Qualche riflessione su Lünen

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È fondamentale rendersi conto che la riduzione, in termini di fabbisogno, della dipendenza dalle energie fossili ed in generale non sostenibili per l’ambiente, é un obiettivo che non può essere affidato alle prossime generazioni, bensì deve concernere l’attualità, deve essere un tema all’ordine del giorno, prioritario, nostro.

L’iniziativa “Per un AET senza carbone” va in questa direzione poiché rifiuta coscientemente un progetto, il massiccio ed esteso investimento infrastrutturale operato nella centrale di Lünen (con una quota di partecipazione del 15%), che non ha nelle sue fondamenta alcun segnale che possa indicarci un’uscita rapida e sincera dal rapporto di dipendenza che ci lega ad un’energia fossile ottenuta dalla lavorazione del carbone (fortemente inquinante anche se trattata con le più moderne tecnologie). Del resto, non è un caso che diverse associazioni ambientaliste tedesche si siano mobilitate per cercare di bloccarne la costruzione. Sarebbe peraltro sufficiente fare riferimento alla durata dell’investimento in questione, che si attesta addirittura al 2035, per un valore complessivo ignoto e certamente ingente, per comprendere quanto non vi sia oggettivamente alcuna reale intenzione di rimuovere in modo deciso e compatto il sopracitato legame .

L’AET dimostra di non avere alcuna visione sul lungo periodo. Perdurare con gli investimenti in carbone, con un tale impegno economico, per più di 20 anni, significa non tenere conto dal logico e naturale potenziamento delle energie rinnovabili che s’imporrà in un prossimo futuro: i segnali ci giungono da tutta Europa, basta crederci ed investire quanto è necessario. Ci stiamo incatenando ad un progetto che per forza di cose è destinato a degradarsi, a non soddisfare le aspettative. Tanto più che nella regione in cui avrebbe luogo questa centrale a carbone, l’amministrazione locale, ha dato evidenti segnali politici in favore della promozione attiva delle energie sostenibili e dunque, questa struttura, s’inserirà in un contesto sfavorevole per l’ulteriore sperimentazione delle energie fossili. Vi è peraltro in ballo un forte rincaro dei certificati d’emissione del CO2 che andrà a compromettere la redditività dell’investimento.

L’AET deve avere un indirizzo chiaro per quanto riguarda le politiche energetiche e mostrare fin da subito maggiore attenzione, con azioni e provvedimenti concreti atti a promuovere la ricerca, all’incremento di produttività nel campo delle rinnovabili. Dal canto suo, il carbone é logicamente destinato, nei prossimi anni, ad essere gradualmente abbandonato.

Il contentino del “fondo per il finanziamento delle energie rinnovabili” è una solenne presa per i fondelli e ciò non stupisce poiché a proporlo sono coloro che, fino a quando la questione della necessità di promuovere tali energie non era nota  all’opinione pubblica, non hanno promosso in nessun modo il dibattito e la conseguente sperimentazione, respingendo le differenti proposte che andavano concretamente a sostenerne e ad incentivarne la produzione. Un fondo dunque, che poteva essere realizzato con molto anticipo, invece che, con un tempismo che lascia basiti, al momento in cui vi é la necessità di mostrare alla popolazione una fantomatica sensibilità ambientale. Un contributo economico che, del resto, è pure evidentemente troppo limitato per avere un effetto propulsivo all’interno del Piano energetico cantonale.

Mi preme peraltro sottolineare come noi non si voglia proporre in alcun modo un’uscita dalla dipendenza dalla energie fossili a vantaggio di un pieno affidamento alle rinnovabili dall’oggi al domani, bensì pensiamo sia prioritario velocizzare il più possibile i tempi di questa (necessaria) transizione ed in tal senso l’iniziativa in questione obbliga, per forza di cose, ad indirizzare diversamente la politica energetica cantonale. Citando l’esempio della vicina penisola, faccio notare come in questo paese sono presenti una serie di impianti fotovoltaici in grado di produrre quanto una centrale nucleare. Ciò avrebbe anche i sui effetti positivi sull’economia cantonale dato che si creerebbero molti nuovi posti di lavoro (nel Canton Berna si è registrato un aumento di 1000 effettivi in 5 anni nel settore del solare).

Unitamente alla richiesta di un’impostazione energetica differente, si propone anche una maggiore attenzione al risparmio energetico ed in generale alla riduzione dei consumi. Non a caso, alcuni esperti dal Politecnico di Zurigo hanno calcolato che, con le attuali tecnologie di cui disponiamo, si potrebbe ridurre il tasso dei consumi del 40% senza evidenti peggioramenti in rapporto alle nostre abitudini.

Aris Della Fontana

Coordinatore Cantonale Gioventù Comunista (GC),

Sezione Giovanile del Partito Comunista (PC).

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Aris Della Fontana, di formazione storico, è stato coordinatore della Gioventù Comunista della Svizzera Italiana e dal 2012 è consigliere comunale a Pollegio (TI). Ha diretto la rivista marxista #PoliticaNuova.