzioni repressive, come i riformatori, che in fin dei conti intendono lavorare sulla “ri-educazione”. Il potenziale ragazzo che viene sottoposto a “soluzioni” come il riformatorio viene senza dubbio intaccato dal punto di vista psicologico ed è lecito chiedersi se questa traccia negativa si possa protrarre su tutto l’arco della vita. Il problema sociale, che non oso negare, viene posticipato in termini temporali, assumendo ulteriori tratti negativi dato che non si vuole dare la priorità (politica e di riflesso finanziaria) nel risolvere la problematica dalla radice. Ritengo inoltre si debba agire mediante manovre caratterizzate dall’azione sul lungo periodo poiché solo con una visione complessiva del problema e delle sue origini, sarà possibile eliminarlo completamente. Non è peraltro certificato il miglioramento in termini di comportamento del potenziale internato, il quale, invece, potrebbe registrare un peggioramento. L’ambiente in cui il soggetto si trova a dover vivere per determinati periodi, non potrà che, dato le strette somiglianze con un centro di detenzione per adulti, essere collegato al proprio sbaglio, assottigliando dunque le possibilità da parte dell’internato di intraprendere dei miglioramenti; egli verrà consumato, nella sua giovane età, da un peso che non è in nessun modo rapportabile alla sua persona ed infine gravemente compromesso nella sua interiorità psicologica data la completa irragionevolezza di misure di detenzione similari al riformatorio per le fasce adolescenti. A dirla tutta, i riformatori, non possono sempre vantare esperienze positive negli altri cantoni. Da parte mia sarei molto cauto a proporre la realizzazione di strutture simili, poiché fintanto che si tracciano delle linee base in relazione ai criteri ed ai metodi di gestione, teoricamente non dovrebbero sorgere eccessivi elementi critici, tuttavia non escludo che il progetto, nella sua attuazione pratica, possa mutare sotto vari aspetti rispetto a quelle che erano le indicazioni degli iniziativisti. Il solo fatto che in determinati centri, i ragazzi internati, vengano sottoposti a cure caratterizzate dalla somministrazione di psicofarmaci mi sembra alquanto preoccupante e controproducente.

Il riformatorio come gattabuia per i reietti della società
Il riformatorio, a parer mio, non ha alcuna utilità poiché esso sarà l’ennesima struttura che finirà per assumersi l’onore di contenere il frutto delle imperfezioni del nostro sistema scolastico, ergendosi a struttura caratterizzata, purtroppo, dalla segregazione sociale e dalla segregazione razziale. Intendiamoci, il Canton Ticino non é sicuramente il Mississipi dei tetri anni’60, dove il razzismo contro la popolazione afro-americana era prassi quotidiana e la conseguente segregazione razziale un fenomeno diffuso. Risulta tuttavia evidente il permanere di sostanziali differenziazioni per quel che riguarda la provenienza etnica dei ragazzi che si traspone conseguentemente sul vissuto dell’individuo e quindi anche sul grado di possibilità di commettere atti criminosi. A questo disguido bisogna rispondere con misure preventive, invece che concentrarsi su soluzioni che non risolvono in nessun modo il problema ed anzi potrebbero molto probabilmente produrre effetti nocivi su coloro a cui venissero applicate. Non mi stupirei affatto, collegandomi a quanto detto sopra, se in questo tipo di strutture venissero internati per la maggior parte ragazzi di origine straniera e nemmeno del fatto che questa situazione sarebbe sfruttata senza alcun indugio dalla destra per imbastire ed avvalorare i propri discorsi xenofobi.

Investiamo nella scuola per combattere la criminalità giovanile
Oggigiorno, all’interno degli istituti scolastici, assistiamo ad un processo di selezione che penalizza i ragazzi provenienti dalle classi sociali meno abbienti. Nell’odierna società Occidentale le differenze di classe esistono ed in concomitanza con il fenomeno dell’immigrazione, esse, per molti versi, si vanno a sovrapporre ad una condizione economica poco ottimale da parte dei nuclei famigliari di origine straniera: notiamo infatti come spesso l’origine etnica è legata a filo doppio con l’origine sociale. Possedere un bagaglio culturale differente rispetto agli studenti autoctoni costituisce una questione che se non viene trattata con i dovuti riguardi (docenti preparati e dovutamente formati) può essere all’origine di varie problematiche che andranno ad intaccare lo status psicologico di un ragazzo che si trova in una fascia d’età cruciale per quello che sarà poi il suo futuro. Il programma scolastico contiene inoltre vari elementi di partenza che non sono in sé discriminatori, ma che assumono questi tratti quando non tutti gli allievi ne possono disporre. Si pensi per esempio a quanto sia importante e fondamentale per un individuo che si sta formando, disporre di un giornale oppure di una piccola biblioteca tra le mura famigliari, avere dietro di sé una famiglia che può vantare un’istruzione appropriata per seguire assieme al proprio figlio il programma scolastico. Da non sottovalutare è inoltre l’aumentare dei costi lungo tutto l’iter scolastico, che molto spesso non viene affiancato da una concreta ed auspicabile politica sussidiaria da parte degli enti governativi, i quali, continuano ad usufruire del settore scolastico come un ambito in cui procedere a indecorosi tagli utili a restituire un roseo bilancio complessivo. La problematica non avrebbe nessun legame logico con la criminalità giovanile (e dunque con i riformatori) se si attenesse al fatto che il percorso degli studi superiori ed in seguito universitari non è solitamente perseguito da ragazzi provenienti da famiglie appartenenti ad una fascia sociale medio-bassa. Vi sono tuttavia altre e maggiormente pericolose circostanze negative. Un allievo disadattato che non viene seguito con le dovute attenzioni può porre le basi per il manifestarsi di un ostico e sicuramente negativo processo di esclusione, in primo luogo dal mondo scolastico e, successivamente, anche a livello di comunità in generale, che se non viene impedito nelle prime fasi, può far conseguire importanti risultati negativi. Il ragazzo avrà in questo senso seri problemi nel relazionarsi con il resto della società e l’orizzonte della criminalità giovanile e del riformatorio, a questo punto, non è poi così distante. Un giovane che non vede le proprie aspettative o le inquadra come un panorama di incertezze e di punti interrogativi, non sarà certamente motivato ad impegnarsi per la società che lo ha emarginato. Studi realizzati negli anni scorsi (Mauro Donati, 1999) hanno avvalorato il sopraccitato tipo di tesi, dimostrando come, per esempio, vi sia una forte selezione sociale verso i ragazzi di origine straniera al termine della quarta media. A pesare in questi casi sono le condizioni di una famiglia che non riesce, comprensibilmente e logicamente, a fornire al proprio figlio gli stessi elementi che una normale famiglia di classe medio-alta è in grado di apportare. La conformazione scolastica odierna non ha le possibilità per colmare il disavanzo che sussiste fra i due citati tipi di famiglia. Del resto, osservando le decisioni dei gestori del sistema scolastico, non sembra vi sia la volontà d’invertire la rotta. Sarebbe interessante che fossero fornite maggiori risorse alle scuole e conseguentemente create apposite figure professionali che si occupino dei casi particolari e problematici oppure semplicemente altri docenti d’appoggio, i quali non starebbero di certo a guardare il soffitto, ma costituirebbero un supporto concreto e vitale. Auspicabile l’ampliamento in termini orari del servizio scolastico (una sorta di dopo scuola), dove i ragazzi con delle difficoltà a scuola potranno essere seguiti nello studio e nella realizzazione dei compiti: un momento utile per stare assieme, dove aver la possibilità di realizzare fondamentali rapporti sociali, invece che bighellonare per i vicoli delle città.

Un timore che pesa
Comprensibile è inoltre il consenso della maggior parte dell’opinione pubblica, la quale, soprattutto in questi periodi di crisi sociale, avendo indirettamente il timore di perdere quel benessere e quella tranquillità che gli sono insostenibilmente connaturati da troppo tempo, è incline a richiedere ed ad accettare contenuti politici caratterizzati da elementi quali ordine e disciplina. La società, in questi particolari periodi, secondo un istinto di auto-conservazione, si richiude a guscio su sé stessa, diventando meno lungimirante, serbando uno spirito inquieto e cercando disperatamente dei capri espiatori. Ecco dunque che il riformatorio ci appare come la panacea a tutti i mali, la soluzione più appropriata per risolvere la situazione della criminalità giovanile e, del resto, anche di molte altre problematiche.

E non dimentichiamo la grave situazione economica
La società occidentale si trova nel bel mezzo di una crisi economica strutturale del sistema capitalista, dove il manifestarsi di una crisi a livello finanziario è la diretta e logica conseguenza di una antecedente ed ancora attuale crisi di sovrapproduzione legata all’economia reale. Il disagio sociale è all’ordine del giorno e guardando nitidamente al contesto attuale (riduzioni prestazioni sociali, licenziamenti in molti paesi europei e disoccupazione giovanile) esso non potrà che essere crescente. È immaginabile, stando allo stretto legame che sussiste tra il tasso di criminalità da una parte e la situazione economica dall’altra, una cornice di eventi caratterizzata dall’incremento di atti criminosi, in cui a pagare saranno le fasce maggiormente deboli della popolazione, tra cui anche molti giovani in difficoltà; unitamente ad un potenziale irrigidimento della società, che porrà le basi per la creazione di provvedimenti e manovre liberticide. Le persone che provengono da un settore socio-economico sfavorito avrebbero bisogno di un sostegno concreto (altro che pacche sulle spalle!), soprattutto in un momento come questo, invece di essere sbattuti in centri di detenzione.

Aris Della Fontana, di formazione storico, è direttore della rivista marxista #PoliticaNuova. E' stato coordinatore della Gioventù Comunista della Svizzera Italiana e dal 2012 è consigliere comunale a Pollegio (TI).